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Parole della domenica, Sonia Pallai scelta per guidare la Fondazione Turismo-Dmo: nelle sue mani le strategie per il rilancio di Montecatini

Parole della domenica, Sonia Pallai scelta per guidare la Fondazione Turismo-Dmo: nelle sue mani le strategie per il rilancio di Montecatini

Il 2026 sembra che possa essere l’anno dell’avvio del rilancio della città. In attesa della vendita dei beni termali, arriva la scelta della direttrice della Fondazione Turismo-Dmo, struttura ritenuta strategica che così diventa operativa. Si erano presentati 28 candidati e la scelta è ricaduta sulla senese Sonia Pallai, 54 anni, fino a oggi responsabile del turismo per Anci Toscana.
Pallai, proveniente da una famiglia di albergatori, ha costruito la sua carriera nel settore turistico, specializzandosi nella promozione dei territori e nella collaborazione tra enti pubblici e privati.
Laureata in scienze politiche all’università di Siena, ha conseguito un master in economia e gestione del turismo all’università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo una stage alla direzione marketing dell’aeroporto Marconi di Bologna, dal novembre 2001 al dicembre 2002 ha svolto un incarico di consulenza per l’assessore al turismo del Comune di Siena, nell’ambito del progetto Promozione e comunicazione della città. Da gennaio 2003 a giugno 2013, e tra giugno e ottobre 2018, ha ricoperto il ruolo di responsabile provinciale per il turismo in Confesercenti, svolgendo attività politiche, sindacali, progettazione e di programmazione per gli imprenditori insieme a Comune, Provincia, Apt, Camera di Commercio.
Tra giugno 2013 e giugno 2018, Pallai è stata assessore comunale al turismo nella giunta di Bruno Valentini. In quella veste, ha lavorato alla realizzazione di prodotti per obiettivo, come quelli dedicati ai matrimoni e ai bambini, allo sviluppo di strategie di destagionalizzazione, e a iniziative per la valorizzazione del sito Unesco.
In cinque anni, durante questo mandato, le presenze sono aumentate del 5% , mentre gli arrivi sono cresciuti del 5,5%, con l’occupazione complessiva delle strutture ricettive cresciuta, dal punto di vista lordo, del 3%. Una curiosità: giunti al ballottaggio, Valentini, candidato del centrosinistra, ed Neri (centrodestra), annunciarono entrambi che avrebbero scelto lei per quell’assessorato.
A Sonia Pallai giungano le felicitazioni per il nuovo incarico e gli auguri di buon lavoro.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono

(a cura di Mauro Lubrani)

Dopo il caso del piccolo Domenico, idee per restare umani

La triste vicenda di Domenico, il bimbo di Nola vittima di un errore clinico nel trapianto di cuore al quale doveva sottoporsi, è una ferita che tutti avvertiamo un poco nostra. Abbiamo partecipato emotivamente a una situazione che non è infrequente: la corale immedesimazione degli italiani quando una vita affidata alla custodia di tutti è in pericolo, e il dolore quando si scopre che il suo affidarsi inerme alle mani di altri è stato tradito. La riflessione che ci resta è amara, per l’epilogo purtroppo inevitabile, ma ha anche un aspetto che non può sfuggirci. Perché infatti tutti, senza alcuna eccezione, sono in pena sperando anche contro ogni evidenza nella salvezza di una vita umana, quando poi nel dibattito mediatico sulle frontiere estreme della vita – che sempre registriamo in questa newsletter – pare si sia diffusa una mentalità quasi indifferente al destino dei più fragili? Eppure, continuiamo a vedere all’opera una fedeltà profonda, radicata, tenace, verso la vita più indifesa. Resiste un dato culturale e psicologico inestinguibile, che ci rende solidali, partecipi, desiderosi di dare una mano quando la vita è in pericolo. E commossi se la si perde. Questo ci dice che, nel profondo, intendiamo la libertà al servizio della vita, e non sua padrona. Ci serve per restare noi stessi: semplicemente umani. Teniamoci stretta questa certezza.
(Nell’immagine Fotogramma, un papà con suo figlio davanti ai segni lasciati all’Ospedale Monaldi di Napoli da tanta gente per ricordare Domenico)
Avvenire – 25 febbraio 2026

Il digiuno delle parole, la dieta di cui abbiamo bisogno

La metà degli italiani in età adulta, secondo l’Istat, fa una dieta, almeno una volta all’anno. Sicuramente ne abbiamo bisogno considerando i rischi del sovrappeso e dell’obesità. Ma forse c’è una dieta che non riguarda il cibo, della quale abbiamo più bisogno del solito in questo periodo: il digiuno delle parole. E la Quaresima offre a tutti, credenti e non credenti, la possibilità di provarci. 
Parlare meno, dosare l’uso delle parole, senza sprecarle a raffica, è un esercizio che non significa chiudersi nel silenzio, ma semmai apprezzarlo, come porta d’ingresso principale verso altri desideri. D’altra parte il digiuno, applicato al cibo, non serve solo a perdere peso, ma aiuta anche a depurare l’organismo. Stessa cosa per le parole: ridurne l’uso a profusione che ne facciamo, sicuramente ci consente di ripulire linguaggio, troppo spesso deturpato proprio dalla compulsione con la quale ci esprimiamo. Parlare meno significa innanzitutto, come diretta conseguenza, ascoltare di più. Il silenzio è una condizione necessaria, anche se non sufficiente per ascoltare quello che altri hanno da dirci. E meno parole in uscita dalla nostra bocca, automaticamente si traducono in più ascolto delle parole pronunciate dagli altri.
Tutto questo non può che migliorare le relazioni, ridurre la pressione del nostro narcisismo, e abituarci a cogliere anche le sfumature di ciò che ascoltiamo, senza reagire impulsivamente.  L’ascolto, in quanto tale, genera sintonia e comunità, è un fluido magico che aiuta a stare insieme. Perché nelle funzioni religiose, a partire dalla Messa, si cerca il silenzio? Proprio per far scorrere questo fluido che unisce una comunità. E anche la preghiera, la più alta e la più complessa delle connessioni, richiede silenzio per potersi espandere.  Il digiuno delle parole, al contrario, depotenzia la voglia di conflitto, specie se inutile, e serve a scoprire i meccanismi con i quali riusciamo a non scaricare sull’altro, con il peso delle parole, anche la nostra rabbia e le nostre frustrazioni.
Trattenere l’impulso di rispondere subito sviluppa pazienza e dominio di sé, e molte tensioni nascono proprio dalla incapacità di frenare la voglia di dire la propria. Come tutte le diete detox, anche quella delle parole rappresenta una forma di disintossicazione. Da che cosa? Dal dilagante linguaggio dominato dall’insulto, dalla volgarità, dal cinismo, dall’incapacità di frenare le parole che possono sempre diventare pietre. Accompagnati dal silenzio, diventiamo naturalmente ispirati alla ricerca della gentilezza (altrettanto contagiosa, come la violenza) e della sobrietà. 
Antonio GaldoDirettore Non sprecare – Corriere della Sera /Buone notizie, 23 febbraio 2026

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Naturalmente sul sito si trovano archiviate tutte le “Parole della domenica” a partire dalla numero uno ad oggi

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