Parole della domenica, attesa per la vendita dei beni termali, ma per gli immobili strategici si slitta verso la fine dell’estate
Quello che doveva avvenire a primavera forse lo avremo a fine estate-primi di autunno. Non c’è tanto da attendere, ma è giusta l’impazienza per chi aspetta da anni una soluzione sul futuro delle nostre Terme. Dopo il recente via libera concesso dalla Soprintendenza, sono stati pubblicati i primi bandi di vendita relativi a una serie di beni immobili di proprietà termale. Si tratta di beni minori, non ci sono quelli che decideranno il futuro delle nostre Terme.
Troviamo in vendita un fabbricato a uso commerciale situato in via Pietro Grocco per un’offerta minima di 39mila euro, le ex latrine della Fortuna con base d’asta di 42mila euro. Per entrambe le operazioni, la data fissata per lo svolgimento delle aste è il prossimo 22 settembre.
Successivamente si dovrebbe passare alla vendita del patrimonio monumentale delle Terme, cioè degli immobili strategici come Tettuccio, Regina, Excelsior, Salute e Leopoldine e Redi, poi ancora Tamerici e Torretta che avrebbero già i loro possibili acquirenti in Regione, Fondazione Caripit, Comune e l’imprenditore Cardini.
Montecatini attende con il fiato sospeso nella speranza che non ci siano altri intoppi…
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(Mauro Lubrani)
Nel frastuono del mondo, il vero lusso è il silenzio.

I report sulle tendenze turistiche di questa estate fotografano un boom di prenotazioni per mete remote (dall’Artico alla Route 66) che offrono un pacchetto preciso: zero connessione, isolamento acustico. La gente paga cifre astronomiche non per avere dei servizi, ma per comprare l’assenza di stimoli.
Siccome ormai non sei nessuno, se non ti occupi di qualcosa che abbia una definizione inglese, diciamo subito che il fenomeno ha preso il nome di quietcation. Da tempo ha abbandonato lo status della bizzarria per trasformarsi in un segmento di mercato strutturato. Chi resta ancorato all’idea di un lusso simboleggiato da megaschermi e idromassaggi, si rassegni: oggi la vera opulenza coincide con la totale sottrazione di input sensoriali.
L’industria si è adeguata con cataloghi dedicati. Ci sono le cabine nei boschi, dove lo smartphone viene chiuso in una cassaforte sigillata, preso in ostaggio a fin di bene. In Scandinavia si vendono camere con isolamento acustico totale e letti tarati sui ritmi circadiani per ottimizzare il sonno. Negli Usa predispongono itinerari nel deserto su auto elettriche silenziosissime, che evitano i motel per guidare i turisti in mete isolate.
I dati indicano che oltre il 50% dei viaggiatori sceglie queste opzioni per un motivo preciso: l’esasperazione da schermo. La saturazione digitale ha ridotto la nostra attenzione a un campo di battaglia. Pagare migliaia di euro per farsi sequestrare il telefono non è un paradosso, ma un meccanismo di difesa. Compriamo il silenzio perché non sappiamo più produrlo da soli.
Fabrizio Brancoli – post su Facebook del 24 luglio 2026
I giovani faranno l’Erasmus sulla Luna

