Parole della domenica, Montecatini torna ad essere una città fiorita, ma la gente chiede anche un piano urgente per nuovi alberi
Tanti anni fa, l’allora ministro Oscar Luigi Scalfaro, che ogni anno frequentava Montecatini per cure termali e soggiornava al Grand Hotel Croce di Malta (leggi l’articolo), dichiarò che non sarebbe più venuto in vacanza, pur con dispiacere, perché le aiuole della città non erano fiorite e curate come un tempo.
Oggi l’amministrazione Del Rosso sta dando un nuovo impulso alla riqualificazione del verde cittadino: rotonde e aiuole stanno tornando a nuova vita. L’ultimo intervento – dopo la bella fioritura di piazza del Popolo – riguarda piazzale Italia, la porta d’ingresso della città, simbolo dell’accoglienza e dell’identità di Montecatini Terme. Qui è prevista una nuova piantumazione floreale, sul modello di quanto già realizzato in piazza del Popolo.
Ha dichiarato il sindaco Del Rosso: “Siamo consapevoli dell’impegno necessario: anni di incuria, con impianti di irrigazione mai riparati e lasciati al degrado, richiedono interventi importanti. Ma la volontà è chiara: restituire decoro, bellezza e dignità ai nostri spazi pubblici”.
Montecatini Terme, dunque, torna ad essere costellata da belle fioriture, ma al tempo stesso c’è chi ricorda che in questi ultimi tempi tanti alberi sono stati tagliati nel parco e nelle strade. L’invito è quello di prevedere un piano urgente di piantumazione di alberi – la vicina Pieve a Nievole ne ha annunciati almeno duecento – che rilasciano ossigeno, riparano e fanno fresco. Un piano di investimento nel verde. Tutto il mondo li sta piantando e molte amministrazione stanno togliendo il cemento per fare giardini e piantare grandi alberi.
Montecatini, che è stata all’avanguardia per il verde tanto da essere definita “città giardino”, ci pensi.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(Mauro Lubrani)
Don Mazzi, il sacerdote che salvava i giovani

Il telefono ha continuato a squillare fino alla fine, nella storica sede di Exodus al Parco Lambro di Milano, sotto le grandi travi di legno intrecciate sul soffitto. Lì, nel luogo che per decenni è stato una delle frontiere del disagio giovanile italiano, don Antonio Mazzi s’è spento poco fa all’età di 97 anni, circondato dalla sua grande famiglia. Non ci arrivavano quasi più i ragazzi dell’eroina, quelli che negli anni Ottanta la dipendenza e la strada consumavano nell’impotenza generale e che – solo, insieme agli altri “preti di frontiera” che in quegli anni sceglievano la prima linea delle periferie umane e geografiche del nostro Paese – il sacerdote veronese raccoglieva e provava a salvare. A chiedere aiuto per figli fragili come cristalli, scavati dal disagio mentale, dall’anoressia, dal male di vivere, dalle dipendenze da azzardo e social network, c’erano i banchieri, i politici, le madri disperate, le famiglie smarrite. Lui, il don, li ascoltava tutti dalla sua grande scrivania e continuava a fare ciò che aveva fatto per tutta la vita: incontrare le persone prima ancora che i loro problemi.
Viviana Daloiso – Avvenire, 1 agosto 2026
Il cervello invecchia di più per problemi economici

Il cervello invecchia più in fretta quando si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, probabilmente a causa dell’infiammazione causata dallo stress cronico dovuto alle persistenti difficoltà economiche.
E’ quanto emerge dallo studio condotto su oltre 2.700 persone nel Regno Unito dai ricercatori dell’University College di Londra. I risultati sono pubblicati sulla rivista Innovation in Aging.
Lo studio dimostra che le persone con difficoltà economiche persistentio un basso reddito nella prima età adulta e nella mezza età ottengono risultati peggiori nei test cognitivi fatti a 53 anni. Esaminando un sottogruppo di persone sottoposte a risonanza magnetica cerebrale, i ricercatori hanno osservato che un basso reddito persistente si associa a una salute cerebrale peggiore (inclusa una maggiore atrofia del cervello) in età avanzata (dai 69 ai 71 anni). Questi legami si confermano anche dopo aver tenuto conto di fattori che potrebbero falsare i risultati, come le capacità cognitive nell’infanzia, il livello di istruzione e le condizioni di svantaggio socioeconomico durante l’infanzia.
L’associazione tra difficoltà finanziarie e una peggiore salute cerebrale in età avanzata risulta più forte negli uomini, nelle persone che hanno vissuto un’infanzia difficile e in coloro che presentano una variante del gene APOE associata a un maggiore rischio di Alzheimer.
Agenzia Ansa – 31 luglio 2026
Ennio (98 anni) regala i libri di una vita

Classe 1928, Ennio ha attraversato il fascismo, la guerra, l’occupazione tedesca, la liberazione americana. “Noi abbiamo avuto una generazione di lotta”, racconta. Ricorda il referendum del ’46: “Avevo 18 anni. Il mio primo voto. Un entusiasmo incredibile”. Poi gli anni di piombo, che cita senza enfasi: “Siamo stati tante cose, anche i ribelli del ’70…”. La sua voce non giudica: osserva.
Alla sua età Ennio ha deciso che i suoi libri devono trovare nuove mani. Li regala uno a uno, con la calma di chi ha capito che il tempo non è più una risorsa da amministrare, sta per finire: “Non credo di campare ancora molto, e siccome nessuno li ha voluti in eredità, è meglio che io da vivo li distribuisca”, dice mentre sfoglia un volume di mistica ebraica. “Ci sono situazioni personali per cui quando io finisco, finisce tutto intorno a me”. C’è un gesto silenzioso in chi decide di sistemare le proprie cose prima di morire. Non è solo liberarsi di oggetti: è fare ordine nella propria vita, dare una destinazione a ciò che ha avuto valore, evitare che siano altri a dover decidere in fretta o controvoglia. Anche la morte ha la sua economia e regalare i libri, anche a sconosciuti, significa riconoscere che le storie continuano anche senza chi le ha custodite. “Li ho letti, li ho apprezzati – commenta – ma non mi dispiace liberarmene”. È un ultimo atto di responsabilità e, in fondo, di generosità: trasformare un’eredità materiale in un passaggio di testimone. Su almeno tre tavoli diversi, in casa, ci sono titoli e autori totalmente differenti; Ennio era un divoratore di pagine.
Ps: Per chiunque fosse interessato ai libri e alla storia di Ennio: ennio.lorenzini@gmail.com
Francesca Baraghini – SkyTg24 del 22 luglio 2026
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