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Morta a 104 anni Olivia de Havilland: da «Via col vento» a una indimenticabile vacanza a Montecatini

Morta a 104 anni Olivia de Havilland: da «Via col vento» a una indimenticabile vacanza a Montecatini

Il 1 luglio 2020 aveva festeggiato i suoi 104 anni. Il 26 luglio è morta a Parigi l’attrice Olivia De Havilland, ultima superstite del cast di «Via col vento»: nel kolossal aveva interpretato la parte di Melania, co-protagonista femminile della storia assieme a Rossella O’Hara, interpretata da Vivien Leigh. Per tutti è sempre stata Melania, la remissiva moglie del mite Ashley di «Via col vento» (1939), tanto ingenua da non accorgersi che la cugina Rossella le insidiava il marito. La star viveva a Parigi, dove si era trasferita a metà degli anni Cinquanta per allontanarsi da una Hollywood che non l’amava molto,
Nata il 1° luglio 1916 a Tokyo, dove esercitava il padre, avvocato inglese, Olivia de Havilland seguì la madre Lilian Ruse a Los Angeles dove si era trasferita dopo il divorzio insieme con la figlia minore Joan, che per debuttare al cinema sceglierà il cognome del secondo marito della donna, George Fontaine.

Olivia de Havilland è stata una delle tante stelle di Hollywood che hanno frequentato Montecatini negli anni d’oro della stazione termale. Ancora oggi è ricordata per la splendida interpretazione del dolce personaggio di Melania in Via col vento, diretto da Victor Fleming nel 1939.
Sul filo dei ricordi aveva confessato : «La Hollywood del passato faceva sognare e pensare, perché trasformava ogni leggenda in verità, senza puntare solo al boxoffice. Sono l’unica sopravvissuta di Via col vento, ma riguardando le mie pellicole ho avuto modo di rivedere i miei partner e di considerarli inimitabili. Oggi tutti possono compiere missioni impossibili grazie agli effetti speciali, ma nessuno riesce ad eguagliare Flynn o Lancaster».
Venne a Montecatini nel 1955 e colpì tutti, oltre che per la sua bellezza, per la raffinatezza e le qualità umane. Abbinò la cura delle acque allo stabilimento Tettuccio a lunghe pause di completo relax nel giardino del Grand Hotel La Pace e in passeggiate in città.

Olivia de Havilland a passeggio sul viale Verdi (Archivio Foto Rosellini)

Tra l’altro, stava attraversando un periodo di particolare felicità per il matrimonio con il giornalista francese Pierre Galante, dopo il divorzio dallo scrittore Marcus Goodrich. Fu leggendario il suo legame con John Huston, che tuttavia preferì sposare un’altra donna.
Sul piano professionale, invece, non erano anni di grandi successi, dopo l’affermazione ottenuta con Via col vento. Ricorda l’attrice: «I registi mi riservavano sempre ruoli da buona, ma nella vita e sul set avevo un caratterino opposto e sapevo vincere battaglie con gli studios padri-padroni. Pretendevo rispetto, tirando fuori le unghie che non avevano i miei docili personaggi. Nel 1940, dando l’esempio alle mie colleghe, lottai contro un tirannico contratto della Warner e fui emarginata per tre lunghi anni, ma nel ’46 – finalmente libera – ebbi il mio primo Oscar».

L’attrice nel ruolo di Melania in “Via col vento”

Infatti, Olivia de Havilland ottenne eccezionali riconoscimenti tra il 1946 e il 1949. Nel 1946 ottenne l’Oscar per l’eccezionale interpretazione di A ciascuno il suo destino, dove seppe dare un tratto umanissimo ad una madre sventurata. Nel ’49 la critica volle concederle il massimo dei riconoscimenti: ancora un Oscar per il film The Heiress, nel ruolo di una donna dominata da un complesso di inferiorità, il premio della critica a New York e quello di migliore attrice al festival di Venezia per The snake pit.
Aveva quindi tentato mla carriera teatrale a Broadway con Romeo e Giulietta, ottenendo però dure reazioni da parte della critica. Era seguita la partecipazione in film mediocri, che non ne esaltavano le grandi doti interpretative.
E chi ricordava dei suoi molti compagni di viaggio? «In particolare Errol Flynn, il più affascinante di tutti, ed i nostri otto film. Il suo Robin Hood in Technicolor del 1938 è asolutamente il migliore. Poi, ricordo con affetto Robert Mitchum, il più complesso, Henry Fonda, il più glamour, Richard Burton, il più seduttivo, il grandissimo James Cagney, Charles Boyer, il più elegante ed ironico; infine, Montgomery Clift, il più sensibile».

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