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Parole della domenica, la Fondazione turismo si è presentata alla città: tutto pronto per gli eventi del Natale

Parole della domenica, la Fondazione turismo si è presentata alla città: tutto pronto per gli eventi del Natale

La DMO (Destination Management Organization) è decollata. O meglio, si è presentata alla città a due mesi dall’insediamento della direttrice Sonia Pallai. “Abbiamo raccontato – ha detto Pallai – alla città, agli operatori, alle associazioni e alla comunità locale quello che è stato finora il lavoro dietro le quinte della Fondazione turismo. L’obiettivo è di condividere il nostro lavoro ed aprirci alla città, da qui il titolo Fondazione aperta uno, perché vogliamo che ci siano tanti di questi incontri in luoghi diversi”.
Pallai ha anche anticipato che è già pronta l’organizzazione degli eventi del prossimo Natale, che inizierà a metà novembre per concludersi il 6 gennaio.
Ha parlato anche il presidente della DMO Michele Luciani, che ha ricostruito la nascita della Fondazione turismo Montecatini: “Abbiamo iniziato questa esperienza circa un anno fa, quando il sindaco ci ha chiesto di dare un contributo alla città e noi siamo stati lieti di poter di dedicare parte del nostro tempo libero a questa iniziativa. Siamo partiti dal niente: avevamo una delibera assembleare del Comune, un atto del notaio e uno statuto e da lì siamo partiti per creare la struttura di questa Fondazione, che doveva essere più snella possibile per potere agire in modo veloce e semplice”.
Montecatini, in attesa delle decisioni sul passaggio di proprietà delle Terme, ha bisogno di questa Fondazione del turismo come l’aria. Auguriamo buon lavoro a chi deve creare le opportunità per il rilancio di un settore determinante per l’economia della città, senza dimenticare che la parola chiave dovrà sempre rimanere quella del termalismo. Grazie alle Terme abbiamo avuto il riconoscimento Unesco, senza Terme saremmo una città come tante altre.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono

(Mauro Lubrani)

Una preghiera del cardinale Zuppi per l’addio a Guccini

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Una benedizione e una preghiera del cardinale Matteo Zuppi hanno concluso le esequie private di Francesco Guccini, celebrate questa mattina a Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano. Al termine della cerimonia la moglie del cantautore, Raffaella, si è commossa. Un lungo applauso si è levato dai partecipanti e dai fan che hanno atteso all’esterno per tributare l’ultimo saluto a Guccini. Accanto alla moglie c’erano la figlia Teresa e la madre Angela. Sulla bara, tra gli oggetti scelti per accompagnare il cantautore nell’ultimo viaggio, il libro “Maigret a Parigi” e un collage con le fotografie dei suoi gatti. Numerosi fan si sono raccolti lungo la strada a Pavana, aspettando il passaggio del feretro per salutare per l’ultima volta il cantautore, profondamente legato per tutta la vita a questi luoghi dell’Appennino.
Questo un passo della lettera del cardinale Zuppi: “Anche il Signore non sopportava i dogmi e i pregiudizi che colpivano il prossimo, i nuovi protagonisti, i rampanti, i furbi e i prepotenti, i re, i militanti severi, la gente vuota, i preti che non sanno guardarsi nel cuore, i materialisti col chiodo fisso che Dio è morto e che l’uomo è solo in questo abisso, ma anche i giacobini visionari e i martiri dell’odio e del terrore, quelli che ti paralizzano dicendo che è per amore, i manichei che gridano o con noi o contro di noi. Le ideologie confondono, fanno male. Hai ragione. Servono giganti, e quelli che piacciono al Signore non sono i grandi di questo mondo ma quelli con il cuore grande, con tanta umanità, gratuita, che condivide e non calcola, che dona e non possiede. La poesia è sempre regalare tutto di sé. Discrezione, garbo, eleganza antica, timidezza ma radici di sapienza antica, “cresciuto tra i saggi ignoranti di montagna, che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia”.
da Avvenire – 9 luglio 2027

