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Parole della domenica, potrebbe essere arrivato l’anno della svolta per Montecatini e il suo turismo

Parole della domenica, potrebbe essere arrivato l’anno della svolta per Montecatini e il suo turismo

La nostra rubrica domenicale nacque nella primavera di quattro anni fa, quando ancora il Covid era tra noi. Oggi abbiamo superato quota trecento appuntamenti con molte riflessioni dedicate alla situazione della città e, in particolare, di Terme e turismo. Da allora Montecatini sembra arrivata vicina ad una svolta con un imprenditore toscano interessato a rilevare alcuni stabilimenti in aggiunta alle intenzioni di prelazione di altri da parte di Regione, Fondazione Caripit e Comune.
Inoltre, è stata nominata la direttrice della Dmo, la struttura che si dovrà occupare del rilancio del nostro turismo. Dovrebbe essere davvero la volta buona, perché la prescelta, Sonia Pallai, ha una notevole esperienza nel settore.
Insomma, ci sono tutte le migliori prospettive per dare una svolta a Montecatini, città patrimonio Unesco grazie alle sue storiche Terme. Potrebbe essere un 2026 da brindare.

Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono

(a cura di Mauro Lubrani)

La Toscana invecchia, la sfida di coinvolgere i seniores

La nostra rubrica "Parole della domenica" supera quota trecento: oggi parliamo del rilancio del turismo

Tra trent’anni anni la popolazione del nostro Paese conterà 10 milioni di persone in meno di oggi, una cifra che è la somma algebrica di una forte contrazione del numero di bambini, giovani e adulti, e di un forte aumento di anziani e molto anziani. Nella nostra Toscana la popolazione diminuirà, secondo l’Istat, di 350 mila abitanti, ma i seniores con più di 70 anni aumenteranno di 200 mila unità; e i novantenni — bisnonni, o in età di esserlo — saranno più numerosi dei loro bisnipoti con meno di un anno. Il tema che affrontiamo nel convegno di domani, «Il grande adattamento» (Auditorium Fondazione Crf, via Folco Portinari 5, dalle 10, ndr ), si riferisce al cammino da intraprendere affinché «L’Italia dei Seniores» possa «generare valore e alleviare gli oneri», nei prossimi decenni.
Le nostre società, cresciute e organizzate su presupposti assai diversi, faticano a mantenere un loro positivo equilibrio. Come possono i seniores generare «più valore»? Essenzialmente con un più esteso coinvolgimento nella società, sia lavorando e producendo, sia con attività socialmente utili. Non c’è ragione perché milioni di persone in buona salute, e in forte crescita numerica, siano inattivi, solo perché hanno superato un certo traguardo di età, o perché normative, modalità organizzative e aspettative, stratificate nel tempo, lo suggeriscono o lo impongono. E ciò nonostante che la migliore salute, l’allungamento della vita, o la dematerializzazione del lavoro suggeriscano il contrario.
In molti Paesi esistono piani specifici per estendere l’attività dei seniores, favorendo il loro reimpiego, sostenendo interventi per migliorare l’ambiente di lavoro, facilitando il part-time, combattendo le discriminazioni basate sull’età, o sul genere, agendo sulla mobilità casa-lavoro, sostenendo l’innovazione dei processi produttivi orientata specificamente al lavoro dei più anziani.
Ma possono, gli anziani, «generare meno oneri» per la collettività? Consentendo, allo stesso tempo, un adeguato progresso della qualità della vita, condizione necessaria perché i seniores possano produrre «più valore». Centrale è il miglioramento della salute e il sostegno, e il prolungamento, della longevità, guadagnando ulteriori spazi di vita autonoma, attiva e significativa per se stessi e per la collettività; contenendo e riducendo le disuguaglianze, ancora elevate; mantenendo i principi universalistici dei sistemi sanitari e di welfare. Ė Del tutto legittimo che si possa aspirare a una migliore sanità, con minori oneri e migliori risultati, ed è a questo fine che le politiche dovranno tendere, con l’aiuto delle nuove tecnologie d’informazione e dell’intelligenza artificiale (Ict e AI). Le sfide da affrontare sono enormi: faccio l’esempio delle demenze e dell’Alzheimer, la cui incidenza sembra rimanere pressoché costante nel tempo. Si valutano attorno al milione le persone che soffrono di queste patologie, con oneri altissimi per le famiglie e per il sistema pubblico, e si resta sorpresi quante poche siano le risorse destinate a questa invalidante condizione: al «Fondo per l’Alzheimer e le Demenze» sono destinati appena 35 milioni di euro nel triennio 2024-26, una cifra irrisoria per una patologia così grave.
Massimo Livi Bacci (demografo, associazione Neodemos) – Corriere Fiorentino, 12 marzo 2026

