Parole della domenica, entusiasmo per l’offerta di un noto imprenditore per l’acquisto delle Terme, ma ora la città deve fare “squadra”
La notizia che un imprenditore conosciuto ed affermato come Claudio Cardini di Human Company sia interessato alle Terme ha creato entusiasmo in città. Tanto entusiasmo, anche se al momento è bene capire che l’offerta per le nostre Terme c’è stata e riguarda Leopoldine, Grocco, Salute e Redi (per un investimento previsto di 100 milioni), ma bisogna attendere l’iter del tribunale affinché l’offerta possa andare felicemente a conclusione.
Dunque, entusiasmo ma anche un invito all’intera città – spesso divisa tra Guelfi e Ghibellini – (forze politiche, imprenditori, sindacati) di remare insieme e lasciare da parte le divisioni, queste sono secondarie rispetto a quanto sta avvenendo. L’esempio viene dalle istituzioni: Regione, Fondazione Caripit e Comune. Ognuno di loro salverà uno o più stabilimenti.
Montecatini ha bisogno di tutti, nessuno escluso e ognuno deve fare la sua parte con contributi di idee per il rilancio di una Montecatini che da troppo tempo attende di uscire dalla crisi e finalmente di dare avvio al rilancio che la nostra città merita.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(a cura di Mauro Lubrani)
Il diritto di non essere il migliore

Esiste una trappola moderna in cui cadiamo tutti: l’idea che la vita sia una competizione infinita, un campionato dove chi non vince è un perdente.
Julio Velasco, l’uomo che ha insegnato all’Italia a vincere tutto nello sport, ci dà una lezione ancora più grande sulla vita: “La vita non è un campionato. Non è una rincorsa a vedere chi è il migliore.”
Oggi ai giovani — e non solo — arriva un messaggio unico e schiacciante: devi eccellere, devi stare sopra agli altri, devi vincere. Ma la vita è un’altra cosa. È fatta di percorsi individuali, di strade scelte per passione e non per classifica.
Scegliere un’altra via non significa arrendersi, ma avere il coraggio di essere autentici invece che primi. Liberarsi dall’ossessione del risultato è il primo passo per iniziare a vivere davvero. Non siamo atleti in gara 24 ore su 24. Siamo esseri umani in cammino.
Julio Velasco
Notte degli Oscar con gli anziani musicisti di Casa Verdi

E ora parliamo di spettacoli, per raccontarvi che c’è un’unica, preziosa eccezione italiana tra i candidati della 98ma edizione degli Academy Awards: è “Sweet Dreams of Joy”, la canzone originale firmata dal compositore statunitense Nicholas Pike per il documentario “Viva Verdi!”, un progetto nato a Hollywood ma girato interamente a Milano, che racconta la storia della Casa di Riposo per Musicisti voluta da Giuseppe Verdi a Milano. L’aria contemporanea, dal respiro dichiaratamente operistico, è interpretata dal soprano Ana Maria Martinez, vincitrice di un Grammy, e accompagna il racconto cinematografico di un luogo unico al mondo, che il 15 marzo sarà simbolicamente sotto i riflettori del Dolby Theatre di Los Angeles. La candidatura all’Oscar per la migliore canzone proietta sulla scena internazionale non solo il nome del grande compositore di Busseto, ma anche il suo cuore filantropico: Verdi infatti acquistò un terreno nell’attuale piazzale Buonarroti, a Milano, e affidò all’architetto Camillo Boito la costruzione di una residenza destinata ai musicisti professionisti rimasti senza mezzi una volta abbandonate le scene. Fondata nel 1899, da allora Casa Verdi ha accolto oltre 1.500 musicisti. Oggi ospita circa 75 residenti: cantanti, pianisti, direttori d’orchestra, ballerini che vivono tra stanze affrescate, mobili antichi e saloni dove la musica continua a risuonare ogni giorno. Lo racconta Angela Calvini in questo articolo.
Avvenire, 31 gennaio 2026
Lo svuotamento delle parole

Gli manca “soltanto la parola”, si dice di una postura particolarmente intelligente o espressiva dei nostri amici a quattro zampe. In compenso, aumentano gli umani che, pur avendo l’uso della parola, imparano ad abbaiare. L’uso aggressivo della parola, grazie alla pervasività della competizione mediatica, che cerca la battuta a effetto a tutti i costi, è filtrato anche nella normalità dei rapporti sociali.
Non importa il significato, importa l’abbaio.
È una deriva che porta assuefazione. Il suo rapporto con l’ormai vistoso fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, che insidia proprio i Paesi della fioritura dell’umanesimo nelle lettere e nelle arti, che hanno dato entusiasmo e anima anche alle invenzioni e alle scienze (è una favola per giovani marmotte secolarizzate, quella che racconta di un privilegio della cultura umanistica che mortifica la razionalità scientifica), è fuori discussione, ormai. Ma l’assuefazione all’uso della parola come arma e come armatura, che alza una barriera intorno a un ego che si rivela, al tempo stesso, prepotente e codardo, è anche l’anticamera di un’aggressività che passa facilmente all’azione.
Pierangelo Sequeri – Avvenire, 25 gennaio 2026
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