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Parole della domenica: la ferrovia resterà a binario unico fino a Pescia? Ma non mancano altri timori

Parole della domenica: la ferrovia resterà a binario unico fino a Pescia? Ma non mancano altri timori

C’è un nodo da sciogliere nel progetto di raddoppio della ferrovia. E’ quello del tratto tra la stazione centrale di Montecatini, dove si fermeranno i due binari da Pistoia, e Pescia. Manca un vero progetto su come effettuare il raddoppio tra la città termale e quella dei fiori. L’argomento sta passando in sordina anche nei confronti tra i candidati sindaci, perché effettivamente non c’è stato in passato un vero confronto tra l’amministrazione comunale e le ferrovie.
Nei programmi il raddoppio Montecatini-Pescia oggi viene scavalcato da quello tra Pescia e Lucca, che dovrebbe iniziare il prossimo anno, quando saranno conclusi i lavori in corso tra Pistoia e Montecatini. Esiste per questo tratto anche un problema legato ai costi: il Cipess ha stanziato di recente 56 milioni, ma per i 15 chilometri di doppio binario fino a Lucca ne occorreranno almeno 150.
Quindi, non è escluso che il tratto Pescia-Montecatini possa rimanere a binario unico e questo comporterebbe – dicono gli esperti – solo un ritardo di 3 minuti nei viaggi tra Lucca e Firenze. Però, i timori sono altri. Le ferrovie potrebbero dismettere la stazione succursale, molto frequentata dalle comitive di turisti nei periodi di stagione e dai pendolari durante tutto l’anno, e prevedere solo fermate alla stazione centrale.
C’è il pericolo che possa essere soppresso qualche passaggio a livello. Al momento quello più indiziato è in via del Salsero.
E poi, soprattutto, c’è il rischio di un aumento delle corse dei treni e così i passaggi a livello rimarrebbero a lungo chiusi con Montecatini ancora di più divisa in due.
Prima o poi (ma meglio prima) sarà indispensabile che la nuova Amministrazione si sieda ad un tavolo con le Ferrovie per evitare soluzioni penalizzanti per la città.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona lettura a tutti quelli che ci seguono
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(a cura di Mauro Lubrani)

Pubblicato l'”Atlante di Pinocchio”

Il film su Pinocchio con Roberto Benigni

Una storia immortale, che nei suoi 140 anni ha superato le barriere geografiche, politiche e generazionali di tutto il mondo. Il burattino più famoso del globo, Pinocchio, da oggi ha un suo atlante ufficiale. Un’opera che indaga il solco che la storia scritta da Carlo Lorenzini ha lasciato nelle culture mondiali attraverso 192 traduzioni in lingua e dialetti da parte di quasi 700 autori. Si chiama “Atlante di Pinocchio”: un libro, edito da Treccani, ideato e progettato da Giovanni Capecchi, promosso da Fondazione Caript, Fondazione Uniser di Pistoia, Fondazione Nazionale Carlo Collodi, l’Università per Stranieri di Perugia e sostenuto dal Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale.
“É un libro che parte dall’Europa – sottolinea Giovanni Capecchi, direttore scientifico dell’opera – e che finisce per toccare ogni angolo e cultura del mondo. É stata un’opera complessa da coordinare ed è un enorme piacere vederla oggi realizzata, dopo tanto lavoro. Un progetto profondamente interculturale, che tratta culture lontanissime e traduzioni non solo in lingua ma anche in dialetto. I tre anni necessari per questa ricerca sono stati caratterizzati dal desiderio di arrivare ovunque la storia di Pinocchio è stata tradotta. Una vera e propria impresa, svolta con passione, di cui siamo molto fieri”. “Carlo Lorenzini – sottolinea Lorenzo Zogheri, presidente di Fondazione Caript – è profondamente legato al nostro territorio ed è questa la motivazione per cui Fondazione Caript e Fondazione Uniser hanno sostenuto la realizzazione di un Atlante come questo.”.
“L’Opera di Carlo Collodi – precisa Pier Francesco Bernacchi, presidente dell’omonima Fondazione Nazionale – potrà pur avere più di un secolo a livello anagrafico, ma è attualissima. L’Atlante che presentiamo oggi non fa altro che confermare la straordinaria contemporaneità di questa storia”.

L’ultimo discorso di Giacomo Matteotti

Giacomo Matteotti (Fratta Polesine, 22 maggio 1885 – Roma, 10 giugno 1924) è stato un politico, giornalista e antifascista italiano

Alle 15 del 30 maggio di un secolo fa Giacomo Matteotti si alzò nell’aula di Montecitorio e pronunciò il discorso che segnò la propria condanna a morte. Contestò la validità delle elezioni tenutesi in aprile, denunciando i soprusi che le avevano accompagnate. A Roberto Farinacci che lo minaccia: «Va a finire che faremo sul serio quel che non abbiamo fatto»; Matteotti replica: «Fareste il vostro mestiere». E così sarà, il 10 giugno. Più e prima di chiunque altro, il socialista riformista Matteotti aveva capito e denunciato, fin dal 1919, il pericolo fascista. Perché, nel suo Polesine Matteotti aveva conosciuto la natura violenta e vigliacca del fascismo: le cacce all’uomo, le sedi delle leghe incendiate; la distruzione delle case; i pestaggi a opera delle camicie nere. Era capitato anche a lui. La sua vita e la sua sorte bastano, da sole, scrive lo storico Romanato, a sfatare l’idea di un fascismo che, prima delle leggi razziali e dell’alleanza con Hitler, era stato tutto sommato “moderato”.
Eugenio Fatigante, Avvenire 30 maggio 2024.

La metafora della vita in Oriente

Renzo Piano (Genova, 14 settembre 1937) è un architetto italiano, Senatore a vita della Repubblica Italiana

«Quando ho compiuto sessant’anni, ormai molto tempo fa, con mia moglie feci un viaggio in Giappone, e visitai il tempio di Ise. Sa perché è importante il tempio di Ise?
Viene distrutto e rifatto ogni vent’anni. In Oriente l’eternità non è costruire per sempre, ma di continuo. I giovani arrivano al tempio a vent’anni, vedono come si fa, a quaranta lo ricostruiscono, poi rimangono a spiegare ai ventenni. È una buona metafora della vita: prima impari, poi fai, quindi insegni. Sono i giovani che salveranno la terra. I giovani sono i messaggi che mandiamo a un mondo che non vedremo mai. Non sono loro a salire sulle nostre spalle, siamo noi a salire sulle loro, per intravedere le cose che non potremo vivere».
Renzo Piano

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Naturalmente sul sito si trovano archiviate tutte le “Parole della domenica” a partire dalla numero uno ad oggi

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