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Paolo
Allegri
Va matto per le carote. Ogni mattina una fatina
dai capelli biondi e dagli occhi azzurri lo sveglia all'alba
con un bacio e li sussurra piano il suo bongiorno. Lo
chiamano il Capitano, ha una stella bianca sulla fronte e
l'ultima domenica di gennaio ha vinto a Parigi il mitico
Gran Prix d'Amérique, 2700 metri e corsa faro del
trotto mondiale. Varenne, un atleta chiamato cavallo che
prende il nome dalla strada parigina dove ha sede
l'ambasciata italiana. Una azzeccata campagna promozionale
con cartelloni, manifesti e poster ha inserito Varenne
nell'immaginario collettivo come "Il fratello del vento". Lo
ha allevato Sandro Viani a Copparo in provincia di Ferrara
dove il Capitano è nato il 26 marzo 1995. I
proprietari sono l'agente di cambio Enzo Giordano e il
gruppo Snai. Dopo la vittoria di Parigi il valore di Varenne
è di 10 miliardi. Tra i suoi grandi successi, oltre
all'Amérique, vanno ricordati il Derby, il Lotteria,
il Giubileo e la World Cup.
Un
cavallo straordinario che ha vinto 37 delle 46 corse
disputate con somme vinte che superano i 5 miliardi. Nel suo
staff figura anche un massaggiatore-fisioterapista, Tommy
Lindgren, svedese, ex giocatore di hockey su ghiaccio.
L'allenatore è il finlandese Jory Turja, meticoloso
come un cervello elettronico. La preparazione di un campione
di questo tipo dà spazio anche all'aspetto
psicologico, per il recupero da grande impegni come quelli
di Varenne lo si lascia molte ore rilassato in paddock.
A Tor San Lorenzo, a due passi dal mare di Torvaianica, il
campione passa molto tempo all'ombra di un ulivo. Il driver
del fratello del vento è Giampaolo Minnucci,
trentaquattrenne romano del Portuense. Ha dedicato il
trionfo nell'Amérique a Federica che pochi mesi fa li
ha regalato un figlio. Ma un pensiero è andato anche
a papà Emilio, da lassù avrà sorriso. I
cavalli la famiglia Minnucci li ha nel sangue da sempre. Il
nonno era un gentlemen, il padre aveva una carrozzella di
quelle immortalate dal grande cinema italiano del
dopoguerra. La dirittura di Vincennes sembrava non finire
mai, "c'è ancora da soffrire", la voce trepidante di
Claudio Icardi in tv, poi abbiamo visto Minnucci accarezzare
Varenne ed è stato come un nitrito di vittoria,
Giampaolo e il cavallo insieme in una corsa all'infinito
verso la gloria, come accade per Camici una cosa sola con
Ribot. Varenne è entrato nella storia del costume del
nostro Paese, tanto che sulla rete si trovano messaggi a lui
dedicati. "Io c'ero
e ho pianto" l'ha scritto una
ragazza di nome Sara. E' bellissimo: "Una sensazione
incredibile
dopo che il CAPITANO ha passato il palo
avevo il cuore alle stelle. Finalmente l'Italia che trotta
ha realizzato il suo sogno nel cuore. Varenne è il
cavallo più forte del mondo e ciò non
può che renderci orgogliosi; specialmente io, che
sono orgogliosa di dire: QUANDO VARENNE HA VINTO L'AMERIQUE
IO ERO LI' IN TRIBUNA A TIFARE PER LUI CON LA BANDIERA IN
MANO E A URLARE A SQUARCIAGOLA!
E dopo questa
bellissima esperienza non mi resta che dire GRAZIE MIO
CAPITANO!!!".
Un personaggio che in luglio tenterà di conquistare
l'America. Ha dichiarato Francesco Ruffo, il massimo
interprete della strategia SNAI del cavallo, su Sport &
Scommesse: "Varenne ha restituito e riavvicinato il cavallo,
nel senso più semplice del termine, all'Italia.
E'stato il gagliardo attore di una campagna che diceva
"Varenne, un atleta chiamato cavallo", è un
personaggio sempre più presente nella nostra
quotidianità e con lui è legittimo tentare
l'assalto ai migliori nella terra dei migliori,
perché partiamo da una considerazione di fondo, noi
rappresentiamo una certezza, un messaggio forte, caldo,
simpatico e chiaro, uno di quei segnali emotivi che
suscitano entusiasmo".
Quella fatina bionda citata all'inizio di questo articolo si
chiama Iina Rastas, ha 22 anni è finlandese ed
è la groom &endash; l'artiere del Capitano. Un anno e
mezzo fa lei ha lasciato gli studi di economia per occuparsi
giorno e notte di Varenne. Gli prepara la colazione tutte le
mattine &endash; quasi cinque chili di avena nera, fieno e
integratori &endash; lo striglia e lo veste. Con amore,
lentamente. Il cavallo la spinge col muso, tira su le
narici, giocano. Lui raspa con gli zoccoli e fa capire che
vuole uscire. Comincia la giornata, gli allenamenti, gli
scatti, quattro ore di lavoro. E poi di nuovo nel box. E lei
sempre lì, al suo fianco, per metterlo a suo agio,
per non farlo sentire solo. Varenne e Iina sono una sola
anima. I cavalli sono abitudinari, non possono cambiare
artiere. E loro due vivono in simbiosi. All'Amérique
hanno volato insieme. Dicono che senza di lei lui non
sarebbe arrivato primo. Lei era lì, all'ultima curva.
Lì in pista, sul sulky, nella sua testa. E lui forse
non ha vinto per Minnucci, per Turja, per Giordano, per
Francesco Ruffo, per Maurizio Ughi e per i quattromila
italiani sulle tribune. Forse lui ha vinto per lei. E'
l'ennesima favola regalata dal cavallo che ha fatto
innamorare l'Italia.

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