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Parole della domenica, la “città delle acque” riscopre la magia della fontana-scultura di Shingu davanti al Tettuccio

Parole della domenica, la “città delle acque” riscopre la magia della fontana-scultura di Shingu davanti al Tettuccio

Il Comune prosegue il lavoro di recupero di viale Verdi con un intervento di manutenzione straordinaria sulla fontana “Duetto d’acqua”, opera dell’artista giapponese Susumu Shingu.
Acqua, movimento e suono tornano a incontrarsi in una scultura che dal 1998 accompagna uno dei luoghi più belli di Montecatini Terme. Sono in corso le verifiche tecniche per valutare se gli interventi effettuati siano sufficienti o se saranno necessari ulteriori lavori.
“Intanto – afferma l’amministrazione comunale – possiamo tornare a fermarci un momento ad ascoltare l’acqua, a guardarla muoversi. A goderci, semplicemente, la nostra fontana. Ci sono luoghi che non sono soltanto spazi da attraversare, ma frammenti dell’identità di una città”.
L’installazione della scultura-fontana Shingu faceva parte di un progetto di valorizzazione della “città delle acque” attraverso un percorso di fontane d’arte, che, a partire dall’opera di Mazzoni davanti alla stazione ferroviaria, arrivava davanti al Tettuccio con la scultura di Shingu e poi procedeva nel parco nelle vicinanze dell’ex-stabilimento Torretta con la “Scultura d’acqua”. 
Quest’ultima opera era stata realizzata dall’artista belga Pol Bury, che già negli anni Settanta aveva esposto anche al Guggenheim di New York. La fontana era stata inaugurata nel 2004 alla presenza del maestro che morì poi l’anno successivo. La fontana si presenta come una struttura meccanica formata da ventiquattro cilindri di acciaio mossi dalla forza dell’acqua che vi scorre producendo suggestivi effetti musicali. Sicuramente avrebbe bisogno di essere protetta dai residui delle vicine piante e poi rimessa in funzione.
Il progetto delle fontane d’autore era dell’indimenticata Giuliano Gori di Villa Celle e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. La speranza ora che ci sia il recupero della fontana Mazzoni in modo da dare un senso ad un percorso che, nella mente degli ideatori, prevedeva altre installazioni per una maggiore caratterizzazione artistica della “città delle acque termali”.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono

(Mauro Lubrani)

Il recupero dell’ex-casa di cura Quisisana

Il recupero dell’edificio, chiuso da oltre 23 anni, e il cambiamento dell’utilizzo rappresentano un obiettivo importante per tutta la città. Alf Investment ha scelto di investire nel recupero del complesso, che diventerà una struttura accreditata secondo le normative regionali, con 100 posti complessivi, così articolati: 60 posti di Rsa (residenza sanitaria assistenziale), 20 posti di Rsd (residenza sanitaria per disabili), 20 posti dedicati al recupero fisiologico e riabilitativo post-trauma. Il via libera della Società della Salute della Valdinievole per i nuovi posti letto è arrivato lo scorso anno.
L’ex casa di cura Quisisana a Montecatini Alto ha svolto per lungo tempo un ruolo di eccellenza nella sanità privata in tutta la provincia e nel resto della Toscana. Nella struttura, dove sono nati tanti bambini nel corso degli anni, mentre chirurghi effettuavano interventi, lavoravano circa 40 persone. Molti cittadini residenti in Valdibievole sono nati qui, quando al Quisisana era possibile anche partorire. Nel 2002, purtroppo, la casa di cura chiuse e per tanti anni nessuno l’ha rilevata, lasciando questo stupendo edificio come una vera e propria ferita nel tessuto urbano del Castello. Alf Investment, società con sede a Cagliari, si occupa di sviluppare e realizzare strutture socio sanitarie per anziani non autosufficienti su tutto il territorio italiano. 
Daniele Bernardini – La Nazione, 16 settembre 2026

Idrogeno naturale, la Toscana è l’area più ricca

Una prima mappatura dell’intero territorio italiano ha permesso di individuare le aree con il maggior potenziale digenerazione e preservazione dell’idrogeno naturale. Tra queste, la Toscana emerge come la regione più promettente, seguita da alcune zone dell’Appennino settentrionale e dal bacino del Po. Nel complesso, lo studio ha individuato oltre 30mila chilometri quadrati di territorio in cui affiorano rocce considerate favorevoli alla produzione di idrogeno naturale.
La ricerca è stata realizzata dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), dall’Università La Sapienza di Roma e dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), all’interno del progetto Nheat (Natural hydrogen for energy transition). Lo studio, pubblicato sull’International journal of hydrogen energy, aveva come obiettivo la definizione di un nuovo metodo di pre-esplorazione per mettere a confronto territori con caratteristiche geologiche differenti e a stabilire quali aree meritino ulteriori futuri approfondimenti.
 (Per leggere l’articolo completo clicca qui)
Francesca Menna – Corriere della Sera / Clima e ambiente, 16 settembre 2026

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