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Parole della domenica, una bella notizia: imprenditore vuole Leopoldine, Grocco e Salute; il Comune ha presentato un’offerta per il “patrimonio residuo” delle Terme

Parole della domenica, una bella notizia: imprenditore vuole Leopoldine, Grocco e Salute; il Comune ha presentato un’offerta per il “patrimonio residuo” delle Terme

Una bella notizia per le Terme e un passo fondamentale per il futuro di Montecatini Terme. Il presidente della Regione Eugenio Giani e il sindaco Claudio Del Rosso hanno annunciato, al termine di una riunione a Firenze, presente anche Luca Quercioli, amministratore delle Terme, che un imprenditore italiano ha presentato un’offerta per rilevare le Leopoldine, con l’annesso istituto Grocco, Salute, e tutti gli immobili strategici e non delle Terme che sono rimasti al di fuori delle offerte di Regione, Comune e Fondazione Caript. Alle Leopoldine sarebbe prevista la nascita di una struttura ricettiva a sei stelle con piscina termale, mentre alla Salute prenderebbe vita una piscina ludica. L’operazione, tra l’acquisto dei beni e i lavori di ristrutturazione dovrebbe richiedere una spesa complessiva da circa 80 milioni di euro. 
“Tutto questo – ha sottolineato Giani – significa fare ripartire una città che abbiamo sempre seguito nel suo impegno di ripresa”.
Al contempo, il sindaco Del Rosso ha annunciato che il Comune ha presentato “un’offerta irrevocabile di acquisto, accompagnata dal versamento di una caparra tramite bonifico bancario, per l’acquisizione del patrimonio termale residuo, rispetto alle precedenti manifestazioni di interesse avanzate da Regione Toscana, Comune di Montecatini Terme e Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.
Siamo molto soddisfatti e orgogliosi. Montecatini – ha concluso il sindaco – merita questo rilancio e affrontiamo questo momento con grande entusiasmo. Continueremo a lavorare con impegno e responsabilità: questo era uno dei grandi obiettivi della nostra amministrazione, e oggi siamo sulla strada giusta”.
Il puzzle Terme si sta completando alla luce degli ultimi annunci: Leopoldine, Grocco e Salute andrebbero all’imprenditore privato; Tettuccio, Regina ed Excelsior alla Regione; Tamerici alla Fondazione Cassa di Risparmio; Torretta e il centenario tennis al Comune.
Forza Montecatini, la svolta è davvero vicina.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono

(a cura di Mauro Lubrani)

ll giovane tennista Matteo Gribaldo agli Australian Open Junior

Ci sono notizie che fanno bene al cuore. Una di queste riguarda la progressiva affermazione a livello internazionale del giovane tennista Matteo Gribaldo (classe 2008 e campione italiano Under 16). Due giorni fa, ha aggiunto al suo palmares un risultato eccezionale. Infatti, Matteo ha superato il primo turno nientemeno che agli Australian Open Junior, uno dei palcoscenici più prestigiosi del tennis giovanile mondiale.
Il giovane campione sta realizzando i suoi sogni, ma al tempo stesso porta in giro per il mondo il nome di Montecatini Terme.
L’impresa australiana è stata accompagnata da splendidi e incoraggianti messaggi sui social. Abbiamo scelto questo: “Un traguardo straordinario che racconta talento, impegno e una determinazione fuori dal comune. In Australia, Matteo porta con sé non solo la sua racchetta, ma anche i colori di Montecatini Terme, la città da cui è partito e che oggi lo accompagna, orgogliosa, in questa avventura internazionale. Ogni punto giocato è un passo verso il futuro. Ogni partita è un messaggio per tanti giovani: credere nei propri sogni è possibile.
Montecatini Terme fa il tifo per te, Matteo. Continua a crescere, a sognare e a portare il nostro nome nel mondo”.

