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Il taglio degli alberi a Montecatini: ecco come dovrebbero essere difese le piante “monumentali”

Il taglio degli alberi a Montecatini: ecco come dovrebbero essere difese le piante “monumentali”

Montecatinese di nascita e di formazione, dopo aver vissuto all’estero per quasi 40 anni, negli ultimi tempi ho deciso di ritornare sempre più spesso nella città termale, con l’idea di trascorrerci gli anni della pensione.
Ci sarebbero tante cose da dire sulla Montecatini vista con gli occhi disincantati di chi avuto esperienze di vita e di lavoro all’estero, ma mi voglio qui concentrare solo su un argomento che mi tiene molto a cuore e di cui credo di sapere qualcosa: gli alberi e il verde cittadino.
Dal momento che sono stato molto in città negli ultimi tempi, gli amici mi domandano spesso se ho notato qualche differenza tra le amministrazioni di destra e di sinistra che si sono recentemente succedute. Io rispondo sempre che vedo poche differenze, ma noto in compenso una fortissima continuità di azione su un punto ben preciso: il taglio degli alberi !!!

Mi limito ai due esempi  recenti più eclatanti: il taglio dei pini di Via Sardegna, eseguito dall’Amministrazione di destra, per fare posto ad una minuscola pista ciclabile che finisce in un “cul de sac” (le ragioni per cui Montecatini, che per la sua morfologia e la sua storia si presterebbe magnificamente bene agli spostamenti in bicicletta, non abbia ancora nel 2026 una pista ciclabile degna di questo nome rimane per me  un mistero indecifrabile) e il taglio dei numerosissimi e imponenti pini di Via Marconi (la strada che va al liceo che ho frequentato tanti anni fa) decisa dall’Amministrazione di sinistra per ragioni che mi sfuggono totalmente.
Sono stati dunque tagliati numerosi pini di età e dunque di taglia molto rispettabile, che possono essere quasi considerati alberi monumentali. Si tratta di alberi adulti e molto grandi e ci vorranno decenni per rimpiazzarli (se mai lo saranno).

Ora io mi domando se gli amministratori di questa città hanno mai letto un semplice libro di botanica o di ecologia (bastano i libri di testo delle scuole medie). In questi libri si dice molto chiaramente che gli alberi adulti (soprattutto se centenari o quasi) rappresentano un ecosistema unico e difficilmente sostituibile: una biodiversità (parola molto citata ma mai veramente capita) enorme formata da decine di funghi e animali che vivono sull’albero o grazie ad esso, tra i quali molti parassiti e predatori di zanzare e altri insetti dannosi per la nostra salute. Una grande biodiversità significa un equilibrio ecologico in cui le azioni di un organismo nocivo (per l’uomo, per gli animali domestici o per l’agricoltura) sono destinate ad essere frenate da una coorte di insetti e funghi benefici.

Alcuni studi scientifici arrivano a dire che per rimpiazzare il taglio di un albero monumentale bisognerebbe piantare 2000 alberi. Non credo si debba arrivare a questi limiti, ma certo non basta assolutamente sostituire gli alberi tagliati con piccoli esemplari di pochi anni di vita.
Gli stessi libri di testo dicono anche che gli alberi adulti con chiome importanti hanno un impatto molto importante sulla regolazione del clima (insolazione, umidità, vento, ecc.). Chi va a spiegare agli abitanti di Via Marconi che a causa del taglio degli alberi durante la prossima estate subiranno un aumento delle temperature tra 2 et 4 gradi rispetto alle estati precedenti?
Ci sono anche centinaia di studi in tutto il mondo che certificano l’importanza del verde (foreste, parchi, alberature) sul benessere fisico e mentale dei cittadini e perfino della sua importanza come collante sociale.

Vogliamo poi parlare del valore paesaggistico degli alberi monumentali? Ci sono ormai metodi scientifici ben riconosciuti per calcolare il valore monetario del patrimonio vegetale. Quando sento parlare (questo argomento circola molto in città) della possibilità di tagliare i pini della circonvallazione, mi inorridisco soltanto al pensiero e non mi capacito che un’amministrazione seria non sia al corrente del valore paesaggistico e culturale di quegli alberi meravigliosi (secondo me valutabili in parecchi milioni di euro), che sono proprietà intangibile dei cittadini e dei turisti montecatinesi.

Naturalmente mi verrà detto che gli alberi tagliati erano malati o pericolosi per i cittadini. Cerchiamo di sfatare anche queste scuse. Sento dire continuamente che i pini devono essere sostituiti perché con le loro radici superficiali alterano il manto stradale e fanno correre rischi agli automobilisti e ai motociclisti. Niente di più vero, ma ormai ci sono sistemi agronomici ben conosciuti per limitare al massimo questo problema o almeno farlo diventare accettabile. Basterebbe andare a visitare cittadine simili a Montecatini dove i pini caratterizzano ancora più fortemente il paesaggio urbano (vedi per esempio Castiglioncello) e dove nessuno si sogna di tagliare questi alberi meravigliosi. E poi diciamocela tutta: è mai possibile che nel 2026 il benessere di auto e moto sia più importante del verde urbano? Se auto e moto andassero un po’ più piano (30 km/h nell’ipercentro) anche qualche radice affiorante non sarebbe un problema.

