Parole della domenica, si avvicina l’estate della speranza per un concreto rilancio del turismo di Montecatini
Quella che si approssima sarà una estate di grandi speranze per il turismo montecatinese. A partire – salvo ulteriori imprevisti da scongiurare – dall’attesa asta dei beni termali che dovrebbero trovare l’auspicato affidamento nelle mani dell’imprenditore Cardini, di Regione, Fondazione Caripit e Comune. Poi, ci sarà sicuramente l’inizio del Dmo, che dovrebbe mettere il nostro turismo sulla strada di un auspicato rilancio con strategie che guardino alle ricchezze di Montecatini e dell’intera Valdinievole.
A tutto questo si aggiunga un maggiore decoro e sicurezza, dovuto anche alla conferma della Zona Rossa, e, infine, a numerosi eventi che sono stati programmati e alcuni già annunciati.
Insomma, tanta carne al fuoco e la speranza di un concreto rilancio diventa certezza. Buon lavoro…
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(Mauro Lubrani)
La lezione di Alex

Prima di tutto, la sua voce. «Chissà se sarò riuscito a spiegare per bene le cose a mio figlio. Tutto il mondo mi ascolta, ma io vorrei che mi capisse lui». L’ultima telefonata, per la solita intervista che solita non era mai. Quell’accento. Sembrava di vedergli gli occhi ridere, anche se lui parlava da chissà dove. Ma certo che tuo figlio ti ascolta, Alex, tutti ti ascoltiamo. Fortunato quel figlio e fortunati noi. «Ma io non sono un guru, non sono Padre Pio, non sono Pippo Baudo, io sono proprio il più normale anche se stampano magliette con quello che dico, ma si può?».
Raccontava Alex Zanardi, scomparso ieri, primo maggio (lo stesso giorno in cui morì Ayrton Senna), all’età di 59 anni, di quando, dopo un oro olimpico, gli lampeggiava il cellulare ed era un numero sconosciuto, lui ancora sulla navetta carico di emozione e sfinitezza, ma che barba, chissà chi è, non rispondo. E poi, sceso dal piccolo bus, uno del Coni che gli si avvicina e gli fa: «Alex, ma vuoi rispondere che c’è il presidente della Repubblica?». Lo raccontava ridendo, strizzando quegli occhi a fessura che sprizzavano la gioia della vita così com’è, non come vorremmo che fosse. «Due presidenti mi hanno premiato, Napolitano e Mattarella, facendo discorsi molto simili e io lì ad ascoltare, pensando: incredibile, ho fregato pure loro».
Dissacrante, esattissimo e un po’ scanzonato, disponibile sempre. Il suo cellulare e quello della moglie, una catena che si componeva ovunque, e alla fine le sue parole per raccontare a tutti noi, poveri fragili pigmei di questo mondo, come si guarda negli occhi il dolore, come gli si ride in faccia ma non per prenderlo in giro, anzi per giocarci come con un amico: perché il dolore è un bene prezioso, a volte una benedizione. Però, guai esagerare con la retorica, guai santificarlo: perché il dolore alla fine è un bastardo.
Maurizio Crosetti – Anteprima Repubblica, 2 maggio 2026
Due motivi di gratitudine per Giovannino

Nei confronti di Giovannino Guareschi ho due motivi di gratitudine.i. Il primo risale a quando trovai in un armadio del collegio dove studiavo, a Salerno, la collezione di Candido. Avrò avuto una quindicina di anni e sognavo di fare il giornalista . Leggere Candido contribuì alla mia formazione, ad uscire dagli stereotipi di un’informazione già allora ingessata,, a scoprire il gusto di battaglie di minoranza Soprattutto ad apprezzare la straordinaria penna e la testarda coerenza di Guareschi, non solo in politica . Del resto cos’-altro c’era da aspettarsi da un uomi finito nei campi di internamento nazisti perché non volle abiurare al giuramento dato E dai rigori e le privazioni del campo scrisse : non muoio nemmeno se mi ammazzano.
Quando nei primi mesi del 1968, si parlò della rinascita del Candido pensai che era arrivato il.mimento di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Ma in estate Giovannino se ne andò improvvisamente. Un grande dolore.. Ricordo l’articolo che scrisse sui funerali quel gran giornalista e gran signore che rispondeva a Enzo Tortora. C’era poca gente al cimitero e meno che mai politici e uomini di cultura e del cinema . Guareschi volle sulla bara la sua bandiera con lo scudo sabaudo.. Tortora scrisse che quella on era la sua bandiera, ma non lo era nemmeno quella degli assenti per oavidita o ‘ poca memoria che defini: ” bianca, rossa e verne’.
Cominciaii a scrivere per Candido anche se mi accorsi presto che era un’altro giornale rispetto a quello che avevo sognatio e soprattutto a quello di Guareschi.
Ecco il secondo motivoi di gratitudine. Nell’autunno del 1969 vengo assegnato a a Trieste alla compagnia comando della gloriosa Brigata Sassari. Il capitano comandante legge i miei documenti e mi chiede; ma tu sei quel Vanni che scrive su Candido? -Chi se lo sarebbe mai aspettato? AnnuiiI..Allora mi dice. tu rimani qui in Fureria ma c,’è un problema, deve dormirci la notte.Guardai la bella stufa a legn, pensai alle gelide camerate della ex caserma austroungarica che ci ospitava, pensai alla bora e risposi: agli ordini signor capitano.
Pierandrea Vanni (giornalista)- Post su Facebook del 3 maggio 2026
Grazia, il principio di una persona che può cambiare

Parliamo ora di un altro dossier che ha tenuto banco questa settimana: la grazia concessa a Nicole Minetti e messa in discussione da una inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. La procura generale di Milano non esclude una revisione del suo parere favorevole, comunicato al ministero della Giustizia e poi arrivato al Quirinale, e la contemporanea apertura di un’indagine a carico dell’imputata. In tutta questa intricata vicenda che ha a che fare con un’adozione, patrimoni miliardari e affari non troppo limpidi, stupisce che proprio da settori che si battono per l’indipendenza della magistratura dal potere politico venga ora un attacco violento al Colle per non aver respinto una documentata istanza pervenuta dai magistrati, “rei” evidentemente di aver considerato possibile il cambiamento di una persona nell’immaginario collettivo legata in modo indissolubile al “padre” della mancata riforma della Giustizia, cioè Silvio Berlusconi. Aspettando con fiducia l’esito degli approfondimenti, scrive il nostro Angelo Picariello, sarebbe sbagliatissimo però demolire il principio – umano, cristiano e costituzionale – che una persona possa cambiare, in omaggio alla finalità rieducativa della pena, da tenere sempre, in un Paese civile, dentro un principio di umanità. Principio su cui si fonda anche la grazia, che la Carta costituzionale indica fra le prerogative del capo dello Stato.
Avvenire – 2 maggio 2026Leggi “Le parole della domenica” 311
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