12 agosto, ci sarà un’eclissi di sole

Non accadeva dal 1999 e mercoledì 12 agosto, in gran parte d’Europa, sarà visibile un’eclissi di sole. Accadrà al tramonto e la Toscana è tra le regioni fortunate: il fenomeno si potrà ammirare quasi nella sua interezza con un oscuramento del disco che raggiunge il 90 per cento, anche se per pochissimi minuti.
Sarà difficile da osservare, è questo l’avvertimento degli scienziati. Inizierà a partire dalle 19.30 circa, ora italiana, con il Sole già basso all’orizzonte. La fase intermedia sarà intorno alle 19.50 e il culmine dell’eclissi parziale si verificherà alle 20.20. È necessario dunque trovare un buon luogo di osservazione, con un orizzonte ovest molto basso: può bastare un rilievo montano nella direzione in cui il Sole cala per nasconderlo del tutto, proiettando ombre lunghe decine di chilometri.
In Italia il fenomeno sarà visibile sotto forma di eclissi parziale. Le regioni più favorite sono quelle settentrionali e occidentali: oltre alla Toscana, si potrà vedere dal Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e Sardegna. Contrariamente all’eclissi totale, il Sole non è mai oscurato del tutto e non si vedrà la corona solare nemmeno al culmine dell’evento.
Clara D’Acunto – Intoscana, 29 luglio 2026

Un gioco, una scatola

Durante le vacanze con i nostri figli, in ogni luogo inventavamo un piccolo gioco per osservare, imparare e condividere ciò che stavamo vivendo. A Salisburgo, città della musica, ciascuno doveva scegliere il suono più bello della giornata e raccontare l’emozione che aveva suscitato: le campane, l’acqua del Salzach, un violino per strada, una melodia di Mozart. La sera raccoglievamo ciò che avevamo ascoltato, imparato e provato, lo scrivevamo su una cartolina e, tornati a casa, la riponevamo nella nostra scatola di famiglia, insieme alle tracce degli altri viaggi. Oggi i nostri figli continuano questa tradizione anche quando partono con gli amici. Quella scatola non custodisce soltanto luoghi e ricordi, ma un modo di viaggiare imparato insieme: fermarsi, ascoltare, dare un nome alle emozioni e condividerle. È questo il patrimonio che, quasi senza accorgercene, passa da una generazione all’altra.
Flavia e Claudio Amerini (esperti di pastorale familiare) – Avvenire / Il taccuino di Sofia, 2 luglio 2026

La stampa: storia di un’invenzione non europea

Aprendo un qualunque manuale storiografico al capitolo sul rinascimento troveremo senza dubbio un, generosamente lungo, paragrafo sull’invenzione della stampa ad opera di un tale Gutenberg, monaco tedesco che nel 1453-1455 stampa una copia della Bibbia nella sua lingua madre; a ciò segue celebrazione dell’ingegno euro-rinascimentale con una, oggettivamente vera, descrizione del cambiamento significativo che la stampa ha rappresentato per l’Europa dell’epoca.
Effettivamente, tuttavia, la proposizione di esordio sarebbe vera se prendessimo in analisi, come sempre facciamo, solo i manuali occidentali. Ipotizziamo, pur non avendone sottomano, che un manuale storiografico cinese o coreano racconti una storia un po’ diversa. Difatti, anche con una banale consultazione delle più comuni fonti digitali, si scopre che la prima forma di stampa va attribuita alla Cina della dinastia Tang (618-907 D.C.) con il meccanismo delle matrici (blocchi di legno sui quali si incidevano scritture e immagini), infatti si stampavano faticosamente ma molto precisamente intere opere, perlopiù di natura religiosa, esattamente come faranno più tardi gli europei.
Ora, si potrebbe controbattere che a Gutenberg viene attribuita non l’invenzione della stampa in generale ma di quella a caratteri mobili. Tuttavia, anche qui, la cieca difesa del primato europeo scade nel revisionismo: con una breve ricerca si trova immediatamente che l’inventore della tecnica a caratteri mobili, rivoluzionaria rispetto alle matrici più ingombranti e bisognose di maggiore mano d’opera per essere manovrate, è attribuita a un tale Bi Sheng che nel 1041-1048, periodo della dinastia Song, inventa la tecnica a caratteri mobili ben 4 secoli prima di Gutenberg in Europa.
E talmente consolidato e ovvio il dato che la maternità della stampa sia cinese che nella storiografia del paese del dragone viene inserita nelle “4 grandi invenzioni della Cina”! Ne sia la prova che, in un periodo in cui in Europa la carta moneta non era neanche un concetto, nella Cina di Bi Sheng l’imperatore fa stampare banconote con questa tecnica, producendole in serie, mentre sotto la dinastia Jin (1115-1234) si stampano assegni e documenti ufficiali con stampa a caratteri mobili in rame.
Al livello storiografico la sentenza corretta è: “nel 1455-1453 Gutenberg porta in Europa la tecnologia della stampa a caratteri mobili e ne produce una unità non in rame ma in ferro”; ma i nostri manuali si ostinano a dire che noi europei abbiamo inventato la stampa a caratteri mobili.
Adriano Morgia – La città futura del 24 luglio 2026

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