A cinquantasette anni dallo sbarco sulla Luna, la missione Artemis II ha riportato il genere umano attorno al nostro satellite. Ma quali prospettive apre il programma della NASA? “Diventeremo tutti più umani” afferma Tommaso Ghidini (nella foto), che guida il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e il Dipartimento di Qualità dell’Agenzia spaziale Europea. “E forse un giorno i nostri figli faranno l’Erasmus sulla Luna”.
Che cosa significa per la nostra specie lasciare il pianeta Terra?
Questa secondo me è una domanda che va al di là dell’aspetto puramente ingegneristico, scientifico o tecnologico. È una domanda filosofica. C’è una bellissima definizione che ha dato John Fitzgerald Kennedy presentando per la prima volta la più ambiziosa missione di tutti i tempi: lasciare il nostro pianeta per andare sulla Luna e ritornare sani e salvi sulla Terra. Ebbene, lui ha detto: noi andiamo sulla luna perché sta lì, perché siamo esploratori, perché abbiamo le capacità per andarci. Siamo l’unica specie che ha saputo costruirsi, grazie al nostro coraggio, grazie alla nostra visionarietà, alla nostra intelligenza, alla nostra organizzazione, la tecnologia per arrivarci e quindi ci andiamo. È la stessa spinta che ha mosso Cristoforo Colombo a intraprendere un viaggio senza precedenti e inimmaginabile a quei tempi, e per me si tratta di una motivazione umanistica.
Che cosa rappresenta la missione Artemis II nell’ambito del programma per il ritorno sulla Luna?Artemis II è una missione importantissima per il ritorno alla Luna, prima di tutto ha testato il volo più distante dal nostro pianeta di esseri umani. Abbiamo raggiunto il punto più distante mai raggiunto nella storia dell’astronautica e nella storia dell’umanità. In quel volo abbiamo anche testato tutti gli strumenti di bordo, le sensazioni degli astronauti, le comunicazioni e le non comunicazioni, perché c’è stata una fase in cui erano dietro alla Luna senza possibilità di comunicare; per la prima volta poi abbiamo testato un ritorno ad altissima velocità verso la Terra. Quindi, possiamo dire che Artemis II, oltre che un test per il ritorno sulla Luna, è stata anche un’opportunità straordinaria per le future missioni per Marte, in particolare proprio per sperimentare questo tipo di rientro. Ma c’è un altro aspetto di Artemis II che secondo me è molto importante menzionare: c’era una donna a bordo, per la prima volta una donna ha partecipato a una missione verso la Luna. Nel 1969 Apollo ha portato solo uomini; nel 2026, il programma Artemis, sorella gemella di Apollo, porta anche le donne: un messaggio molto moderno di un mondo che è cambiato.
Marta Meli – SkyTg24, 20 luglio 2026
Morire di caldo e di solitudine

«Caldo e solitudine. Nelle città muoiono gli anziani». È uno dei titoli che nell’estate 2003 – 23 anni fa – apriva le pagine dei quotidiani nazionali. Durante quella che fu definita una «eccezionale ondata di calore» dell’agosto 2003, la sola Milano registrò 1.154 decessi totali, con un incremento di oltre 440 morti rispetto alla media. Ma le temperature «estreme» causarono migliaia di vittime, colpendo soprattutto le persone con più di 65 anni e acuendo i problemi legati alla solitudine. In quell’agosto l’Italia e gran parte dell’Europa, colpite da una prolungata ondata di caldo – le temperature rimasero «eccezionalmente» alte per settimane, con massime che superarono spesso i 40°C in diverse città – furono costrette a inventarsi i «Piani Caldo»: con servizi di sorveglianza attiva, numeri verdi dedicati per consegne a domicilio e monitoraggio costante tramite visite e chiamate.
Quegli aggettivi, estreme, eccezionali, oggi ci fanno sorridere. Ci sono città (inclusa la mia, Cremona) dove la colonnina di mercurio non è impazzita quando segna i 41 gradi (ai primi di luglio). L’eccezionale è diventato ordinario.
In Italia l’estate 2025 ha fatto registrare circa 4.500 decessi correlati ai caldo (lo studio è del Grantham Institute dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine). Ma sebbene gli anziani siano la fascia più vulnerabile, la buona notizia è che i dati ufficiali del nostro ministero della Salute hanno indicato un calo generale della mortalità in questa fascia di popolazione del 4% rispetto agli anni precedenti. Proprio grazie alle misure di prevenzione.
Dunque, qualcosa si è fatto e si può ancora fare per tutelare non più solo gli anziani ma i tanti che vivono in condizioni economiche svantaggiate e forse non hanno un impianto di condizionamento o non possono permettersi di tenerlo in funzione, perché il caro bollette è pronto ad abbattersi come una scure, sia d’inverno sia d’estate. Per questo, nel panorama delle tante misure che le diverse città stanno adottando per rendere l’estate meno ostile a chi è costretto a trascorrerla in città ben vengano le proposte dell’Antoniano di Bologna che accompagna al mare e in piscina chi non ha la possibilità di andarci da solo. A Palermo il Comune è arrivato a dotarsi di una ordinanza che è un vero e proprio manuale di comportamento durante le ondate di calore. Portarsi appresso una bottiglia d’acqua quando si esce di casa in sostanza non è più un piacere ma un dovere civico.
Tutte le città sono diventate più responsabili. L’effetto «isola di calore». Milano e Firenze per esempio hanno creato una rete di rifugi climatici gratuiti, che vanno dalle grandi aree verdi alle biblioteche climatizzate, dalle chiese ai musei. A Roma la Protezione Civile ha installato cannoni nebulizzatori e offre distribuzione d’acqua.
Paola D’Amico – Corriere della Sera / Buone Notizie, 13 luglio 2026
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