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E’ morta in Florida Ivana Silvestri Cella, ambasciatrice di Montecatini in America

E’ morta in Florida Ivana Silvestri Cella, ambasciatrice di Montecatini in America

E’ morta in Florida, dove viveva da diversi anni, Ivana Silvestri Cella, montecatinese creatrice di moda e ambasciatrice della sua città in America. La notizia della scomparsa è stata data dal figlio Renzo con un post sulla pagina Facebook della madre. I funerali si sono svolti a New York e Ivana verrà sepolta accanto al marito. La notizia ha suscitato dolore in città, dove era molto conosciuta e per tanto tempo, ogni anno, vi veniva a trascorrere una lunga vacanza, distinguendosi sempre per eleganza e signorilità.

Riportiamo il racconto della sua vita, come fu pubblicato nel 2002 su TuttoMontecatini:

La sua storia, ebbe a scrivere qualche anno fa Nori Andreini Galli, è storia di ribellioni, di vittorie di sconfitte, per molti aspetti esemplare, ma non può intendersi appieno, se si prescinde dal ricordo e dalla figura del padre, Renzo Silvestri, che vendeva scarpe in un affermato negozio sotto i portici del Gambrinus.

Ivana aveva solo 13 anni, quando cominciò a lavorare come commessa, suscitando l’attenzione di clienti prestigiosi, come Clark Gable, che compravano, venti paia di scarpe alla volta e se le facevano mandare a La Pace. D’inverno Ivana frequentava la scuola delle suore Don Bosco, dove avrebbe preso il diploma di maestra. 

Nel frattempo, anticipando la creatività nella moda, aveva preso un diploma di taglio e di cucito ed aveva deciso che per lei sarebbe stato indispensabile conoscere le lingue per conversare nel negozio sotto i portici con i personaggi come re Faruk, i duchi di Windsor, l’Aga-Khan. Intanto la fama del negozio era diventata notevole, quando si seppe che forniva addirittura le scarpa al Papa (marocchino rosso e fibbie d’oro) puntualmente ritirate dai Monsignori Federici e Montini. Per Ivana era il primo impatto con gli alti ambienti del Vaticano, che nella sua vita avrebbe poi giocato un ruolo importantissimo. 

Quindi decise di frequentare corsi di lingue a Firenze al Grenoble e al British. Qui conobbe Niky Grinstin, una deliziosa ragazza inglese, figlia di diplomatici, che la invitò a Londra e la esortò a raggiungere una rigorosa specializzazione linguistica: Ecco dunque Ivana all’English Progressive Group conoscere e frequentare le famiglie piu’ in vista, legare amicizie che sarebbero rimaste per la vita. Una delle ragazze della scuola era infatti Vittoria Lanari, figlia della baronessa Anita, esponente della piu’ esclusiva aristocrazia romana. Ivana, che ormai aveva raggiunto un inglese perfetto, andò a Parigi, ospite dell’amica Jaqueline Manet e frequentò un mese l’atelier di Balmain, il cui direttore generale aveva conosciuto nel negozio del padre a Montecatini.

Poi, invitata da Vittoria Lanari andò a Roma e se ne innamorò. Ormai possedeva quattro lingue e una straordinaria attitudine al disegno. Qui ebbe un’idea straordinaria e coraggiosa, quella di restare a Roma e di aprire una boutique. Il padre Renzo cercò di dissuaderla e nel dissidio intervenne allora il Monsignor Montini ( il futuro Papa Paolo VI), segretario di Stato. Paternamente consigliò Ivana, che aveva conosciuto bambina, a rientrare a Montecatini, ma, davanti al suo rifiuto, le procurò un posto di lavoro all’Ambasciata Americana nell’Ufficio di Pubbliche Relazioni.

Ivana ha dunque un lavoro congeniale, che le permette di conoscere le persone piu’ in vista e di guadagnare molto bene. Di lì a pochi mesi può finalmente realizzare il suo sogno, un appartamento centrale in via Gregoriana, la strada dei grandi sarti, fra Antonelli e la Tessitrice di Capri, a due passi da Cappucci. Per non essere sopraffatta, inventa una linea per le teen-agers: abiti per ragazze, adatti a tutte le ore, a tutte le occasioni,quelli da sera ricamati dalle stesse ricamatrici di Gattinoni. Ivana lavora a pieno ritmo, a ventitre anni ha già venti sarte sotto di sé ed ai suoi ordini.&nbsp;</p>

Nel ’63 accetta di fare una crociera e di andare negli Stati Uniti: A New York scopre un altro mondo con grandi possibilità di lavoro nel campo della moda. Incontra in Virginia sua sorella, che da anni ormai era sposata felicemente con un americano, visita la Florida, la California: e finisce per decidere che quello sarà il suo mondo. Durante il viaggio aveva conosciuto due cari coniugi americani, Les e Pauline Rice.

