Parole della domenica, a Montecatini cresce il numero di negozi chiusi o in crisi. Una raccolta di firme nazionale per una legge che li aiuti a sopravvivere
La chiamano desertificazione commerciale. In pratica, è la chiusura crescente dei cosiddetti negozi di vicinato. A Montecatini è un fenomeno conosciuto da anni: la lunga crisi delle Terme e del suo turismo ha inevitabilmente trascinato nella voragine il suo indotto fatto di alberghi e di negozi. Molte aziende hanno chiuso i battenti, altre stanno tirando avanti con crescente difficoltà. In città è già stato annunciato per la fine dell’anno la chiusura dello storico negozio di scarpe Bartolini.
Ma oltre ai problemi di una crisi locale del turismo e la riduzione dei punti di vendita fisici, si aggiunge tra il 2019 e il 2025 la crescita delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di e-commerce, che hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, delocalizzando circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie. In provincia di Pistoia, nello stesso periodo, il valore della ricchezza dirottata fuori dal territorio ammonta a circa 70 milioni di euro, dei quali, secondo le stime, circa 20 milioni riguarderebbero la Valdinievole.
Per contrastare la progressiva desertificazione commerciale del territorio provinciale, Confesercenti ha aderito alla proposta di legge di iniziativa popolare che introduce le Zone economiche speciali di prossimità (Zespro), individuandole come possibile strumento per sostenere il commercio di vicinato. Confesercenti sta raccogliendo firme in tutta Italia. L’obiettivo è favorire la nascita, la permanenza e il rafforzamento delle attività commerciali di prossimità attraverso incentivi fiscali, semplificazioni amministrative e strumenti di sostegno finanziario.
Un appello che sta trovando una risposta concreta. A oggi sono quasi 45mila le firme raccolte a livello nazionale, mentre in provincia di Pistoia sono state raccolte oltre 700 firme su modulo cartaceo, alle quali si aggiungeranno quelle sottoscritte digitalmente.
La raccolta proseguirà giovedì 1° ottobre al mercato di Montecatini Terme, dove sarà possibile conoscere nel dettaglio la proposta di legge e firmare per sostenerla.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(Mauro Lubrani)
La ricreazione

Non c’è ricreazione senza cibo. Da bambino scartavo con trepidazione il panino che trovavo in cartella: salame, formaggio, cioccolata? Invidiavo le più seducenti merendine dei compagni che poi, però, affamati, elemosinavano un pezzo della mia merenda in cambio di un morso del loro magro spuntino. E così non solo mi saziavo, ma avevo un dolce sempre diverso. La ricreazione era una festa! Me lo ha ricordato una classe di quindicenni che festeggiano a ricreazione tutti i compleanni con dolci fatti in casa da loro.
Un gesto rivoluzionario. Primo, perché in un’epoca di ego voraci, per i quali l’altro è o un ostacolo o un mezzo, all’altro loro dedicano tempo e attenzione celebrandone l’origine e quindi l’originalità, prescindendo da meriti e convenienze; secondo, perché cucinare, nell’attuale datificazione della vita e smaterializzazione del corpo, è IAA, Intelligenza Artigianale Affettiva, che la macchina non può imitare, perché non conosce la gratuità e le mani. Lievito batte silicio in gioia di vivere, perché l’appartenere è per l’anima ciò che l’abbraccio è per il corpo.
Per conoscere la salute di una comunità (famiglia, gruppo, città, nazione…) osservate che cosa celebra e come: la festa è la «fede» (sistema di valori) su cui si fondano quei legami. Quella di compleanno a ricreazione professa questo credo: è bello che tu ci sia, ci unisce! Forse il ragazzo che ha accoltellato in diretta social la sua professoressa, sarebbe uscito dalla sua prigione online se avesse provato una ri-creazione così.
Alessandro D’Avenia – Corriere della Sera, 21 settembre 2026
Ciao Elena, la voce del tennis

Elena Pero non c’è più. La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre.
Aveva 60 anni. Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner, come aveva fatto per la storica prima volta – il 13 luglio 2025 – in coppia con Paolo Bertolucci, che ha composto con lei, in oltre 20 anni di telecronache assieme, il secondo formidabile doppio della sua carriera.
In questi giorni disperati, l’unica consolazione è ricordare Elena proprio lì, al suo posto, con una cuffia e un microfono, sul campo più leggendario, a fare il suo lavoro, nel quale era la più brava. Naturalmente la migliore. Senza crederlo di sé, e senza avere mai fatto pesare a nessuno di esserlo.
Elena ha illustrato questa testata, Sky Sport, per più di trentacinque anni, da quando si chiamava Telepiù, dove è entrata fin dalla sua fondazione, come giornalista praticante nel 1991, assunta da Rino Tommasi, il suo grande maestro, del quale ha raccolto – unica a poterlo fare – l’eredità più pesante. La sua voce è, e sempre sarà, un codice di pura bellezza. Come il suono della palla colpita da Roger Federer, come una volée di Martina Navratilova. Sarebbe necessaria l’essenzialità del suo racconto – così ricco, preciso, caldo e intenso, ma senza concedere nulla alla retorica, all’eccesso, e senza sprecare un aggettivo – per elencare tutti i successi, tutte le qualità di questa straordinaria professionista. Di questa donna giornalista, così lontana dal modello svenduto oggi soprattutto sui social, e per questo così attuale e così esemplare, ci auguriamo, per le prossime generazioni di ragazzi e soprattutto di ragazze.
Tanto, tantissimo, ha dato al suo lavoro e tanto, tantissimo ha ricevuto. Tutto ha dato alla sua famiglia e tutto ha ricevuto, alla figlia Martina, al suo (e nostro) Sergio, grande produttore recentemente premiato dal Club a Wimbledon per la sua rimarcabile carriera, sempre al fianco di Elena anche sul campo. Oggi non possiamo che rivolgere il nostro pensiero a loro.
Elena ha amato lo sport e i suoi valori, e ha adorato e onorato il tennis, ricambiata dagli appassionati, quelli che lo sono da sempre e quelli che lo sono diventati grazie a Sinner e compagni. Ha attraversato con le sue cronache generazioni di campioni e campionesse, accompagnando le loro imprese senza mettersi mai davanti a loro. Ha imposto il suo stile e la sua preparazione enciclopedica, senza abusarne, non ha mai barattato il rispetto con il tifo, ha sorvolato sulla cattiveria con la leggerezza delle sue parole, sempre quelle giuste. Ha pianto quel giorno per Jannik a Wimbledon, e noi con lei.
Appartiene al pantheon dove stanno, ne citiamo alcuni, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Paolo Rosi, Alfredo Pigna, Adriano De Zan, coloro che hanno raccontato a milioni di italiani le imprese leggendarie del nostro sport, come quelle di Sinner e di quest’epoca d’oro del tennis italiano. Se n’è andata, come Rino Tommasi e Gianni Clerici.
Non smetteremo di ascoltarti. E non smetteremo di ricordarti, cara Elena. Anche se noi di Sky Sport non saremo più gli stessi, ti promettiamo che faremo di tutto per essere degni di quello che ci hai lasciato, del tuo esempio. E di te.
Anima pura, persona perbene, specchiata giornalista, meravigliosa collega. Grande, indimenticabile voce.
Federico Ferri – direttore di Sky Sport, 25 settembre 2026
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