Ed arriviamo poi alla madre di tutte le battaglie sul verde pubblico: gli alberi malati che rischiano di cadere e rappresentano dunque un pericolo mortale per i cittadini. Anche qui c’è del vero, naturalmente, ma quanto? Affermare che tutti i pini di Via Marconi erano malati e rischiavano di cadere da un momento all’altro è un’offesa all’intelligenza di chi lo asserisce. Sicuramente alcuni alberi erano malati (ma di che cosa poi?), o erano in cattiva salute o semplicemente vecchi, ma gli alberi sono come gli esseri umani: anche con la stessa età alcuni individui stanno per morire ed altri sono in perfetta salute. In Via Marconi (ma questa vale per qualsiasi viale o parco cittadino) si doveva fare un piano decennale (ancora meglio se ventennale) in cui si prevedeva di tagliare gli alberi veramente in fin di vita, rimpiazzarli immediatamente con esemplari di grande taglia  (la presenza dei vivai pistoiesi è una fortuna in questo senso), organizzare la piantagione di nuovi alberi per rimpiazzare gradualmente gli alberi pericolanti e difendere strenuamente gli alberi semplicemente in difficoltà (con cure agronomiche specifiche, con tiranti per evitare eventuali crolli, ecc). In questo modo si arriva piano a piano (senza scempi ambientali ed ecologici) ad una situazione di alberatura in buona salute per i prossimi decenni. Se poi si vogliono rimpiazzare i pini con altre specie, perché no, anche se il paesaggio urbano di Montecatini è sempre stato modellato in buona parte da questa essenza e ci andrei molto piano a sostituirli (vedi anche sopra). In tutti casi non si possono sostituire alberi monumentali dalla larga chioma con cipressi che fanno pochissima ombra o con arbusti che arrivano a 2-3 metri di altezza: il riscaldamento climatico è ormai un’evidenza scientifica e avere una città piena di grandi alberi a chioma larga è una delle poche cose che si può fare per mitigare il sole cocente delle estati toscane.
Infine, arriviamo anche al punto, sempre invocato da tutte le Amministrazioni, della loro responsabilità civile ed anche penale nei riguardi dei cittadini in caso di caduta di alberi. Capisco benissimo che il problema è molto serio, però non ci si può sempre nascondersi dietro di esso.  Prima di tutto deve essere molto chiaro che tutti gli alberi conservano inevitabilmente una certa dose di propensione al cedimento (e quindi di pericolosità). In arboricoltura non è infatti possibile individuare ogni e qualsiasi condizione che potrebbe portare un albero al cedimento totale o parziale. Gli alberi sono organismi viventi, che possono cadere in molti modi, alcuni dei quali non ancora pienamente compresi. Inoltre, le condizioni degli alberi sono spesso nascoste da altri alberi, dal fogliame o da manufatti che impediscono l’osservazione e l’analisi. L’apparato radicale poi vegeta al di sotto del terreno e non è quindi osservabile se non in peculiari situazioni e con tecniche appropriate e complesse. Infine, occorre ancora precisare che gli alberi si sono evoluti in modo tale da favorire il cedimento di loro parti prima dell’intera struttura: rami e branche possono quindi essere sacrificate al posto dell’albero intero. Normalmente i cedimenti di branca si limitano alla rottura di rami di modeste dimensioni ed in periodi di condizioni climatiche molto negative. Tuttavia, come è ovvio in ogni sistema naturale, le eccezioni a questa regola sono possibili, per cui questo tipo di cedimenti sono molto difficili da prevedere. Anzi è noto che anche alberi o loro parti perfettamente sane, considerate sicure, possono cadere per eventi peculiari, o a causa di diversi fattori dipendenti da condizioni relative alla fisiologia del legno, ad aspetti dinamici, od alla interazione fra radici e terreno.  Dunque, il rischio zero con gli alberi non esiste, bisogna farsene una ragione.

Per lo stesso motivo, non si possono tagliare continuamente alberi per il rischio, spesso molto lontano e/o minimo, che uno di loro possa cadere e faccia dei danni.
Non riesco poi proprio a capire perché le amministrazioni sembrano essere terrorizzate dall’eventuale caduta degli alberi, ma non sono minimamente preoccupate per altri pericoli molto seri che può correre la popolazione montecatinese (solo per dare qualche esempio: marciapiedi sconnessi quasi ovunque e che sono un attentato continuo alla salute delle persone, soprattutto quelle anziane, che vi camminano, posti di parcheggio appiccicati agli incroci, dove l’automobilista che deve entrarci deve rischiare continuamente l’incidente perché deve andare in mezzo alla carreggiata per poter avere una qualche visibilità.
Dunque, in conclusione. Gli alberi di grande età e di grande taglia (monumentali o come si voglia chiamarli) devono essere amati, protetti e conservati il più a lungo possibile. Se per disgrazia alcuni alberi vanno tagliati per ragioni serissime (non certo perché le loro radici danneggiano il manto stradale …) essi vanno immediatamente sostituiti con alberi di grandezza sufficiente (non gli esemplari rachitici che si vedono in giro). Gli alberi monumentali devono essere trattati esattamente come ci si occupa di un monumento di grande pregio come il Tettuccio.

Alessandro Natali
Laureato in Scienze Agrarie
PhD in Biologia Vegetale

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