Parole della domenica, Ferragosto in tono basso ma all’insegna di rose e gentilezza. Lontani i tempi del tutto esaurito negli stabilimenti termali e negli alberghi
Ieri si è celebrata la festa di Ferragosto che un tempo rappresentava per Montecatini l’inizio del top della stagione turistico termale. I tempi sono cambiati: al Tettuccio poche decine di persone, anche se quasi tutti i presenti con il bicchiere dell’acqua termale in mano, la gentilezza delle signore degli Angeli del Bello, che hanno rinnovato la tradizione della distribuzione delle rose alle turiste, presente anche il sindaco Del Rosso.
“Ferragosto – affermano gli Angeli – è il Natale estivo di Montecatini Terme e noi abbiamo preso da anni il testimone del dono della rosa, omaggio floreale un tempo offerto dalle Terme. Abbiamo distribuito decine e decine di rose, Alex e Mattia hanno riservato una piccola splendida sorpresa musicale e anche Il Caffè storico Tettuccio non è stato da meno in quanto a sorprese. La tradizione è stata suggellata dalla presenza delle istituzioni: si ringraziano il sindaco Claudio Del Rosso, l’assessore Marco Silvestri, il sottosegretario della Regione Toscana Bernard Dika, la direttrice Ulepe di Pistoia Cristina Selmi. Il Prefetto dottor Angelo Gallo Carrabba ha inviato un messaggio di auguri”.
Gentilezza e accoglienza devono rimanere i nostri fiori all’occhiello. Un tempo Montecatini era celebrata proprio per la sua “arte dell’accoglienza” negli alberghi, negli stabilimenti termali, nei negozi e nei molti locali. Uno stile che è rimasto nonostante anni di crisi e di difficoltà.
Questo è un altro anno interlocutorio in attesa di tempi migliori che – si spera – dovrebbero essere sempre più vicini.
Gli albergatori hanno commentato con realismo di trovarsi di fronte ad un Ferragosto con prenotazioni in ribasso, tempi ben lontani dagli anni d’oro quando negli stabilimenti termali si registravano migliaia di persone con un fiume di turisti in entrata e in uscita. E gli alberghi facevano sempre il tutto esaurito.
La speranza è che questo sia l’ultimo Ferragosto in tono ridotto e che dal prossimo anno si possa parlare di svolta.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(Mauro Lubrani)
Addio al campione Livio Berruti

Alle Olimpiadi di Roma del 1960 uno studente di Chimica di 21 anni sfidò e sconfisse i fortissimi americani nella gara dei 200 metri. Livio Berruti, che correva con degli insoliti occhiali da sole, fece risuonare l’inno di Mameli allo stadio Olimpico con una prestazione mostruosa. Col tempo di 20″5 eguagliò il primato del mondo sia in semifinale che in finale.
Oggi Livio ci lascia a 87 anni, con una cartella piena di pagine di storia dello sport, scritte da uno dei più grandi atleti azzurri di sempre.
Buon viaggio, campione!
Gli eroi dello Sport – post su Facebook del 9 agosto 2026
Riparare un giocattolo è un atto rivoluzionario.

Se un oggetto si rompe la soluzione automatica è ricomprarlo su Amazon cinque minuti dopo, giusto? Nessuna riparazione, l’approccio è fuori moda. C’è però qualche forma di resistenza.
Un’umanità silenziosa si oppone alla rottamazione dei sentimenti. È la rete di chi ripara i giocattoli: associazioni di pensionati, laboratori di ex artigiani e storiche botteghe rionali che dedicano il proprio tempo a rimettere a nuovo vecchi peluche sventrati, trenini di legno scheggiati o bambole ferite dal tempo. Guido Pacelli, alias l’aggiusta-giocattoli, opera a Roma per la rete Salvamamme; sempre a Roma, come a Napoli, ci sono gli Ospedali delle Bambole. Luoghi magici e tenaci, dove i giocattoli”, dove i pupazzi vengono ricoverati e dimessi con un vero referto medico per la convalescenza. La scrittrice Laura Imai Messina ha dedicato a questo mondo un libro, raccontando il sistema degli oltre 400 centri di assistenza.
Ma la vera guarigione non riguarda la plastica o la stoffa. Questi artigiani della pazienza insegnano ai bambini, e ricordano agli adulti, che le cose a cui vogliamo bene non si buttano via quando smettono di funzionare o si usurano. Si curano, si rammendano, si attendono. O almeno ci si prova! Il mercato ci ha educati a sostituire anziché riparare, anestetizzando, anzi, narcotizzando la nostra capacità di prenderci cura di ciò che è fragile. Questa falegnameria dell’anima ci dice invece che l’affetto richiede manutenzione.
Rimettere in piedi un vecchio orsetto è un atto di ribellione ecologica ed emotiva: il valore di un gesto del genere sta nella quantità di vita che ha saputo custodire.
Fabrizio Brancoli – post su Facebook del 13 agosto 2026
Viviamo più a lungo, ma peggiora la qualità della vita

Cresce l’aspettativa di vita nel mondo, ma non di una vita in buone condizioni di salute. Secondo un nuovo studio del Global Burden of Disease (GBD) pubblicato su Lancet, le persone in tutto il mondo vivono più a lungo che mai, ma trascorrono una parte maggiore di questi anni aggiuntivi con patologie invalidanti. Il proposito perseguito dalla medicina e dalla ricerca, e cioè aggiungere vita agli anni e non solo anni alla vita, è ancora lontano dall’essere raggiunto.
Tra il 1990 e il 2023, l’aspettativa di vita globale alla nascita è aumentata da 64,6 anni a 73,8 anni, mentre l’aspettativa di vita in buona salute è passata da 55,9 anni a 63,1 anni. E se è vero che tra il 1990 e il 2000 la quantità di anni in salute è corrisposta con il guadagno di vita totale, dall’inizio del secolo le cose hanno subito un’inversione di tendenza. E negli ultimi tre anni presi in considerazione dallo studio (dal 2020 al 2023), mentre la speranza di vita è aumentata di quasi un anno, quella di vita in salute è leggermente peggiorata. I progressi in termini di sopravvivenza hanno costantemente superato quelli fatti in termini di anni di vita in buona salute, con la conseguenza che le persone trascorrono più anni della loro esistenza convivendo con malattie croniche e disabilità di varia natura.
Gabriele De Palma – SkyTG24 del 26 luglio 2026
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