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“La nostra lotta contro il Covid”: una testimonianza dell’incubo vissuto da una famiglia

“La nostra lotta contro il Covid”: una testimonianza dell’incubo vissuto da una famiglia

Cosa accade quando il virus all’improvviso sconvolge la tranquillità di una famiglia? Nicoletta Giovannelli e suo marito Carlo Frederick, conosciutissimi a Montecatini, si sono trovati ad affrontare una drammatica situazione, per fortuna in fase di risoluzione grazie ai medici e all’aiuto di tante altre persone.
Nicoletta vuole offrire questo racconto della vicenda anche per lanciare un messaggio contro tutti quelli che negano la presenza del Covid e non vedono le sofferenze di tantissime persone.
Ecco cosa scrive Nicoletta Giovannelli:
L’8 novembre prima di perdere tutte le forze pubblicavo una foto qui sotto in allegato e rendo pubblico quello che intimamente scrivevo: Lui… si chiama Crown… in maniera infida mi ha ceduto la sua Corona. Piano piano in silenzio mi ha investito del suo simbolo nobiliare… e io adesso devo portare questo peso e saperlo gestire. Ce la farò a liberarmi… ce la farò a scappare e appena le forze ritorneranno, voglio lasciare questo scomodo trono, abdicare e rimpossessarmi di me. Inutile insistere a fissarmi negli occhi per ipnotizzarmi perché mi batterò con tutte le mie forze! Mi hai avvinghiato, mi  hai dominato, mi hai torturato, mi hai impedito di mangiare,  mi hai reso inerme immobilizzandomi ad un giaciglio, senza forza alcuna, mi hai morso ovunque provocandomi ogni dolore, materiale e spirituale. Ma lontano nel cielo le poiane si stanno riunendo, la mia colonna portante mi sostiene. Seduta in veranda guardo l’orizzonte. Ti farò scendere quella scala da dove sei arrivato.

Il 14 a notte fonda, vicino a mio marito, contavo i respiri al minuto e verificavo i valori ogni ora, 86 era una saturazione al minimo… Ero talmente sveglia e vigile, che dovevo fermare quell’attimo così forte scrivendo quanto segue: Mi viene in mente il nonno nel 1964… con l ossigeno… poi una mattina entrai nella sua stanza e il materasso era arrotolato sulla rete. Le finestre aperte, spalancate, una leggera aria pungente, il silenzio. Non domandai nulla… seppur piccola sapevo che non dovevo chiedere nulla…  E poi lasci il flash del passato e guardi fisso chi hai vicino… cogli tutte le sfumature… le smorfie… vedi le sembianze tramutare… Che botta dentro… Di notte avanzano prepotenti i pensieri e i ricordi sopiti nel tempo. Si fanno spazio arroganti e ti riaffiorano persino gli odori, le sensazioni… le gioie e i dolori. E ti dirò nella passione… in qualche modo ti forgiano, ti scuotono, ti fanno piangere, poi sorridere e ripiangere.  
E ora chiudo qui, sola coi miei pensieri arrocchettati… incapace di urlare, stremata. E dopo l’una si fanno le due e dopo le due le tre… e conti i minuti, conti le ore, conti i sospiri che non devono aumentare e la smania ti sovrasta e prendi un calmante perché il cuore si fa sentire e te non devi perdere la calma, e quel silenzio è assordante e quel gorgoglio dell’acqua dell’ossigeno diventa il tuo nemico… i rumori si amplificano e pure la paura. Vorresti andartene, uscire, respirare, correre forte,  ma non ce la fai… non fai un passo… tutto è pesante, ti accasci e ti ripigli. Navighi come in una cloaca, hai l’urto di vomito e la nausea, la tosse esplosiva, i reni con le fitte lancinanti… e non avverti più i sapori: l’acqua da dolciastra come il sangue, si fa metallica, amara e salina. Avverto solo il sapore della patata lessa e della mela, il resto è concime chimico o fondo di pentola d’alluminio con risciacquo di cicuta. E perché non parlare della polmonite sopraggiunta ad entrambi, a chi più e a chi meno, che ti fa respirare male, che ti porta l’affanno, che ti rende faticosa la parola.

