Pages Navigation Menu

Le notizie della tua città

Parole della domenica, i Comuni della Valdinievole bocciano i servizi e le tariffe di Alia: “O cambia musica o ce ne andiamo”

Parole della domenica, i Comuni della Valdinievole bocciano i servizi e le tariffe di Alia: “O cambia musica o ce ne andiamo”

Ci avevano promesso mari e monti, ma soprattutto sconti sulle bollette della raccolta rifiuti. Invece, ogni anno arrivano aumenti e per tante famiglie diventa sempre più difficile pagare. Se a questo ci aggiungiamo carenze del servizio rispetto alle aspettative e alle promesse iniziali, il quadro è completo.
Così, non deve meravigliare la protesta che si è alzata da parte dei rappresentanti dei comuni della Valdinievole (Buggiano, Chiesina Uzzanese, Lamporecchio, Larciano, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese e Uzzano). Questi hanno minacciato il passaggio all’Ato della Costa, dove il gestore Rete Ambiente investe gli utili per ridurre le bollette. Si tratterebbe di un vero e proprio terremoto provocato da un servizio insufficiente e dalle tariffe alte praticate da Alia.
Le questioni aperte e al centro del confronto tra le amministrazioni locali e la Regione non si fermano tuttavia alle sole tariffe. I territori chiedono infatti massima chiarezza e risposte urgenti su due nodi cruciali: da un lato gli investimenti realizzati in passato senza autorizzazioni preventive, dall’altro l’ipotesi di uno scarico sui comuni più piccoli di costi sostenuti dai grandi centri urbani, una dinamica economica che penalizza fortemente le comunità minori e su cui gli amministratori locali pretendono totale trasparenza. Intorno a questi argomenti caldi è avvenuto l’incontro tenuto mercoledì fra l’assessore regionale all’ambiente David Barontini e i sindaci dell’area.
La riunione, organizzata in presenza e video, ha visto la partecipazione dei rappresentanti di Buggiano, Chiesina Uzzanese, Lamporecchio, Larciano, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese e Uzzano, ponendo le basi di un dialogo con Ato Toscana Centro e Alia.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono

(Mauro Lubrani)

Il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza

Chi salva un bambino, salva il seme degli uomini
Eugenio Mazzarella

Un aggiornamento sulla campagna di raccolta firme che Avvenire sta conducendo per sostenere la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace, lanciata l’8 agosto dal professor Eugenio Mazzarella. Alla mail petizione.gaza@avvenire.it sono arrivate oltre 22mila adesioni: politici come Elly Schlein e Giuseppe Conte, intellettuali come Massimo Cacciari e Pietrangelo Buttafuoco, economisti come Stefano Zamagni, associazioni come le Acli, ma anche docenti, sacerdoti, suore, professionisti, pensionati, attivisti, tanti cittadini comuni… tutti accomunati dal desiderio di rompere il silenzio che si sta addensando sul destino dell’infanzia a Gaza. Puntare i riflettori su questa non vuol dire fare una graduatoria: nessun bambino vale più di un altro, nessuna sofferenza infantile è pià degna di compassione di un’altra. I bambini israeliani uccisi il 7 ottobre 2023, quelli rapiti o morti nella mani di Hamas, i bambini ucraini orfani di padri uccisi in battaglia, i piccoli migranti senza patria che nessuno accoglie, i bambini travolti dalla guerra in Sudan, Haiti, Siria… Tutti hanno diritto a vivere, crescere, avere un futuro, e la nostra attenzione è su tutti loro, come testimonia il lavoro quotidiano che Avvenire svolge sul fronte delle guerre dimenticate del pianeta. Con questa proposta semplicemente si sceglie un punto di osservazione da cui guardare tutte le guerre, come ha scritto il direttore di Avvenire Marco Girardo: «È ad altezza bambini, in questo momento drammaticamente rappresentata dai bambini palestinesi». Parlano i numeri: nella Strsicia sono stati uccisi più di 21mila minori, 44mila sono rimasti feriti o mutilati, 625mila hanno perso almeno 3 anni di scuola. Ecco: il Nobel ai bambini di Gaza – nei prossimi mesi sarà necessario ancorare la proposta di Mazzarella a una iniziativa concreta – vuole restituire materia e memoria alla parola paceQui la raccolta degli articoli.
Avvenire / Il meglio della settimana, 12 settembre 2026

New York non dimenticherà mai l’11 settembre

La metropolitana che arriva da Brooklyn fuoriesce sferragliando dal sottosuolo e si lancia sopra l’East River, percorrendo il Manhattan Bridge con quell’andatura cauta, chiassosa e un po’ lasca che hanno sempre i treni della metro a New York, come fossero costruzioni del Meccano perennemente sul punto di disfarsi in una rovina di viti e bulloni.
Quando sono su questa linea, la Q, giro sempre lo sguardo verso sinistra, appena uscito dal tunnel: nella cornice del finestrino, oltre il vetro graffiato, lo skyline di Dowtown Manhattan è opaco come una vecchia Polaroid. 
Una volta c’erano le Torri Gemelle, laggiù. Lo penso sempre o quasi, e chissà quanti altri lo pensano, nonostante la presenza svettante della Freedom Tower, o forse proprio a causa sua. Innalzata di fronte a Ground Zero, la “nuova” torre rappresenta nello stesso tempo una lapide e un gesto di sfida, e dunque ricorda le stragi e insieme le vendica, alimenta la memoria e la schiaccia. Sempre viene sostituito ciò che scompare, mai viene sostituito del tutto.
Questa è anche la storia di un vuoto, di un’assenza improvvisa, dell’eco che da quel giorno si trascina nella quotidianità di New York come il sottofondo di un rumore bianco. 
Quando New York ti confonde, e lo fa spesso, Don DeLillo viene sempre in tuo soccorso. “La gente se ne sta andando e tu ritorni”, dice uno dei personaggi dell’Uomo che cade, ambientato nella Grande Mela nei giorni immediatamente successivi agli attentati. “Nessuno se ne sta andando, – disse sua madre. – Chi se ne va è perché qui non c’è mai stato”. 
New York non smetterà mai di ricordare l’11 settembre, e l’11 settembre non smetterà mai di far parte di questa città. Quando non è una presenza riconosciuta – come per il Memoriale di Ground Zero, o per le innumerevoli targhe dedicate all’eroismo dei pompieri, o per i film, i libri e le canzoni – è un’assenza pesante…
La sofferenza di New York è intatta ma quieta. Succedono ancora cose, in un relativo silenzio. Si continua a morire, per esempio.
Già da alcuni anni il numero di coloro che hanno perso la vita per le malattie contratte in seguito agli attentati ha superato quello di chi è morto il giorno degli attacchi. Secondo il World Trade Center Health Program si tratta di oltre novemila persone, tre volte il numero delle vittime registrate l’11 settembre 2001. Negli ultimi venticinque anni circa dodicimila pompieri hanno contratto una patologia riconducibile al lavoro svolto presso il World Trade Center. Più di seicento sono morti…
Federico Leoni – SkyTg24 Insider, 11 settembre 2026

Leggi “Le parole della domenica” 330

Leggi “Le parole della domenica” 329

Leggi “Le parole della domenica” 328

Leggi “Le parole della domenica” 327

Leggi “Le parole della domenica” 326

Leggi “Le parole della domenica” 325

Leggi “Le parole della domenica” 324

Leggi “Le parole della domenica” 323

Leggi “Le parole della domenica” 322

Leggi “Le parole della domenica” 321

Leggi “Le parole della domenica” 320

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *