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Roberto
Pinochi
La vita travagliata
delle terme di Montecatini cominciò a manifestarsi
già a partire dai primi anni dell'unità
d'Italia. Esauritosi il compito della Deputazione demaniale
che ne aveva retto le sorti per quasi mezzo secolo,
l'amministrazione era passata alla Prefettura di Lucca.
L'epoca non era però più quella "di quegli
egregi amministratori che da buoni massai restava loro
facile contentare la clientela toscanina di quei tempi..."
Ora si cominciava a sentire la necessità di
investimenti consistenti, che risollevassero le sorti dei
decadenti stabilimenti demaniali (Tettuccio, Leopoldine,
Rinfresco, Olivo, Bagno Regio), oltre ad apportare gli
indispensabili ammodernamenti alla Locanda Maggiore, alla
Palazzina Regia, al Casino, alle logge del Mercato, alle
fonti della Querceta e del Martinelli.
La Società Cesana e Damiani, all'inizio del 1869,
aveva offerto al Demanio la sua disponibilità a
gestire le Terme, la vendita dell'acqua minerale e
l'amministrazione della Locanda. La durata dell'affitto era
stata pattuita per un periodo di 24 anni e 8 mesi,
cioè dal 1° maggio 1869 al 31 dicembre 1894, per
il costo complessivo di L.1.015.000. Il Quaderno d'oneri era
stato stilato nell'aprile e conteneva ben 57 articoli. Vi si
elencavano le proprietà termali oggetto dell'affitto,
e oltre agli stabilimenti e alle varie fonti vi si enumerava
l'enorme patrimonio naturale, fatto di prati, parchi e
boschi che si estendevano per quasi 35.000 metri quadri.
Ciliegina finale "due palchi al teatro di questi bagni, e
precisamente il numero 9 e 10 al secondo ordine".
Tutta la trattativa doveva però scontare un equivoco
iniziale: fra il Demanio e il Comune di Montecatini pendeva
infatti presso il Tribunale di Lucca un ricorso con il quale
l'Amministrazione della città rivendicava la
proprietà delle terme. Una questione vecchia di
secoli, che Montecatini intendeva ora risolvere
riappropiandosi di questo bene pubblico che già gli
Statuti comunali avevano sempre considerato di spettanza
della città. La Società, che fra l'altro si
sarebbe dovuta impegnare anche in investimenti per non meno
di 300.000 lire nel corso di sei anni, interpellava il
Comune in vista di un esito ad esso favorevole nella causa
giudiziaria sulla proprietà delle terme, e ne
riceveva assicurazioni circa l'esecuzione del contratto
d'affitto.
Dalla stagione balnearia 1869, quindi, la nuova
Società privata cominciava la sua gestione,
sollevando speranze e aspettative in tutta la
città.
L'inizio era promettente e le idee dei due soci sembravano
garantire una decisa ventata di modernità e
attivismo: nell'ottobre 1869 per esempio i membri del
Congresso Medico Internazionale che si stava svolgendo a
Firenze avevano visitato su invito della Società gli
stabilimenti montecatinesi con un'indubbia pubblicità
presso l'intera comunità scientifica.
Una prima tegola cadde quando il Comune risultò
soccombente nella causa sulla proprietà delle terme a
seguito della sentenza della Corte Civile di Lucca del
1° giugno 1869, e in seguito a eguale esito porteranno
i ricorsi in Corte d'Appello del 1872 ed in Cassazione
dell'anno successivo. Il Municipio di Montecatini a questo
punto prendeva in considerazione la possibilità di
acquistare le terme dallo Stato, ma la discussione
consiliare evidenziava che "l'esperienza ha dimostrato che
tutte le volte che la Comunità si è impegnata
in questa faccenda ne è uscita sempre con proprio
danno e i bagni sono andati nella massima decadenza
",
cosicchè la proposta non ebbe alcun seguito.
L'incertezza della loro posizione contrattuale, e
probabilmente anche l'evidenza di una situazione strutturale
e finanziaria delle terme precaria per non dire quasi
disastrosa, convinse Cesana e Damiani a defilarsi
dall'impresa già dalla fine della stagione 1870.
Il loro contratto venne risolto infatti con sentenza del
Tribunale di Firenze del 28 aprile 1871. I due soci
richiesero dal Comune la restituzione della somma di 50.000
lire versata a titolo di cauzione, ricevendone una risposta
negativa che innescò un'ulteriore causa
giudiziaria.
Così, dopo soli due anni, si concluse anche questa
fase "privata" della gestione delle terme montecatinesi.
Tutto ritornò in mano alla Prefettura di Lucca, che
ne avrebbe continuato stancamente il controllo per un
decennio senza alcun miglioramento. Il momento era difficile
e il futuro incerto, ma i montecatinesi seppero far fronte
all'emergenza con un gruppo d'imprenditori che continuarono
la loro opera di ammodernamento delle strutture ricettive e
di divulgazione del nome della stazione termale in Europa.
Sarà il germe da cui nascerà lo sviluppo
esaltante della Montecatini termale della fine del
secolo.

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