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Parole della domenica ai tempi del virus, la seconda Pasqua di dolore

Parole della domenica ai tempi del virus, la seconda Pasqua di dolore

E’ questa la nostra seconda Pasqua di isolamento e di solitudine a causa della pandemia. La speranza è che questa dolorosa e tormentata via crucis del mondo intero possa presto finire grazie ai vaccini. Siamo nel mezzo di una pandemia senza precedenti, non paragonabile a nessun altro accadimento della nostra storia recente.
Papa Francesco – ancora una volta – ha pregato in una piazza San Pietro vuota.
Tutto è cambiato in breve tempo, ma ormai è più di un anno che il virus ci ha messo in ginocchio, ha provocato dolori e lutti, ha stravolto le nostre vite, ha distrutto economie, come quella già in crisi di Montecatini.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali parole che possano darci un segno di speranza e che rasserenino un po’ il nostro cuore. Per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
(a cura di Mauro Lubrani)

L’abbraccio di Papa Francesco ai bambini

Il Papa incontra alcuni bambini al termine della Via Crucis del 2 aprile 2021

Un giorno Gesù disse: «Lasciate che i bambini vengano a me». Eccoli, dunque, con le loro meditazioni e i loro disegni, ad accompagnare il percorso della Croce. Nel silenzio di una vuota piazza San Pietro (solo alcune decine di persone, in prevalenza cardinali e vescovi, fanno ala al Papa che presiede dal sagrato) risuonano le loro voci, idealmente a nome dei piccoli di tutta la Terra.
«Insegnami a essere gentile con gli altri». «Fammi aiutare chi ha bisogno». «Permettimi di fare la brava». E alla fine alcuni di loro, i più piccoli, si stringono attorno al Pontefice che come un nonno affettuoso si china ad abbracciarli. 
Come già lo scorso anno, Francesco sceglie di restare in silenzio. Ma parla con queste carezze che valgono come un discorso per «tutti i crocifissi del mondo». E in pratica dice che i bambini partecipano alla sofferenza del Crocifisso con le loro stesse sofferenze: il Covid che ha portato via un nonno, il bullismo, le paure, le persecuzioni che «non sono una cosa di 2000 anni fa».
da Avvenire.it – 2 aprile 2021

Pasqua a casa, e non ci meravigliamo più

Se c’è una cosa che fa capire da quanto tempo stiamo combattendo la pandemia è la certezza di trascorrere Pasqua, Pasquetta e i giorni precedenti con tutto il paese in zona rossa. Come a Pasqua 2020. Allora, ci assisteva il senso dell’impresa, della sfida a noi stessi, se saremmo stati in grado di affrontare ciò che mai avremmo avuto coraggio e fantasia di immaginare: la festa primaverile forzatamente “con i tuoi”, alla pari di un qualsiasi Natale e rinunciando, in ordine crescente, a: scampagnate, gitarelle, gite, viaggi, crociere. Siamo sopravvissuti al cambio di abitudini (non tutti, purtroppo, sono sopravvissuti alla malattia). Quest’anno la prospettiva di Pasqua a casa è l’avverarsi di una certezza che avevamo messo in conto, è l’ormai ordinario che si assomma all’ordinario delle privazioni cui siamo costretti e nonostante le quali si continua a contaminarsi, ad ammalarsi, a morire. Pasqua a casa e non abbiamo più la forza – o forse il coraggio civile – non tanto di ribellarci, quanto di meravigliarci, di sorprenderci, di sfidare noi stessi come facemmo un anno fa. Brutto segnale, dare per scontato che la vita sia questa: una vita repressa per mille, per quanto giustificate – motivazioni. Brutto segnale, rassegnarsi che sia cosi e che il nostro passato senza mascherine diventi, nei ricordi, una bella vacanza della vita, tanti giorni felici che la storia ci abbia regalato, ma ora è finita la ricreazione.
La NazioneBuongiorno Montecatini 29 marzo 2021

