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GIUGNO 2010

      Terme & Salute
        La loro figura professionale fu ideata all'inizio della stagione termale dell'anno 1903
     Mescitrici, un secolo di gentilezza

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Roberto Pinochi

All'inizio della stagione termale 1903 Guido Giuliani, direttore delle Regie Terme, quelle cioè appartenenti al Demanio, introdusse nella vita degli stabilimenti un'innovazione che si sarebbe rivelata vincente, si sarebbe perpetuata fino ad oggi, e avrebbe contribuito in modo sostanziale al decollo delle Terme, alla loro irrinunciabile immagine di giovinezza perpetua, di salute ritrovata, di leggerezza gaudente. Al Tettuccio, alla Torretta, alle Tamerici fecero il loro ingresso le mescitrici "le portatrici d'acqua", le "cuffiette", o "le ninfe delle acque", come si sarebbero poi sbizzarriti a chiamarle in infiniti articoli di giornali e riviste gli assidui frequentatori delle Terme. In mezzo al vortice dei forestieri e al tintinnio dei bicchieri "passano i vestiti rossi delle mescitrici dal candido grembiule elegante": le divise che indossavano indicavano l'appartenenza alle terme demaniali (le azzurre), o alle private, le cosiddette Nuove Terme (le rosse), per poi unificarsi in un elegante vestito a strisce bianche e celesti quando le due Società si fusero nel 1913 nella Società Esercente le Regie e Nuove Terme.
Aggirandosi, talvolta occhieggianti, tra i tavoli di ferro battuto e le sedie di vimini degli stabilimenti termali, versavano da bottiglie con etichette multicolori le acque al Maestro Leoncavallo e all'architetto Bernardini, all'illustre medico Guido Baccelli e al Maestro e direttore d'orchestra Leopoldo Mugnone, al poeta romanesco Trilussa e al trasformista Fregoli, oltre che a tutta l'aristocrazia e alla classe politica italiana che consideravano un punto d'impegno passare ogni estate un ciclo di mondanità salottiera e rigenerante dentro gli stabilimenti montecatinesi. Erano ragazze
"nate nella verde Valdinievole, sulle sponde del vecchio Padule tutto ombrato di pioppi…vissute nelle grandi fattorie tra i pagliai caldi e i clivi tutti folti di melograni…", come poeticamente declamava ancora "Il Corriere dei Bagni" in una delle sue corrispondenze dagli stabilimenti. Molte di loro, al termine della stagione termale, integravano lo scarno salario estivo, impiegavandosi in una attività assai diffusa, quella della produzione di fiori artificiali.
Le mescitrici (definite anche
"le vispe forosette che disimpegnano a meraviglia il servizio di Ebe"), erano scelte con cura, con riguardo sì a una certa avvenenza, ma soprattutto fra quelle che mostravano spigliatezza nel muoversi in mezzo a tanti cappellini piumati e barbe arricciate. La certezza riposante della loro freschezza e vivacità avrebbe accompagnato negli anni la crescita delle Terme di Montecatini, che esse stesse avrebbero contribuito a reclamizzare come un luogo di incontri festosi e conversazioni piacevolmente pettegole. Loro a sanare gli afflitti forestieri con i bicchieri salutari e le occhiate maliziose: ma con loro anche l'orchestra delle donne viennesi assidue esecutrici dei valzer di Strauss, "vestite di bianco con una striscia rossa a rendere più dilettevoli le cure".
Alle Nuove Terme tocca a Giulio Bernardini scegliere le ragazze per il ruolo di mescitrice, e l'architetto pesciatino esegue il suo compito con divertita serietà: ecco allora la famosa Ottavina, che proprio Bernardini ritrarrà nell'atto di porgere l'acqua al conte di Torino, e che sarà nel 1912 l'iniziatrice di "una speciale fioritura di mescitrici…quali la Giulia dallo sguardo protervo, la Gioconda dagli occhi sereni e ingenui, la Bruna superba, la Livia appetitosa, e la Natalina dal profilo botticelliano", tanto che un malizioso giornalista dell'epoca in una delle sue corrispondenze dai Bagni dedicherà loro i versi:

"tutte fresche belle e sane
colle chiome bionde e nere
son pur belle le toscane
tanto in piedi che a sedere".


L'iconografia che accompagnerà da allora in avanti il mestiere della mescitrice ne esalterà anche il ruolo essenziale nella crescita delle realtà termali e della vita all'interno degli stabilimenti. Sono dapprima rappresentate nelle fotografie e nelle cartoline del primo novecento vicine ai forestieri, nell'atto di versare le acque salutifere, o poste come corollario al mascherone del Tettuccio, al loggiato verdiano della Torretta, alle policromie chiniane delle Tamerici. Sono riprese in gruppi fin troppo compassati, veste rossa o azzurra e grande grembiule bianco, come una scolaresca disposta su due file, forzatamente seria e compunta. Man mano che ci si inoltra nel secolo, le fotografie e le cartoline prendono vita autonoma, le scopriamo così sorridenti e disinvolte sedute sul bordo delle vasche e delle fontane, allineate lungo le scalinate del Tettuccio, magari in primo piano, o addirittura disposte a corolla sui prati degli stabilimenti.
E' un periodo di piccole, ma significative innovazioni: il Professor Grocco istituisce un bicchiere graduato per la bibita delle acque con la scritta in oro "MONTECATINI", sul modello di quelli in uso a Karlsbad, che si acquista alle Terme con una quota di 25 centesimi elargiti per i poveri del paese: in quei giorni, siamo nel 1895, se ne vendono più di mille. Il Professor Carlo Fedeli definisce "ottimo" l'elisir Montecatini prodotto da Napoleone Melani e venduto ai Bagni nelle due farmacie esistenti e nella biscotteria Bernardi.
Montecatini perde nel 1928 il glorioso appellativo di "Bagni" e acquista quello più al passo con i tempi di "Terme". Crescono e si ammodernano gli alberghi, nascono per opera dell'architetto Ugo Giovannozzi il nuovo Tettuccio e le nuove Leopoldine. Una Guida del tempo fa ascendere a oltre 200 gli alberghi e le pensioni, altrettanti sono gli affittacamere. La capienza si calcola in addirittura 20.000 posti letto, oltre 100.000 i visitatori dalla primavera all'autunno. Il vecchio Spedale leopoldino, riservato ai meno abbienti, diventa un moderno Istituto di Cura, che sorge sul viale Amman, oggi Marconi, e può ospitare contemporaneamente 20 uomini e 20 donne.
E' quindi naturale che le ragazze di tutta la Valdinievole continuino a lavorare negli alberghi e alle terme, come la folta schiera che le ha precedute dall'inizio dell'800, sono cameriere, cuoche, guardarobiere, mescitrici, bagnaiole. Il ruolo di mescitrice affascinava sempre le giovani montecatinesi, essere assunte alle Terme significava una speciale gratificazione sociale per ragazze appartenenti alla classe popolare, che sarebbero così venute a contatto col mondo luccicante dello spettacolo, della politica, dell'alta società, allora presente al gran completo all'interno degli stabilimenti. E non importava che questo ruolo non prevedesse alcuna paga, le mance generosamente elargite dai forestieri erano più che sufficienti a concretizzare un decoroso stipendio mensile per ciascuna di loro.
Così, al termine della giornata, una ragazza a turno raccoglieva le mance e ne faceva tanti mucchietti uguali per quante erano le sue colleghe in servizio: ne usciva una paga più che rispettabile. Queste ultime notizie le ho apprese dalla viva voce di mia madre, che è stata mescitrice per sei anni dal 1938 al 1943.


 

 

 

 

 

 

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