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Parole della domenica, troppe incertezze per le famiglie e il turismo ne risente

Parole della domenica, troppe incertezze per le famiglie e il turismo ne risente

Crescono i timori sulle prospettive del turismo in Italia. Si intravedeva una possibile crescita dopo due anni di pandemia e, invece, è arrivata la guerra tra Russia e Ucraina con inevitabili ripercussioni negative specie per una città come Montecatini che riceveva da questi paesi i turisti migliori. Ora si aggiunge un’altra situazione critica ed è quella del forte rincaro di luce e gas, che riguarda soprattutto i possibili turisti italiani. Gli aumenti si ripercuotono sui bilanci di tante famiglie che saranno costrette a rivedere i propri progetti e a rinunciare alle vacanze. Insomma, una situazione non facile, piove sul bagnato, quando invece ci sarebbero voluti mesi di maggiore tranquillità per una inversione di tendenza.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a chi ci segue 

(a cura di Mauro Lubrani)

Addio a Matarazzo, rinunciò a due milioni per amore di un cavallo

Il driver Salvatore Matarazzo

Cosa fare quando ti offrono due miliardi per un puledro che ha pagato 18 milioni alle aste? Seguire le ragioni del cuore o quelle del portafoglio? E’ il bivio che si era trovato di fronte Salvatore Matarazzo dopo le prime vittorie importanti del suo Majer Art. L’allenatore campano, scomparso domenica sera per un arresto cardiaco all’età di 86 anni, qualche dubbio l’ebbe. Del resto la cifra era di quelle che ti possono anche cambiare la vita. Ma furono i familiari a togliergli qualsiasi remora. “Se lo vendi divorzio”, disse la moglie. Mentre i figli minacciarono di abbandonare il lavoro in scuderia. Insomma vinse il cuore. E Majer Art restò insieme al suo scopritore. E fu una scelta vincente per entrambi. Majer Art e Matarazzo sembravano fatti uno per l’altro, come Delfo e Brighenti, Wayne e Fontanesi, Vivaldo Baldi e The Last Hurrah.
Majer Art fece parlare di Matarazzo fuori dai confini regionali, mentre gli appassionati toscani lo apprezzavano da tempo. Con Majer arrivarono diversi gran premi, dieci per l’esattezza: l’Italia a Bologna, il Terme che all’epoca era una sorta di rivincita del Derby, Marche, Stabile ad Aversa. E poi a quattro anni: il Dante Alighieri (centrando così quel doppio col Terme che solo i grandi cavalli hanno ottenuto sulla pista del Sesana, il Città di Torino, il Città di Taranto, il Firenze e soprattutto l’Europa a San Siro. E infine, da anziano il Grassi a Cesena, oltre a tutta una serie di piazzamenti nelle principali corse del nostro trotto. Proverbiali e le sfide con Mint di Jesolo, il leader della sua generazione. E spesso il derbywinner doveva alzare bandiera bianca di fronte a quel cavallone dal mantello scuro. Salvatore Matarazzo proveniva da una dinastia di guidatori. La famiglia era originaria di Santa Maria Capua Vetere. Negli anni Sessanta si trasferì al nord, andando a lavorare dai Biasuzzi, diventando la seconda guida di Giancarlo Baldi e con Barbablù si levò le prime soddisfazioni come nel Città di Padova nel ’69 grazie a una sua abile mossa. Poi si trasferì a Montecatini dove mise scuderia per conto proprio.
Gabriele Galligani – da “La Nazione” del 29 marzo 2022

Caccia grossa ai cinghiali che passeggiano in città

​Abbattuto uno dei cinghiali che, incurante di auto e passanti, si aggirano sovente nelle strade urbane. L’intervento è stato effettuato dalla polizia provinciale. Ne dà notizia Nicola Tesi, consigliere provinciale delegato alla polizia provinciale. «In questi giorni – dice – si sono registrati diversi avvistamenti di ungulati a Montecatini e più precisamente nella zona vicina a viale Colombo. A seguito della modifica della normativa regionale, abbiamo informato il sindaco: quando si tratta di centro abitato, è lui che deve attivare il Numero univoco d’intervento (Nui) attraverso la richiesta all’ufficio caccia della Regione che è stato attivato il 17 marzo.
L’autorizzazione della Regione è giunta il 21 marzo e dal giorno dopo sono iniziate le operazioni di verifica, cattura e abbattimento degli ungulati. Il 24 marzo, al fine di rendere partecipe il Comune delle operazioni in corso, abbiamo incontrato Luca Baroncini e il comandante della polizia municipale Domenico Gatto per spiegare loro gli interventi predisposti. «Da tempo – aggiunge Tesi – portiamo avanti la battaglia per eradicare il cinghiale dalle aree non vocate, ma a questo deve aggiungersi anche da parte dei sindaci una lotta ai campi incolti con sanzioni adeguate, andando a rivedere i regolamenti di polizia rurale.

Un museo di palloni sul tetto della chiesa

In terra i palloni recuperati

Cosa vedete, nella parte bassa della fotografia? Palloni. Ne hanno trovati a dozzine, pulendo il tetto della chiesa di San Tommaso ad Ascoli Piceno, in vista del restauro della struttura, lesionata nel terremoto del 2016. Generazioni di ragazzini li hanno spediti lassù, giocando a calcio nella piazza. I telecronisti, ancora oggi, parlano di «un tiro alla viva il parroco» o di «un campanile» quando il pallone — in un rinvio, in un contrasto — si alza in verticale. Ecco: chissà chi era il parroco, chissà chi ha tirato, chissà quando sono finiti sotto il campanile, quei palloni.

Sono rimasti lì per decenni. Un piccolo museo sportivo del Novecento: modelli di plastica e di cuoio (c’è anche quello prodotto in occasione dei mondiali d’Argentina del 1978) che hanno resistito a pioggia, vento, sole d’estate e gelo d’inverno. Dice il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti: «Tra quei palloni, molti erano recenti. Ci sono bambini che si trovano a giocare in piazza ancora oggi. Meno di una volta, ma ci sono». Vogliamo credergli, nessuno chiederà la datazione dei palloni. Ma l’impressione, a giudicare dalle reazioni, è che rappresentino un rimpianto collettivo. Quei palloni — bianchi, blu, arancioni, a scacchi, gonfi, sgonfi, coperti di muffa, incrostati di fango — sono il racconto di un Paese dove i ragazzini correvano sulle piazze, i nonni guardavano, il curato bofonchiava ma lasciava fare, l’Italia andava ai Mondiali, e magari li vinceva. 

Oggi quei ragazzini hanno in mano un cellulare, i nonni guardano la guerra in tv, e sulle piazze italiane vigili e cartelli vietano di giocare a calcio. In quanto ai Mondiali, be’, lo sapete. Chiudiamo con un sorriso, in questi giorni serve. Tra i molti commenti apparsi sui social, sotto la fotografia, ecco il migliore: «Gli attaccanti italiani non hanno mai avuto una buona mira».
Beppe SevergniniCorriere della Sera del 31 marzo 2022

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