title1.gif (7907 byte) title2b.gif (11619 byte)Tutto Montecatini

 

MAGGIO 2001

      Tempo libero
       La storia del cavallo che ha trionfato nel Gran Prix d'Amerique 44 anni dopo Mistero
     La favola del mito Varenne

pixel.gif (42 byte)

Paolo Allegri

Va matto per le carote. Ogni mattina una fatina dai capelli biondi e dagli occhi azzurri lo sveglia all'alba con un bacio e li sussurra piano il suo bongiorno. Lo chiamano il Capitano, ha una stella bianca sulla fronte e l'ultima domenica di gennaio ha vinto a Parigi il mitico Gran Prix d'Amérique, 2700 metri e corsa faro del trotto mondiale. Varenne, un atleta chiamato cavallo che prende il nome dalla strada parigina dove ha sede l'ambasciata italiana. Una azzeccata campagna promozionale con cartelloni, manifesti e poster ha inserito Varenne nell'immaginario collettivo come "Il fratello del vento". Lo ha allevato Sandro Viani a Copparo in provincia di Ferrara dove il Capitano è nato il 26 marzo 1995. I proprietari sono l'agente di cambio Enzo Giordano e il gruppo Snai. Dopo la vittoria di Parigi il valore di Varenne è di 10 miliardi. Tra i suoi grandi successi, oltre all'Amérique, vanno ricordati il Derby, il Lotteria, il Giubileo e la World Cup.
Un cavallo straordinario che ha vinto 37 delle 46 corse disputate con somme vinte che superano i 5 miliardi. Nel suo staff figura anche un massaggiatore-fisioterapista, Tommy Lindgren, svedese, ex giocatore di hockey su ghiaccio. L'allenatore è il finlandese Jory Turja, meticoloso come un cervello elettronico. La preparazione di un campione di questo tipo dà spazio anche all'aspetto psicologico, per il recupero da grande impegni come quelli di Varenne lo si lascia molte ore rilassato in paddock.
A Tor San Lorenzo, a due passi dal mare di Torvaianica, il campione passa molto tempo all'ombra di un ulivo. Il driver del fratello del vento è Giampaolo Minnucci, trentaquattrenne romano del Portuense. Ha dedicato il trionfo nell'Amérique a Federica che pochi mesi fa li ha regalato un figlio. Ma un pensiero è andato anche a papà Emilio, da lassù avrà sorriso. I cavalli la famiglia Minnucci li ha nel sangue da sempre. Il nonno era un gentlemen, il padre aveva una carrozzella di quelle immortalate dal grande cinema italiano del dopoguerra. La dirittura di Vincennes sembrava non finire mai, "c'è ancora da soffrire", la voce trepidante di Claudio Icardi in tv, poi abbiamo visto Minnucci accarezzare Varenne ed è stato come un nitrito di vittoria, Giampaolo e il cavallo insieme in una corsa all'infinito verso la gloria, come accade per Camici una cosa sola con Ribot. Varenne è entrato nella storia del costume del nostro Paese, tanto che sulla rete si trovano messaggi a lui dedicati. "Io c'ero…e ho pianto" l'ha scritto una ragazza di nome Sara. E' bellissimo: "Una sensazione incredibile…dopo che il CAPITANO ha passato il palo avevo il cuore alle stelle. Finalmente l'Italia che trotta ha realizzato il suo sogno nel cuore. Varenne è il cavallo più forte del mondo e ciò non può che renderci orgogliosi; specialmente io, che sono orgogliosa di dire: QUANDO VARENNE HA VINTO L'AMERIQUE IO ERO LI' IN TRIBUNA A TIFARE PER LUI CON LA BANDIERA IN MANO E A URLARE A SQUARCIAGOLA!… E dopo questa bellissima esperienza non mi resta che dire GRAZIE MIO CAPITANO!!!".
Un personaggio che in luglio tenterà di conquistare l'America. Ha dichiarato Francesco Ruffo, il massimo interprete della strategia SNAI del cavallo, su Sport & Scommesse: "Varenne ha restituito e riavvicinato il cavallo, nel senso più semplice del termine, all'Italia. E'stato il gagliardo attore di una campagna che diceva "Varenne, un atleta chiamato cavallo", è un personaggio sempre più presente nella nostra quotidianità e con lui è legittimo tentare l'assalto ai migliori nella terra dei migliori, perché partiamo da una considerazione di fondo, noi rappresentiamo una certezza, un messaggio forte, caldo, simpatico e chiaro, uno di quei segnali emotivi che suscitano entusiasmo".
Quella fatina bionda citata all'inizio di questo articolo si chiama Iina Rastas, ha 22 anni è finlandese ed è la groom &endash; l'artiere del Capitano. Un anno e mezzo fa lei ha lasciato gli studi di economia per occuparsi giorno e notte di Varenne. Gli prepara la colazione tutte le mattine &endash; quasi cinque chili di avena nera, fieno e integratori &endash; lo striglia e lo veste. Con amore, lentamente. Il cavallo la spinge col muso, tira su le narici, giocano. Lui raspa con gli zoccoli e fa capire che vuole uscire. Comincia la giornata, gli allenamenti, gli scatti, quattro ore di lavoro. E poi di nuovo nel box. E lei sempre lì, al suo fianco, per metterlo a suo agio, per non farlo sentire solo. Varenne e Iina sono una sola anima. I cavalli sono abitudinari, non possono cambiare artiere. E loro due vivono in simbiosi. All'Amérique hanno volato insieme. Dicono che senza di lei lui non sarebbe arrivato primo. Lei era lì, all'ultima curva. Lì in pista, sul sulky, nella sua testa. E lui forse non ha vinto per Minnucci, per Turja, per Giordano, per Francesco Ruffo, per Maurizio Ughi e per i quattromila italiani sulle tribune. Forse lui ha vinto per lei. E' l'ennesima favola regalata dal cavallo che ha fatto innamorare l'Italia.

 

Torna al sommario

Tutto Montecatini