La ragione diplomatica ridicolizzata, Premio Oscar alla guerra 

Papa Francesco diceva, già nel 2014, che il mondo vive in una sorta di guerra mondiale a pezzi. Siamo oggi, forse, in una situazione diversa. Abbiamo davanti ai nostri occhi, piuttosto, pezzi di una guerra mondiale. Una guerra strisciante, fatta di conflitti armati, ma anche, e forse soprattutto, della militarizzazione delle relazioni internazionali. In un certo modo, siamo entrati nell’era della post-diplomazia (o, meglio, dell’anti-diplomazia) di cui l’attacco israelo-americano all’Iran non è che un capitolo ulteriore, di enorme gravità e dalle profonde implicazioni per la politica globale.
Qualche anno fa lo studioso Mark Leonard parlava dell’età della non-pace, cioè una congiuntura storica in cui erano presenti, al contempo, e in modo contraddittorio, sia un’accresciuta competizione mondiale, sia una connessione senza precedenti tra le aree del pianeta, e che paradossalmente fosse proprio un alto livello di interconnessione ad amplificare attività ostili. Tuttavia, Leonard si sbagliava su un punto, perché accanto alla non-pace identificava nel suo correlato, la non-guerra (cioè l’area grigia di un conflitto non dichiarato e non necessariamente armato) il carattere saliente delle relazioni internazionali di questo primo quarto del XXI secolo. Oggi purtroppo la non-guerra si trasforma decisamente in guerra aperta, della specie più letale e distruttiva.
Siamo in una condizione nella quale la trattativa spesso serve come mera messa in scena, quando in realtà le decisioni cruciali sono già state prese nel segreto dei gabinetti di guerra. Se questo è il caso, allora più che di premio Nobel dovremmo parlare di premio Oscar per gli sceneggiatori dei conflitti neo-imperiali.
Pasquale Ferrara – Avvenire, 10 marzo 2026

Capsule di caffè in alluminio nel sacco della plastica (a Milano)

Quando si finisce di bere il caffè preparato con la macchinetta e il sapore rimane ancora in bocca, una domanda spesso sorge spontanea: «ora dove butto la capsula?». A dare una risposta concreta e definitiva a questo dubbio è il Comune di Milano. Dal 9 marzo le capsule di caffè in alluminio possono essere gettate direttamente nel sacco giallo della raccolta differenziata, quello dedicato a plastica e metalli, sia nella raccolta domestica sia in quella condominiale. La novità nasce da una collaborazione tra Comune di Milano, Amsa, A2A Ambiente, Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio (Cial) e Nespresso, con l’obiettivo di migliorare il recupero di un materiale prezioso come l’alluminio e semplificare la gestione dei rifiuti per i cittadini.
Per i cittadini il processo diventa semplice e immediato: non è necessario separare il residuo di caffè dall’involucro della capsula, basta buttarla direttamente nella plastica. «Poter conferire le capsule di alluminio nel sacco giallo, anche se contengono i residui di caffè, è un passo avanti che semplifica la gestione dei rifiuti domestici da parte dei cittadini e delle cittadine e che ci permetterà di migliorare la raccolta differenziata e di riciclare una grande quantità di alluminio», spiega l’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi. «La raccolta differenziata è una responsabilità condivisa: ogni singolo gesto conta, così come contano i progressi tecnologici che ci consentono di ridurre sempre più la quota di rifiuti indifferenziati e di riciclare sempre di più e meglio». Il cambiamento, che rende Milano la prima grande città italiana dotata di un sistema di riciclo così avanzato, è stato reso possibile grazie all’impianto di selezione di A2A Ambiente situato a Muggiano, alle porte della città, che dispone di tecnologie in grado di intercettare anche frammenti di alluminio molto piccoli e leggeri. Tra queste c’è un separatore a correnti parassite (Ecs, Eddy Current Separator), capace di isolare elementi metallici di dimensioni ridotte (come capsule di caffè, tappi o blister ) dal resto dei rifiuti raccolti.
(Per leggere l’articolo completo clicca qui)
Alberto Fassio – Corriere della Sera /Clima e ambiente, 11 marzo 2026

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