15 novembre: Sono appiattita sul letto, inerme. Faccio fatica a fare quel poco da mangiare e mi sorreggo per riuscire a stare in piedi.  Mi sento come un cartone animato che scivola come una sfoglia appiattita sugli scalini…

16 novembre: Sono in guerra, sto combattendo la guerra con questo essere devastante che mi dà l’esatta percezione dell’essere posseduta, in ogni anfratto fisico e psichico. Vorrei uscire da questo incubo. Ancora una notte fatta di ansia tremando per il respiro disconnesso di Charly, urlandogli “stai su… stai su”… controllando il flusso, preparando uno zaino… Io prosciugata di acqua da non riuscire più a deglutire, con la pelle bruciata in viso e le labbra spaccate e doloranti, la testa che esplode letteralmente, gli occhi che bruciano e non si aprono. Non si può descrivere…ci uscirò? Sono stravolta.

E avrei bisogno di qualcuno che mi tiene la mano o mi stringe il polso o una caviglia o mi fa una carezza sulla fronte. Ci guardiamo senza proferire parola, il silenzio regna pesante, gli occhi dicono parole impronunciabili, io vedo i tuoi pensieri, spero che non tu colga i miei. E il pensiero non si ferma lì, va oltre, ai figli, alla mamma novantatreenne, relegata in una stanza e che non si muove bene. Tutti in quarantena.

Scrivo sì dottore! Me l’hai chiesto e lo faccio… scrivo di quanto ci si sente soli, abbandonati, con servizi tardi o assenti. Con l’assenza di uffici locali che potrebbero fare da sostegno psicologico.  Con le risposte tarde degli uffici e un recupero rifiuti sanitari che è partito in ritardo gravoso (dopo15 giorni!). Con i dottori che cercano disperatamente di curarti a casa e che sono oberati dalla burocrazia e afflitti dall’impotenza e da una mala gestione sanitaria, che doveva prendere spunto da marzo e pianificare tante situazioni concomitanti. Scrivo della insulsaggine di una prenotazione del tampone da fare solo e soltanto a mezzanotte e zero due, on line sul sito della Regione!… Scrivo dell’isolamento pesante. E dei sintomi… che se ti pigliano bene, ti ammazzano. E di gente amica che se ne è andata…

Lo dico con fare liberatorio a quelle carogne che hanno il privilegio di non essere colpiti dal virus e se ne fregano e fanno i negazionisti dell’ultima ora e scrivono emerite boiate, bestialità, corbellerie, eresie, idiozie, spropositi e si mettono in cattedra e diventano giudici, dottori, scienziati e battono i piedini come bimbi viziati che non sanno cosa significhi pensare agli altri, ma vedono solo se stessi. E con estrema superficialità e vuotezza interiore, perché per loro la vita è una ruota che gira e inneggiano alla selezione naturale. Quegli stessi che spesso in altri frangenti, si fanno portatori di tradizioni, di pensieri politici morali e filosofici.

Che non me ne capiti uno o una sotto tiro, perché se avrò recuperata la forza gli darò uno schiaffo da rigirargli quel cervello insano e mi farò felicemente querelare.

(Grazie a: Carlo Benvenuti, Daniele Pacini, Andrea Pieraccini, Marco Morale, Laura Ferrini, Christophger Molinaro, Mariano Muscas e Mary, Helga Bracali, Bruno Ialuna, Gabriella Bronzini, Elena ed Afrim Gjepali, Luisa Moroni e Valentina Arinci)”.

3 Comments

  1. Ben scritto … felice di sapere che stai meglio. Stammi bene. Un abbraccio a te e Charles.

  2. Ben scritto … felice di sapere che stai meglio. Queste informazioni dovrebbero essere condivise con tutti coloro che negano il virus. Stai attento. Un abbraccio a te e Carlo.

  3. Mi fa molto piacere sapere che il tutto si sia risolto. Un caro abbraccio

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