Parole della domenica, le acque termali dimenticate nel concordato. Si pensa ad un consorzio per poi distribuirle agli stabilimenti

Ops, si sono dimenticati le acque termali! Incredibile ma vero. Il testo del Concordato sulla liquidazione finale di Società Terme non prevede come gestire la distribuzione delle acque termali tra tutti gli stabilimenti. Il valore di questi non può certo prescindere dalla presenza o meno delle acque.
Tra l’altro, dagli studi presentati recentemente risulta che le fonti siano tante e interconnesse, cioè più si utilizza acqua da una fonte meno si può attingere da un’altra.
Ora come rimediare?
Prende corpo l’idea di creare un consorzio per regolare l’utilizzo delle acque da parte degli eventuali soggetti ai quali saranno venduti i beni strategici delle Terme.
La soluzione sembra abbastanza complessa ed in attesa del parere di uno studio legale sulla sua realizzazione.
Sarebbe sicuramente più semplice che le acque venissero prese in carico da parte di Comune o Regione in vista di una loro successiva distribuzione. A loro carico sarebbero eventuali investimenti con possibilità anche di possibili recuperi economici. Vedremo…
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona lettura a tutti quelli che ci seguono.
(a cura di Mauro Lubrani)
L’abbraccio di due madri: quando la pace è donna

Due mamme. Entrambe hanno perso un figlio in guerra. Una è israeliana e una palestinese: ma qui sono semplicemente due mamme che chiedono la pace e si abbracciano. Il Meeting di Rimini si è aperto venerdì scorso con questa testimonianza di pace possibile: in un momento di conflitti e tragedie, odio che travolge l’umanità e appelli vani al cessate il fuoco, questo abbraccio ha la forza dirompente di una strada che già esiste. Elena Kaminka, israeliana, è la madre di Yannai, soldato ventenne ucciso il 7 ottobre 2023; Layla al-Sheik è madre di Qusay, morto a sei mesi davanti a un check point. Entrambe hanno aderito alla associazione Parent’s circle che appunto unisce genitori così duramente provati dal conflitto eppure capaci di mostrare al mondo la via del dialogo.
Elisabetta Soglio – Corriere della Sera / Buone notizie del 25 agosto 2025
Il Covid ha reso il pet sitter un lavoro full time (e ben pagato)

Oltre un anno fa, l’aveva capito il New York Times: quello del pet sitter non è più solo un lavoretto part time. Le storie, raccolte dal quotidiano statunitense, parlavano di retribuzioni superiori ai 100mila dollari annui per prestazioni singole che toccavano i 35 dollari. A passeggiata, per intendersi. La crescita del mercato era dovuta alle sempre maggiori attenzioni dei proprietari – in molti report si parla di “umanizzazione dei pet” – ma anche, in larga parte, alla crescita del numero di animali d’affezione durante il periodo pandemico.
In Italia non esistono numeri che monitorino il mercato del dog e cat sitting, ma la sua crescita è proporzionale a quella dei pet adottati nelle nostre case. Dalla fine del lockdown, il loro numero ha superato quello dei cittadini italiani, raggiungendo quota 62 milioni (siamo i secondi in Europa, secondo i dati Euromonitor). E la spesa per la loro cura è in continua crescita: nel 2023, solo il mercato del pet food ha superato i 3 miliardi di euro (stime del report Assalco-Zoomark). Tradotto: gli italiani sono disposti a spendere sempre di più per i propri animali, anche ovviamente per curarli in loro assenza.
Perciò, la richiesta per pet sitter è in aumento (in particolare, per i cani) e le opzioni per renderlo un lavoro a tempo pieno – dalle piattaforme online all’house sitting – sono sempre più numerose.
Andrea Ceredani – SkyTG24 del 6 agosto 2025
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