|

|
Roberto
Pinochi
All'inizio
della stagione termale 1903 Guido Giuliani, direttore delle
Regie Terme, quelle cioè appartenenti al Demanio,
introdusse nella vita degli stabilimenti un'innovazione che
si sarebbe rivelata vincente, si sarebbe perpetuata fino ad
oggi, e avrebbe contribuito in modo sostanziale al decollo
delle Terme, alla loro irrinunciabile immagine di giovinezza
perpetua, di salute ritrovata, di leggerezza gaudente. Al
Tettuccio, alla Torretta, alle Tamerici fecero il loro
ingresso le mescitrici "le portatrici d'acqua", le
"cuffiette", o "le ninfe delle acque", come si sarebbero poi
sbizzarriti a chiamarle in infiniti articoli di giornali e
riviste gli assidui frequentatori delle Terme. In mezzo al
vortice dei forestieri e al tintinnio dei bicchieri "passano
i vestiti rossi delle mescitrici dal candido grembiule
elegante": le divise che indossavano indicavano
l'appartenenza alle terme demaniali (le azzurre), o alle
private, le cosiddette Nuove Terme (le rosse), per poi
unificarsi in un elegante vestito a strisce bianche e
celesti quando le due Società si fusero nel 1913
nella Società Esercente le Regie e Nuove Terme.
Aggirandosi,
talvolta occhieggianti, tra i tavoli di ferro battuto e le
sedie di vimini degli stabilimenti termali, versavano da
bottiglie con etichette multicolori le acque al Maestro
Leoncavallo e all'architetto Bernardini, all'illustre medico
Guido Baccelli e al Maestro e direttore d'orchestra Leopoldo
Mugnone, al poeta romanesco Trilussa e al trasformista
Fregoli, oltre che a tutta l'aristocrazia e alla classe
politica italiana che consideravano un punto d'impegno
passare ogni estate un ciclo di mondanità salottiera
e rigenerante dentro gli stabilimenti montecatinesi. Erano
ragazze "nate nella verde Valdinievole,
sulle sponde del vecchio Padule tutto ombrato di
pioppi
vissute nelle grandi fattorie tra i pagliai
caldi e i clivi tutti folti di
melograni
", come poeticamente
declamava ancora "Il Corriere dei Bagni" in una delle sue
corrispondenze dagli stabilimenti. Molte di loro, al termine
della stagione termale, integravano lo scarno salario
estivo, impiegavandosi in una attività assai diffusa,
quella della produzione di fiori artificiali.
Le mescitrici (definite anche "le vispe
forosette che disimpegnano a meraviglia il servizio di
Ebe"), erano scelte con cura, con
riguardo sì a una certa avvenenza, ma soprattutto fra
quelle che mostravano spigliatezza nel muoversi in mezzo a
tanti cappellini piumati e barbe arricciate. La certezza
riposante della loro freschezza e vivacità avrebbe
accompagnato negli anni la crescita delle Terme di
Montecatini, che esse stesse avrebbero contribuito a
reclamizzare come un luogo di incontri festosi e
conversazioni piacevolmente pettegole. Loro a sanare gli
afflitti forestieri con i bicchieri salutari e le occhiate
maliziose: ma con loro anche l'orchestra delle donne
viennesi assidue esecutrici dei valzer di Strauss,
"vestite di bianco con una striscia
rossa a rendere più dilettevoli le
cure".
Alle Nuove Terme tocca a Giulio Bernardini scegliere le
ragazze per il ruolo di mescitrice, e l'architetto
pesciatino esegue il suo compito con divertita
serietà: ecco allora la famosa Ottavina, che proprio
Bernardini ritrarrà nell'atto di porgere l'acqua al
conte di Torino, e che sarà nel 1912 l'iniziatrice di
"una speciale fioritura di mescitrici
quali la Giulia
dallo sguardo protervo, la Gioconda dagli occhi sereni e
ingenui, la Bruna superba, la Livia appetitosa, e la
Natalina dal profilo botticelliano", tanto che un malizioso
giornalista dell'epoca in una delle sue corrispondenze dai
Bagni dedicherà loro i versi:
"tutte fresche belle e sane
colle chiome bionde e nere
son pur belle le toscane
tanto in piedi che a sedere".
