Parole della domenica, le guerre e gli aumenti dei costi energetici rischiano di provocare problemi anche al turismo di Montecatini
Quanto può incidere l’incertezza internazionale sul nostro turismo? Pasqua 2026 ha chiuso in modo positivo per la città, anche se con lievi flessioni rispetto all’anno precedente.
Gli albergatori però non nascondo una certa preoccupazione per le prossime settimane, a causa di una riduzione della prenotazioni, dovute alla difficile situazione internazionale. I conflitti in corso, specialmente in Medio Oriente e nel Golfo, in aggiunta a quello in Ucraina, e l’incertezza geopolitica spingono i turisti, soprattutto stranieri, a rimandare i viaggi o a preferire mete percepite come più vicine o sicure.
L’aumento dei prezzi dei carburanti e dei costi energetici pesa sulle tasche delle famiglie, riducendo la frequenza dei soggiorni lunghi a favore di quelli “mordi e fuggi”. E’ probabile che vedremo un cambiamento della geografia di provenienza dei nostri ospiti magari con un incremento degli italiani. Sarà una situazione da monitorare passo passo.
Come ogni settimana, ho cercato nel web e sui giornali altre storie per chi voglia leggere ma soprattutto per chi voglia riflettere.
Buona domenica a tutti quelli che ci seguono.
(Mauro Lubrani)
26 aprile 1986: la sciagura nucleare di Chernobyl

«Sciagura nucleare in Urss», titolava a otto colonne il «Corriere della Sera» del 29 aprile 1986. «Alcune vittime», diceva l’occhiello dell’articolo del corrispondente da Mosca Sandro Scabello. Il luogo era citato come Chernobil, solo nei giorni successivi la «i» sarebbe diventata «y». Appena sotto, un box chiariva che in Italia non c’era stata nessuna variazione della radioattività. Nelle settimane seguenti sarebbe diventata chiara la portata dell’avvenimento.
Domenica 4 maggio, citando autorità sovietiche, si diceva: «È stato un errore umano». Leggendo l’articolo si scopriva che ad ammetterlo era stato Boris Eltsin, allora capo del Partito comunista di Mosca, che si trovava ad Amburgo per partecipare al congresso del Partito comunista della Germania ovest. Le prime notizie di quanto avvenuto nella centrale nucleare in Ucraina erano arrivate in Occidente nel tardo pomeriggio del 28 aprile e ne era stata data notizia nei tg della sera dopo che i contatori Geiger in Svezia e in Finlandia avevano iniziato a ticchettare con un’intensità mai vista. Ricostruendo la traiettoria delle particelle radioattive si arrivava alla centrale di Chernobyl.
La nube passò rapidamente in Italia e in Europa, ma si scatenò uno psicodramma perché nel nostro Paese, e in altri, i governi dissero di non bere più latte e di non mangiare più verdure «a foglia larga» per il timore che le particelle radioattive si fossero (come in effetti avvenne) posate a terra. In alcune vallate a nord delle Alpi ancora oggi si trovano funghi con radioattività anomala, ma ora entro il limite consentito, a decenni di distanza dalla nube che fuoriuscì la notte del 26 aprile 1986 (ora di Mosca, in Italia mancavano pochi minuti alla mezzanotte del 25 aprile) dal reattore 4 della Centrale Lenin.
Un anno dopo, l’8-9 novembre 1987, in Italia si tennero cinque referendum abrogativi: tre di questi riguardavano temi nucleari. Anche se non implicavano in modo chiaro e specifico la chiusura delle quattro centrali nucleari italiane (più il cantiere di una quinta in costruzione), il successo dei Sì tra il 72 e l’80% con un’affluenza del 65% convinse la politica che i cittadini non volevano più saperne di centrali atomiche sul nostro territorio.
Paolo Virtuani – Corriere della Sera / La lettura, 11 aprile 2026
Lo spreco di cibo cresce e crea problemi

Lo spreco alimentare sta minando la sicurezza nutritiva e compromettendo i progressi verso un futuro circolare a zero rifiuti. Quasi il 19 per cento di tutto il cibo disponibile per i consumatori viene sprecato ogni anno, accelerando le emissioni che causano il riscaldamento globale e prosciugando risorse preziose come terra, acqua ed energia. Ridurre lo spreco alimentare è una delle principali soluzioni per contrastare il cambiamento climatico, per proteggere le risorse e risparmiare denaro. La Giornata internazionale dei rifiuti zero, celebrata per la prima volta il 30 marzo 2023 e promossa da Unep e Un-Habitat, invita a ripensare le pratiche quotidiane e ad abbracciare un’economia circolare, riducendo l’utilizzo delle risorse e delle emissioni nell’ambiente in tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti, per affrontare il cambiamento climatico e avviare il pianeta e l’umanità verso la salute e la prosperità. Gli Stati membri hanno celebrato la Giornata internazionale dei rifiuti zero il 30 marzo di quest’anno con un evento alla sede delle Nazioni Unite a New York, dove l’Unep e Un-Habitat, in collaborazione con la Repubblica di Turchia e la Zero Waste Foundation, hanno dibattuto su scoperte, strategie innovative e approcci per raggiungere l’obiettivo “rifiuti zero” nelle filiere alimentari. «La Giornata internazionale dei rifiuti zero – ha affermato il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres – mette in luce la crescente crisi dello spreco alimentare e incita ad agire. I consumatori possono avere un grande impatto con piccoli cambiamenti nelle abitudini di acquisto e di cucina. I rivenditori possono ottimizzare le operazioni e ridistribuire il cibo in eccedenza. Le città possono ampliare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e sfruttare le innovazioni tecnologiche. I governi nazionali possono promuovere un cambiamento sistemico includendo lo spreco alimentare nei piani d’azione per il clima e la biodiversità e stringendo partenariati pubblico-privati».
Patrizia Varone – Corriere della Sera / Clima e ambiente, 8 aprile 2026
Parkinson, non solo anziani

Le Giornate a tema servono a ricordarci l’esistenza di un argomento, capirne meglio il rilievo e conoscerne aspetti che si ignoravano. Una popolazione che invecchia rapidamente come quella italiana dovrebbe prestare sempre più attenzione agli appuntamenti annuali dedicati alle patologie dell’età avanzata, magari per scoprire che non riguardano solo la terza età.
Prendete il Parkinson, patologia degenerativa che colpisce oggi oltre 300mila italiani: la Giornata mondiale di sabato 11 serve quest’anno a mettere in evidenza che il suo insorgere non accade più solo quando il declino fisico e psichico sembrano inesorabili ma anche ben prima, persino attorno ai 40 anni.
Al di là degli aspetti clinici e terapeutici, c’è un messaggio che vale la pena cogliere in questo dato che sorprende chi medico non è: se una società che invecchia è una società sempre più fragile, e questa fragilità non è prerogativa degli “anziani” ma è diffusa assai più di quello che possiamo credere, allora sarebbe meglio riconoscere che fragili siamo proprio tutti, ognuno in base ai suoi limiti.
Una consapevolezza che, quando condivisa, produce due effetti: relativizza la vulnerabilità di ciascuno e porta a pensare che l’altro, come me, ha bisogno della mia attenzione. È la “società della cura”, in altre parole, che è la grande idea per la quale questa newsletter si batte ogni settimana. In una società simile ogni vita è custodita, nessuno resta solo. E tutti possiamo sentirci accolti, così come siamo.
Avvenire – 8 aprile 2026
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