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GENNAIO 2005

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        Gli stabilimenti passarono alla società Cesana e Damiani: grandi promesse, ma lasciò presto
     Le Terme ai privati nel 1869

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Roberto Pinochi

La vita travagliata delle terme di Montecatini cominciò a manifestarsi già a partire dai primi anni dell'unità d'Italia. Esauritosi il compito della Deputazione demaniale che ne aveva retto le sorti per quasi mezzo secolo, l'amministrazione era passata alla Prefettura di Lucca. L'epoca non era però più quella "di quegli egregi amministratori che da buoni massai restava loro facile contentare la clientela toscanina di quei tempi..." Ora si cominciava a sentire la necessità di investimenti consistenti, che risollevassero le sorti dei decadenti stabilimenti demaniali (Tettuccio, Leopoldine, Rinfresco, Olivo, Bagno Regio), oltre ad apportare gli indispensabili ammodernamenti alla Locanda Maggiore, alla Palazzina Regia, al Casino, alle logge del Mercato, alle fonti della Querceta e del Martinelli.
La Società Cesana e Damiani, all'inizio del 1869, aveva offerto al Demanio la sua disponibilità a gestire le Terme, la vendita dell'acqua minerale e l'amministrazione della Locanda. La durata dell'affitto era stata pattuita per un periodo di 24 anni e 8 mesi, cioè dal 1° maggio 1869 al 31 dicembre 1894, per il costo complessivo di L.1.015.000. Il Quaderno d'oneri era stato stilato nell'aprile e conteneva ben 57 articoli. Vi si elencavano le proprietà termali oggetto dell'affitto, e oltre agli stabilimenti e alle varie fonti vi si enumerava l'enorme patrimonio naturale, fatto di prati, parchi e boschi che si estendevano per quasi 35.000 metri quadri. Ciliegina finale "due palchi al teatro di questi bagni, e precisamente il numero 9 e 10 al secondo ordine".
Tutta la trattativa doveva però scontare un equivoco iniziale: fra il Demanio e il Comune di Montecatini pendeva infatti presso il Tribunale di Lucca un ricorso con il quale l'Amministrazione della città rivendicava la proprietà delle terme. Una questione vecchia di secoli, che Montecatini intendeva ora risolvere riappropiandosi di questo bene pubblico che già gli Statuti comunali avevano sempre considerato di spettanza della città. La Società, che fra l'altro si sarebbe dovuta impegnare anche in investimenti per non meno di 300.000 lire nel corso di sei anni, interpellava il Comune in vista di un esito ad esso favorevole nella causa giudiziaria sulla proprietà delle terme, e ne riceveva assicurazioni circa l'esecuzione del contratto d'affitto.
Dalla stagione balnearia 1869, quindi, la nuova Società privata cominciava la sua gestione, sollevando speranze e aspettative in tutta la città.
L'inizio era promettente e le idee dei due soci sembravano garantire una decisa ventata di modernità e attivismo: nell'ottobre 1869 per esempio i membri del Congresso Medico Internazionale che si stava svolgendo a Firenze avevano visitato su invito della Società gli stabilimenti montecatinesi con un'indubbia pubblicità presso l'intera comunità scientifica.
Una prima tegola cadde quando il Comune risultò soccombente nella causa sulla proprietà delle terme a seguito della sentenza della Corte Civile di Lucca del 1° giugno 1869, e in seguito a eguale esito porteranno i ricorsi in Corte d'Appello del 1872 ed in Cassazione dell'anno successivo. Il Municipio di Montecatini a questo punto prendeva in considerazione la possibilità di acquistare le terme dallo Stato, ma la discussione consiliare evidenziava che "l'esperienza ha dimostrato che tutte le volte che la Comunità si è impegnata in questa faccenda ne è uscita sempre con proprio danno e i bagni sono andati nella massima decadenza…", cosicchè la proposta non ebbe alcun seguito.
L'incertezza della loro posizione contrattuale, e probabilmente anche l'evidenza di una situazione strutturale e finanziaria delle terme precaria per non dire quasi disastrosa, convinse Cesana e Damiani a defilarsi dall'impresa già dalla fine della stagione 1870.
Il loro contratto venne risolto infatti con sentenza del Tribunale di Firenze del 28 aprile 1871. I due soci richiesero dal Comune la restituzione della somma di 50.000 lire versata a titolo di cauzione, ricevendone una risposta negativa che innescò un'ulteriore causa giudiziaria.
Così, dopo soli due anni, si concluse anche questa fase "privata" della gestione delle terme montecatinesi. Tutto ritornò in mano alla Prefettura di Lucca, che ne avrebbe continuato stancamente il controllo per un decennio senza alcun miglioramento. Il momento era difficile e il futuro incerto, ma i montecatinesi seppero far fronte all'emergenza con un gruppo d'imprenditori che continuarono la loro opera di ammodernamento delle strutture ricettive e di divulgazione del nome della stazione termale in Europa. Sarà il germe da cui nascerà lo sviluppo esaltante della Montecatini termale della fine del secolo.


 

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