Parole della domenica, tre immobili simbolo di degrado a due passi dal centro della città
A parte l’inestimabile patrimonio termale, molto perduto o abbandonato, a Montecatini ci sono altri immobili che potrebbero avere un importante valore strategico. Volendo si potrebbe iniziare dall’ex-Mercato coperto, il cui recupero potrebbe permettere il rilancio di un intero quartiere, che prima ha subito lo spostamento del mercato settimanale, poi la trasformazione inutile di piazza Battisti e, infine, la chiusura del Mercato coperto. Girando nelle strade vicine, si notano tante saracinesche abbassate evidente impoverimento di un territorio.
A poche decine di metri di distanza c’è un altro edificio ormai da anni pressoché inutilizzato per quello che potrebbe in realtà offrire. Si tratta dell’ex-stazione Lazzi. In passato, qualche amministrazione ha pure tentato di dargli un futuro, aggiungendoci anche qualche idea innovativa di destinazione, ma tutto è rimasto sulla carta a partire dal progetto affidato, ormai tanti anni fa, all’architetto Natalini e bocciato proprio in aula consiliare al momento della presentazione da parte del suo autore.
Sulla stessa traiettoria, andando verso lo stadio, c’è l’ex-palazzo Telecom, che a suo tempo ha avuto un ruolo importante con uffici e sede tecnica, ma che ormai è un altro evidente segno di degrado a due passi dal centro.
Anche qui le proposte non erano mancate: da trasferirci la sede del commissariato, poi finito nell’ex-casa di riposo, o della guardia di finanza. Da decenni la sede è di fatto inutilizzata e il grande immobile, a due passi dalla stazione di piazza Gramsci, troneggia silenzioso lungo via Manin come un antico maniero abbandonato. Un vuoto che ha contribuito in modo determinante al degrado dell’area del mercato coperto, riducendo il passaggio pedonale e spengendo tante vetrine.
Il rilancio di Montecatini – Terme a parte – potrebbe ripartire anche dal recupero di questi immobili.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(Mauro Lubrani)
Ho avuto un sogno

Quando, il primo giorno di questo mese di settembre, ho lasciato il mio lavoro a Chora e mi sono dimesso da tutti gli incarichi per immaginare una nuova vita e un nuovo progetto, ho ricevuto un messaggio bellissimo da un amico con cui ho condiviso tante avventure: “Mi permetto di darti un consiglio: prenditi il tempo necessario per riflettere bene su quello che hai costruito in questi anni. Ripensa a quella mattina dopo, a come sembrava tutto incerto, e a ogni passo che ti ha portato a realizzare quella grande barca contro lo scetticismo di tanti. Hai creduto nei podcast, ma l’idea da sola non basta, ci sono tutti i giorni e le notti in cui sembra impossibile arrivare anche solo al punto in cui sarai pronto a prendere il mare. In ognuno di questi hai fatto ciò che serviva, hai varato la tua creatura, l’hai fatta uscire dal porto finché la terra è sparita laggiù in fondo. Non solo hai formato l’equipaggio, ma hai anche fatto la differenza percorrendo rotte sconosciute, aprendone di nuove, scoprendo cosa c’era oltre il cerchio perfetto dell’orizzonte che ti strega e ti intimorisce quando sei solo in mare. Oggi la barca è forte abbastanza da navigare anche senza di te. Comincia un altro viaggio oltre la linea d’ombra”.
Mario Calabresi – Altre/Storie, 4 settembre 2026
Monique Viele, una bambina smarrita

Una bambina perduta. È stata la Britney Spears del tennis. Aveva tutto per brillare, invece si è spenta. È la star passata alla storia non per quello che ha fatto ma per quello che avrebbe dovuto fare. Un’American Beauty da riesumare durante gli Open Usa per ricordare a tutti quanto può fare male alla vita una racchetta. E soprattutto per avvisare i genitori: attenti, i bambini non sono giocattoli a batterie, possono scaricarsi, non avere più voglia di funzionare. Monique Viele era, come dicono in America, the next big thing. La bambina prodigio che domani avrebbe preso il mondo a pallate. Era allenata da Nick Bollettieri, gestita da Donald Trump, seguita dai più importanti media statunitensi. Ma quel domani non arrivò mai, anche se tutti i pezzi erano nella casella giusta. Monique entusiasmò, sedusse, illuse. Tutti erano ai suoi piedi: bimba firma per noi, la potente agenzia Img nel ’93 la mise sotto contratto. Aveva nove anni. A 14 conobbe Trump che subentrò nella sua gestione e le procurò un contratto con Fila da 1,8 milioni di dollari. Tre stagioni dopo era tutto finito. Quando i sogni condivisi finiscono per essere lutti privati. L’accusarono di essere un bluff. La cattiva era lei, non loro.
Emanuela Audisio – La Repubblica, 5 settembre 2026
Nel telefono perduto gli audio del figlio morto

Un cellulare smarritodurante un viaggio in treno e la speranza di poter recuperare ricordi dal valore inestimabile. È partita da qualche ora sui social la mobilitazione per aiutare la famiglia di Matteo Petti, il quindicenne salernitano morto lo scorso giugno in seguito a un tragico incidente stradale a Salerno. A incentivare la catena mediatica anche il sindaco di Corbetta, Marco Ballarini, che ha pubblicato un post con dovizia di particolari.
Lo smartphone appartiene alla madre del ragazzo ed è stato perso lo scorso 25 agosto mentre la donna viaggiava in Toscana. Dentro sono custoditi foto, conversazioni e messaggi vocali di Matteo: testimonianze preziosissime che rappresentano per la famiglia uno degli ultimi legami con il giovane specialmente per ascoltarne la voce.
A chiedere aiuto pubblicamente è stata la nonna di Matteo. In un video sui propri account social la donna ha raccontato in lacrime quanto sia importante riuscire a recuperare il dispositivo, invitando chiunque possa averlo trovato a riconsegnarlo. La famiglia è riuscita anche a ricostruire nel dettaglio il viaggio. La madre di Matteo era a bordo del Regionale 18490, partito dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella alle 11.38 e diretto a Pisa. Intorno alle 12.30, nella zona di Montecatini Terme, si sarebbe accorta di non avere più il telefono con sé. L’appello principale è rivolto a chi viaggiava su quella tratta martedì 25 agosto.
Non è escluso che lo smartphone sia rimasto all’interno del vagone, magari tra i sedili, oppure che sia stato raccolto da un passeggero. Chi dovesse averlo trovato può consegnarlo alla Polizia Ferroviaria, alle forze dell’ordine o al personale di Trenitalia, permettendo così di farlo tornare alla famiglia. Ritrovare quel telefono significherebbe restituire alla madre di Matteo qualcosa che nessun valore economico potrebbe sostituire: la voce, le immagini e i ricordi di suo figlio.
Alessandro Latini – La Nazione, 30 agosto 2026
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