Parole della domenica, la città reclama più sicurezza. Ma non sono previsti rinforzi di polizia per il commissariato di Montecatini
Uno degli argomenti in primo piano da tempo è quello della sicurezza a Montecatini alla luce di recenti gravi episodi. Si parla anche di zona rossa con una raccolta di firme in corso, affinché venga adottata. L’area interessata è quella della stazione succursale e zone limitrofe.
Da tempo viene richiesto un potenziamento del personale della polizia di Stato. Però le ultime decisioni governative non prevedono nuovo personale per il commissariato di Montecatini e i sindacati chiedono incremento di agenti almeno per il periodo estivo. In provincia di Pistoia arriveranno 15 poliziotti: quattro appartenenti al ruolo degli ispettori sono destinati alla questura centrale, due ispettori e quattro agenti andranno al commissariato di Pescia, quattro agenti alla Stradale e uno alla Postale. Nessun arrivo è previsto per Montecatini, anche se resta la speranza dell’assegnazione dei giovani appena usciti dai corsi.
I sindacati dei lavoratori della polizia di Stato chiedono a gran voce l’aggregazione di 10-15 agenti almeno per i periodi di maggior flusso turistico. I rinforzi sono visti come una soluzione essenziale nell’eventualità che il prefetto decida di istituire una zona rossa in città, ma anche per dare risposte concrete ai bisogni della gente.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(a cura di Mauro Lubrani)
Oltre duemila italiani nelle prigioni di mezzo mondo

Oggi è il giorno della grande gioia per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante della ong francese scarcerato in Venezuela dopo oltre 400 giorni di prigionia. E giorno di grande gioia per Mario Burlò, liberato assieme a lui. Gioia che non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila.
Stando ai dati aggiornati al 2024, circa 1650 si trovano in prigioni europee, 244 sono nelle carceri di Paesi extra Ue, 166 nelle Americhe, 23 nei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, 22 nell’Africa sub-sahariana e 77 in Asia e Oceania.
«Di fatto si tratta di detenzioni di ostaggi. E chi tiene qualcuno in ostaggio – aveva commentato qualche settimana fa il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury – chiede qualcosa in cambio: in ballo può esserci una questione economica, uno scambio di prigionieri o la richiesta di determinate dichiarazioni». «Credo che chiunque, a partire da Trentini – aveva proseguito Noury – dovrebbe essere scarcerato se non c’è alcun motivo che ne giustifichi la detenzione. Se, invece, si agisce accettando la logica che si tratta di vittime di una sorta di sequestro di persona, bisogna prendere atto che si entra in un campo che non ha più a che fare con i diritti umani, ma con la politica».
Rossella Verga – Corriere della Sera / Buone notizie, 12 gennaio 2026
Detriti spaziali: un’Authority per la sicurezza in orbita

Una notizia che ci fa uscire dai confini del nostro pianeta: nel 2026 l’orbita bassa non è più “spazio”, ma urbanistica. La fascia tra i 300 e i 1.000 chilometri sopra le nostre teste assomiglia sempre meno a un cielo vuoto e sempre più a una città invisibile, con corsie, incroci, precedenze. Qui passa la gran parte dell’economia digitale: comunicazioni, navigazione, osservazione della Terra. Secondo l’Agenzia spaziale europea (Esa), le reti di sorveglianza tracciano circa 40mila oggetti in orbita; di questi, intorno a 11mila sono satelliti operativi. Ma la parte davvero minacciosa è ciò che non si vede: oltre 1,2 milioni di frammenti più grandi di 1 centimetro (abbastanza per provocare danni catastrofici a una navicella) e circa 50mila oggetti sopra i 10 centimetri. È la differenza tra una strada e un campo minato: puoi continuare a costruire, ma a un certo punto l’ambiente stesso inizia a reagire, con collisioni che generano altre collisioni. Da questo scenario nasce una nuova infrastruttura civile: il controllo del traffico spaziale. Negli Stati Uniti, la Traffic Coordination System for Space (TraCSS) a settembre 2025 comunicava di assistere flotte che gestiscono oltre 8mila veicoli spaziali, rivelando che l’orbita non è più un’eccezione tecnica ma un dominio amministrato, con procedure, responsabilità e, inevitabilmente, contenziosi. Leggi l’articolo di Davide Re, che spiega come questa questione diventi anche militare.
Avvenire, 17 gennaio 2026
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