Il tradimento di Pietro…

Massimo Recalcati è uno psicoanalista, saggista e accademico italiano

«Pietro – nella notte del Getsemani – somiglia tremendamente a Giuda. Questo è sconcertante. (…) La distanza abissale che separa Pietro da Giuda sembra scomparire nel buio fitto, le due figure sembrano sovrapporsi. (…) Gesù attraverso il tradimento di Pietro sta destituendo ogni idealizzazione eroica della fedeltà. Vuole mostrare che anche l’amore più solido – essendo umano – può cadere, scivolare, tradire la propria causa. Pietro non riflette forse l’ambivalenza drammatica che percorre ogni legame d’amore? Egli dice la verità quando afferma senza esitazioni il suo amore, eppure non è in grado di sostenere la prova di questo amore. Il suo tradimento rivela una contraddizione che appartiene all’umano: non sempre siamo all’altezza del nostro amore, non sempre siamo coerenti con il nostro desiderio. (…) Il gesto umanissimo di Pietro ci insegna che la fragilità e la contraddizione appartengono anche all’amore più puro, al desiderio più deciso, che, sempre, la vita umana è esposta al rischio dello smarrimento e dello sbandamento. Nondimeno, è proprio su questo decisivo crinale che si evidenzia la profonda differenza che separa il tradimento di Pietro da quello di Giuda, che, anche nel buio della notte, ci permette di non confondere le loro sagome. Mentre quest’ultimo, di fronte all’orrore del proprio gesto, sceglie la via senza ritorno del suicidio, Pietro piange. (…) Queste lacrime mantengono aperta una possibilità che invece l’atto del suicidio rende impossibile. (…) E’ sempre possibile cadere nel baratro del tradimento, non essere coerenti con la propria parola, contraddirsi, sbagliare, fallire, tradire il proprio desiderio. Ma saper cogliere la propria incoerenza, la propria contraddizione, il proprio errore, il proprio fallimento, il proprio tradimento non impedisce l’amore, ma lo fonda, lo rende possibile, lo istituisce. Il pianto di Pietro non mostra la fine di un amore, ma la sua ripartenza dopo la caduta. L’amore ideale non esiste, l’amore senza mancanza e senza contraddizione non appartiene alla vita umana».
(M. RecalcatiLa notte del Getsemani)
Fra Federico Russo – post su Facebook del 2 aprile 2021

Il libro batte la pandemia: + 25% di vendite

Ha resistito e si è mostrato solido il mondo del libro nella pandemia. Dopo il primo lockdown, ha visto crescere il numero dei lettori, anche se in modalità diverse e sempre più digitali, e nelle prime otto settimane del 2021 ha registrato un aumento del 25% degli acquisti di libri cartacei nel trade. Una ripartenza incoraggiante che vede una disponibilità finanziaria del Centro per il libro e la lettura per gestire la ripresa nel 2021 di 35,4 milioni di euro, dei quali 8,7 milioni di dotazione ordinaria, sommando il 2020 e il 2021, e il resto di dotazione straordinaria con una destinazione già obbligata, come ha spiegato il presidente del Centro per il libro e la lettura, Angelo Piero Cappello.

Tempo di vaccini, il regalo di Sabin ai bambini di tutto il mondo

Albert Bruce Sabin (1906-1993)

Ora che tutto il mondo è in trepida attesa di un vaccino che sconfigga il coronavirus, ricordiamo che 27 anni fa morì il medico che decise di non brevettare il suo vaccino in modo che tutte le case farmaceutiche potessero produrlo per regalarlo a tutti i bambini del mondo.
Albert Bruce Sabin nacque nel 1906 a Białystok, in Polonia.
Medico e virologo ebreo naturalizzato statunitense famoso per aver scoperto il vaccino contro la Poliomielite, rinunciò ai soldi del brevetto consentendone la diffusione per tutti, anche fra i poveri.
Dal 1959 al 1961 furono vaccinati milioni di bambini dei paesi dell’Est, dell’Asia e dell’Europa: il vaccino antipolio di Sabin fu autorizzato in Italia nel 1963, reso obbligatorio nel 1966, debellando così la malattia dal paese.
Lui disse: “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto.
È il mio regalo a tutti i bambini del mondo”. 
E questo fu il suo testamento.
da “Parole della domenica” di aprile 2020

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Naturalmente sul sito si trovano archiviate tutte le “Parole della domenica” a partire dalla numero uno ad oggi

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