Il loro consiglio è di trasferirsi con un certo capitale in Canada e di là richiedere lavoro, facendo leva sul prestigioso curriculum di donna d’affari, di disegnatrice ed esperta di moda, e sulla proprietà di ben quattro lingue. Ivana si stabilisce a Montreal. Grazie all’interessamento del Console Paolo Canali, amico di Montecatini e cliente del padre, Ivana, riconosciuta presentata alla colonia italiana ed a quella inglese, stringe amicizia con i signori Christie ed intraprende l’attività di importatrice di moda. 

E Poiché la moda in Canada è indietro di dieci anni, può comprare a poco e vendere a molto, realizzando in breve tempo una fortuna. Anche la televisione canadese la intervista piu’ volte come esperta del settore. Alla fine del ’66, la casa di moda Donald Brooks, la piu’ prestigiosa d’America, la invita ad un colloquio, che si rivela brillantissimo. 

Ormai il suo ingresso negli Stati Uniti pare sicuro ed i festosissimi amici Rice la conducono a Manhattan, al Christ-Cella, un ristorante famosissimo, di grande reputazione, abituale punto d’incontro di industriali e uomini d’affari, di banchieri e diplomatici, salito nella leggenda, per essere stato scelto da Italo Balbo, prima della trasvolata. Scriveva ancora Nori Andreini Galli: “ Così proprio nel momento in cui sentiva d’aver piegato il proprio destino, inaspettato, non visto, le venne incontro addirittura l’amore”. 

Proprietario del ristorante era infatti Richard Thomas Cella, generale dell’aviazione americana, collaboratore del generale Benjamin Shriver (quattro stelle) nelle ricerche spaziali del programma Kennedy; un uomo più grande di lei , con una ricca esperienza umana, un’interminabile serie di decorazioni, a cominciare dalla Legion d’Onore, intelligente, profondo, buon parlatore. Ivana si sposa, con infinita commozione, a Reno nel Nevada, è la signora Cella e poi madre di Renzo. Durante una vacanza in Florida, in riva all’oceano, vide un giorno dei bambini raccogliere denti di vari colori, che dissero di pescecane. Ivana ne fu affascinata, diventò collezionista, apprese dal Museo di Storia Naturale che si trattava di materiali vecchi di milione di anni , databili ad epoche geologiche, come il Miocene ed il Pliocene. Con questi denti si divertì a fare collages e poi, quando venne in Italia, a farli legare in oro per se. 

Era il 1970. Dal Palm Batch Club la moda dei denti di pescecane, caricati attraverso i millenni di colori e di simboli magici, dilagò in America; tornò in Europa. Tra i grandi gioiellieri da Cartier a Saks a Kruger glieli richiesero. Intanto, Ivana disegnava ed arricchiva d’infinite varianti l’idea originale. Poi, si dedicò all’acquisto di gioielli antichi e, rispettandone i motivi decorativi e l’ispirazione originale , li adattava a collane moderne. 

Il suo desiderio era quello di stare vicina al marito, valorizzarne l’opera, la personalità, le amicizie, il fatto pur avendo raggiunto i vertici della carriera militare e degli studi nel campo dell’ingegneria aeronautica , mantenendo la gestione del ristorante “Christ-Cella”, che ha avuto anche l’onore di servire il pranzo a Papa Woytila, durante una visita a New York. Strettissimi sono sempre stati i rapporti tra Ivana e la diplomazia vaticana, eminenze e personaggi accreditati in tutto il mondo. Ma la vita non riserva solo gioie e felicità. 

Il caro marito di Ivana se n’è andato troppo presto, prima che tanti loro progetti e sogni potessero essere realizzati. Il ristorante e la casa di New York erano stati venduti e la coppia si era trasferita in Florida per garantire un clima migliore al marito Richard durante la malattia. Ora quella casa in riva al mare è troppo vuota e colma di ricordi. 

Qualche anno fa, Ivana aveva deciso di tornare a Montecatini per stare accanto ai suoi cari, per ricevere gli amici nella sua luminosa casa vicina al centro con le finestre che aprono lo sguardo sul colle di Montecatini Alto, per dimostrare l’affetto per il proprio paese, immutato dopo tanti anni trascorsi in giro per il mondo.

Però, ben presto si accorse che la sua Montecatini non era più quella dei suoi ricordi e così decise di vendere la casa e di tornare in America, limitando i suoi contatti a qualche vacanza estiva. 

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