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Parole della domenica ai tempi del virus, una società straniera interessata alle Terme: riflettiamo bene prima di decidere

Parole della domenica ai tempi del virus, una società straniera interessata alle Terme: riflettiamo bene prima di decidere

Ci sarebbe una società straniera interessata alle nostre Terme. E’ prematuro fare previsioni sulle reali intenzioni di quella che al momento è solo una manifestazione di interesse. Montecatini ha bisogno di persone pronte a forti investimenti e a portare avanti progetti concreti, purché siano confacenti con la nostra realtà termale e turistica. Troppe volte siamo rimasti delusi e pertanto è bene rimanere con i piedi ben saldi a terra. C’è tempo per vedere e per capire. Ma soprattutto ci vuole tempo per riflettere: vogliamo offrire una gestione a lunga scadenza a fronte di un piano preciso di interventi oppure vogliamo vendere i nostri tesori (Torretta, Tamerici ecc.) che ci sono stati lasciati da personaggi illuminati che avevano creato Montecatini? Invece del villaggio termale avremo il villaggio della terza età? Nessuna preclusione, ma appunto riflettiamo bene.
La differenza non è certo di poco conto. Non bisogna dimenticare che finora molto è stato venduto del patrimonio termale e alle Leopoldine restano i ruderi di un cantiere. Ora sarà bene che si faccia un’operazione di grande trasparenza perché finora ne abbiamo avuta poca.
Le nostre parole della domenica – raccolte nel web e nei giornali – ci fanno riflettere sulle nostre debolezze provocate dal Covid e sulle prospettive del dopo virus. Quelle economiche non sono certo incoraggianti.
Buona domenica e buona lettura a chi vuole seguirci.
(a cura di Mauro Lubrani)

TOSCANA IN CRISI DA COVID FINO AL 2017?

Il Covid ha messo in ginocchio non solo Montecatini, ma l’economia di tutta la Toscana incentrata su industria, turismo, terziario, servizi. Un’indagine recente dell’Irpet evidenzia che per la prima volta una crisi colpisce tutti i settori dell’economia toscana, anche chi arriva da anni di crescita, trasformando i nostri punti di forza — come la moda e l’export — in punti di debolezza. Anche per questo la Toscana fa peggio dell’Italia e i tempi per tornare ai livelli pre Covid saranno lunghissimi, secondo l’analisi dell’Irpet dovremo attendere il 2027.
Con il secondo lockdown si concretizza lo scenario peggiore, con il Pil della Toscana che farà segnare un meno 13,7%. Nel 2021 Irpet stima un rimbalzo positivo, con un aumento del Pil regionale del 5%, ma dal 2022 si tornerà al consueto incremento dell’1%, per tornare ai livelli dello scorso anno nappunto bisognerà attendere il 2027.

A NATALE ANCORA COLORATI DI ARANCIONE?

La Toscana potrebbe essere tra le regioni ancora in zona arancio a Natale. Per una questione di date. I numeri della Regione verranno presi in esame il 29 novembre ma basandosi sulle due settimane precedenti e calcolando l’Rt sui contagiati con sintomi, difficilmente potremo cambiare zona in quella data. Rimarremo quindi “in rosso”. Il 4 dicembre sarà fatta una nuova valutazione ma già dal giorno precedente potrebbe essere varato il nuovo dpcm di Natale. Prima dell’8 dicembre dovremmo diventare arancio (nel frattempo il calcolo dell’Rt verrà fatto sulle settimane per noi di miglioramento) e i toscani potranno dedicarsi allo shopping seppur con limitazioni. E poi?
In teoria, se il ministero non chiederà alla cabina di regia di anticipare il monitoraggio, quello relativo alla settimana 14-20 dicembre, l’ultima che la Toscana dovrebbe trascorrere per le misure arancio, verrà fornito al ministro e reso pubblico il 24 o il 25 dicembre. A quel punto Speranza dovrebbe fare la nuova ordinanza e la Toscana slitterebbe in giallo solo il 26 o il 27 dicembre con il divieto per Natale di andare in altri comuni rispetto a quello di residenza o domicilio. 
da “Il Tirreno” del 20 novembre 2020

LA FRAGILITA’ DELLA NOSTRA UMANITA’

Il professore Umberto Galimberti,
filosofo e accademico italiano e giornalista de La Repubblica

“Oggi abbiamo un’umanità molto più debole e fragile, molto più incerta rispetto a quella uscita dalla Seconda guerra mondiale. Ogni generazione che ha avuto a che fare con le guerre, poi si è data da fare per la ricostruzione della società e della propria vita.
E in questo ha trovato il senso, individuale e collettivo del proprio cammino. Noi siamo da settanta anni in uno stato di pace beneficiati da una cultura consumistica che accontentava ogni nostro desiderio. 
Ma una società disattrezzata psicologicamente per affrontare le difficoltà.
Una società debole, non abituata al sacrificio, alla fatica, all’impegno, alla solidarietà.
E allora è più difficile sopportare le tragedie come può essere questa pandemia.
Perché siamo meno forti, molto meno forti di prima”.
Prof. Umberto Galimberti – antropologo, filosofo, sociologo, docente universitario
Dal post su Facebook di Andrea Luchi del 18 novembre 2020

LA RIVOLUZIONE 5.0 SARA’ LA SOSTENIBILITA’

Il professor Paolo Dario, pro-rettore
della Scuola Sant’Anna di Pisa

«Ho approfittato di questi mesi di pandemia per una riflessione su cosa debba essere l’industria 5.0. Se la prima rivoluzione industriale è stata il vapore, la seconda l’elettricità, la terza quella elettronica e la quarta quella informatica, l’intelligenza artificiale non possiamo considerarla una quinta rivoluzione. Casomai una versione 4.1. La vera rivoluzione 5.0 è la sostenibilità, uno sviluppo che garantisca la dignità dell’essere umano. Esattamente il tema che esce centrale dalla pandemia. Chiedete ai millennials o a Greta Thunberg, ma anche Papa Francesco».
Professor Paolo Dario – fondatore dell’Istituto di bio-robotica della Scuola Sant’Anna di Pisa, dove è prorettore
da “Il Corriere Fiorentino” del 18 novembre 2020

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Naturalmente sul sito si trovano archiviate tutte le “Parole della domenica” a partire dalla numero uno ad oggi

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