Il corsivo, un esercizio di conoscenza

Il corsivo del giorno non è solo il titolo di questo spazio giornalistico ma indica uno stile di vita o un vero programma di conoscenza. I bambini e le bambine imparano a scrivere in corsivo alle scuole elementari e attraverso la scrittura crescono e imparano a conoscere. Purtroppo, però, nel passaggio alle scuole medie si perde la buona abitudine di scrivere in corsivo e molti — non tutti, va da sé — o scrivono in stampatello o digitano o non scrivono più. Sembra un particolare di poco conto e, invece, dal momento che il diavolo si annida nei dettagli, è una differenza rilevante. Il corsivo una volta era considerato «calligrafia» ossia bella grafia o bella scrittura. La bellezza non riguardava solo la grafia ma anche lo stile, il modo di esprimersi. Scrivere, infatti, non serve solo a registrare ma a oggettivare sentimenti, intuizioni e pensieri e così facendo ci si conosce. È proprio questo il vero scopo della pratica del corsivo: il raggiungimento di una sempre più clara chiarezza espressiva e concettuale. Nel carattere della scrittura si annida — proprio come accade per il diavolo — il carattere o il daimon dell’uomo. Ma oggi la calligrafia è diventata disgrafia e disortografia. Il problema grafico non genera l’ostacolo cognitivo ma la difficoltà espressiva può produrre quello che sembra essere solo una difficoltà di brutta scrittura. È bene prestare attenzione al fenomeno. I segni rimandano ad «altro» ma ciò che siamo, ossia «altro», rischia di rimanere celato a noi stessi se non impariamo l’esercizio calligrafico. La scuola dovrebbe prestare attenzione non tanto alle «patologie» quanto a sé stessa come pratica, esercizio, lavoro. Nulla dies sine linea diceva Plinio il Vecchio ad Apelle e «nessun giorno senza una linea» è ancora un buon abito per migliorarsi in ogni campo: nell’arte, nella tecnica, nella scrittura e anche nella difficile ma decisiva conoscenza di sé.
Giancristiano Desiderio – Corriere della Sera, 21 gennaio 2026

I migliori anni della nostra vita

Nella cultura occidentale, il decennio più felice della vita è generalmente considerato quello dei 20 anni. Questo periodo è infatti spesso associato a un senso di libertà e ampie possibilità, a poche responsabilità strutturate, alla scoperta di sé e alle prime esperienze lavorative e sentimentali. Un sondaggio YouGov condotto negli Stati Uniti mette tuttavia in discussione questa idea, rivelando una percezione molto più sfumata e influenzata dal momento della vita in cui ci si trova. Nel complesso, il 22% degli americani indica quello dei 20 anni come il decennio migliore della propria vita, ma una percentuale quasi identica (il 20%) consegna il primato ai 30 anni.
Come ci si potrebbe aspettare, le percentuali calano progressivamente con l’avanzare dell’età: il 12% indica i 40 anni, il 9% i 50, il 7% i 60, il 4% i 70, solo l’1% gli 80 e nessuno i 90 o oltre. Come accennato, tuttavia, quando si guarda alle risposte per fascia d’età, emerge chiaramente una tendenza a convincersi che il periodo che si sta vivendo sia quello migliore. Tra i ventenni, il 33% pensa che i 20 anni saranno il momento più bello della vita, anche se il 22% guarda ai 30 come a un periodo potenzialmente migliore. Tra i trentenni, il 31% indica i 30 anni come il decennio migliore, mentre il 25% continua a ritenere che lo siano stati i 20. Tra i quarantenni le opinioni positive si distribuiscono tra i tre decenni appena vissuti: il 24% indica i 40 anni, il 20% i 30 e il 22% i 20.
Gianluca De Feo – SkyTG24, 24 gennaio 2026

Chi licenzieresti tra i tuoi colleghi?

Ci trasferiamo in Italia, precisamente a Treviso, dove è successo qualcosa che ha dell’incredibile e che è rimasto fondamentalmente senza una spiegazione logica. «Chi lasceresti a casa?», hanno chiesto con un questionario distribuito tra i dipendenti i dirigenti della Bluergo di Castelfranco Veneto, che poi per giustificarsi hanno parlato di intenzione di «testare il clima aziendale» per «scongiurare i licenziamenti». Ma questa dinamica, commenta il nostro Paolo M. Alfieri, trasforma i lavoratori in giudici dei colleghi, in una dialettica che corrode fiducia e collaborazione, invece di costruirle. Il rischio più grande di vicende come quella di Castelfranco Veneto – che per fortuna sembra un caso unico – è normalizzare il sospetto e il giudizio tra colleghi, fino a farlo sembrare uno strumento legittimo. «È un tentativo di disgregare il tessuto sociale di un’azienda», hanno non a caso evidenziato i sindacati. Serve ricordare che il lavoro è collettività, che ogni dipendente è un contributo unico. E che le aziende che ignorano questa verità giocano con la propria coesione. La fiducia, in un contesto lavorativo, è un capitale prezioso. 
Avvenire, 23 gennaio 2026

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Naturalmente sul sito si trovano archiviate tutte le “Parole della domenica” a partire dalla numero uno ad oggi

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