L'iconografia che accompagnerà da allora in avanti il
mestiere della mescitrice ne esalterà anche il ruolo
essenziale nella crescita delle realtà termali e
della vita all'interno degli stabilimenti. Sono dapprima
rappresentate nelle fotografie e nelle cartoline del primo
novecento vicine ai forestieri, nell'atto di versare le
acque salutifere, o poste come corollario al mascherone del
Tettuccio, al loggiato verdiano della Torretta, alle
policromie chiniane delle Tamerici. Sono riprese in gruppi
fin troppo compassati, veste rossa o azzurra e grande
grembiule bianco, come una scolaresca disposta su due file,
forzatamente seria e compunta. Man mano che ci si inoltra
nel secolo, le fotografie e le cartoline prendono vita
autonoma, le scopriamo così sorridenti e disinvolte
sedute sul bordo delle vasche e delle fontane, allineate
lungo le scalinate del Tettuccio, magari in primo piano, o
addirittura disposte a corolla sui prati degli
stabilimenti.
E' un periodo di piccole, ma significative innovazioni: il
Professor Grocco istituisce un bicchiere graduato per la
bibita delle acque con la scritta in oro "MONTECATINI", sul
modello di quelli in uso a Karlsbad, che si acquista alle
Terme con una quota di 25 centesimi elargiti per i poveri
del paese: in quei giorni, siamo nel 1895, se ne vendono
più di mille. Il Professor Carlo Fedeli definisce
"ottimo" l'elisir Montecatini prodotto da Napoleone Melani e
venduto ai Bagni nelle due farmacie esistenti e nella
biscotteria Bernardi.
Montecatini perde nel 1928 il glorioso appellativo di
"Bagni" e acquista quello più al passo con i tempi di
"Terme". Crescono e si ammodernano gli alberghi, nascono per
opera dell'architetto Ugo Giovannozzi il nuovo Tettuccio e
le nuove Leopoldine. Una Guida del tempo fa ascendere a
oltre 200 gli alberghi e le pensioni, altrettanti sono gli
affittacamere. La capienza si calcola in addirittura 20.000
posti letto, oltre 100.000 i visitatori dalla primavera
all'autunno. Il vecchio Spedale leopoldino, riservato ai
meno abbienti, diventa un moderno Istituto di Cura, che
sorge sul viale Amman, oggi Marconi, e può ospitare
contemporaneamente 20 uomini e 20 donne.
E' quindi naturale che le ragazze di tutta la Valdinievole
continuino a lavorare negli alberghi e alle terme, come la
folta schiera che le ha precedute dall'inizio dell'800, sono
cameriere, cuoche, guardarobiere, mescitrici, bagnaiole. Il
ruolo di mescitrice affascinava sempre le giovani
montecatinesi, essere assunte alle Terme significava una
speciale gratificazione sociale per ragazze appartenenti
alla classe popolare, che sarebbero così venute a
contatto col mondo luccicante dello spettacolo, della
politica, dell'alta società, allora presente al gran
completo all'interno degli stabilimenti. E non importava che
questo ruolo non prevedesse alcuna paga, le mance
generosamente elargite dai forestieri erano più che
sufficienti a concretizzare un decoroso stipendio mensile
per ciascuna di loro.
Così, al termine della giornata, una ragazza a turno
raccoglieva le mance e ne faceva tanti mucchietti uguali per
quante erano le sue colleghe in servizio: ne usciva una paga
più che rispettabile. Queste ultime notizie le ho
apprese dalla viva voce di mia madre, che è stata
mescitrice per sei anni dal 1938 al 1943.
|
|