Tutto Montecatini Tutto MontecatiniTutto Montecatini

 

MARZO 2011

      La nostra Storia
        Ecco com'era la città nel 1861 e come votò la sua adesione al Regno d'Italia
     Quando Montecatini lasciò il Granduca

pixel.gif (42 byte)

di Roberto Pinochi

Com'era Montecatini 150 anni fa, al momento della proclamazione del Regno d'Italia? Una realtà frammentata nelle diverse strategie di sviluppo, che presagivano forse le future divisioni. Già allora cominciavano a delinearsi le differenze e le incomprensioni all'interno di una Comunità composita, divisa tra il conservatorismo del vecchio paese sul colle, la vocazione agricola della Pieve a Nievole, la volontà progressista dei Bagni, protesi nel loro sviluppo termale e urbanistico verso una ancora lontana autonomia. La Comunità contava nel primo censimento italiano del 1861 circa 6300 abitanti, lo stesso numero di Monsummano e la metà di quelli di Pescia. La frazione di Bagni, nello Stato delle Anime redatto dal cappellano don Giuseppe Giacomelli con una statistica piuttosto sommaria, non annoverava che 369 residenti. Le casse comunali attraversavano un momento delicato, tanto che gli amministratori locali avevano dovuto far ricorso a un prestito di 6000 lire dal Monte dei Paschi per fronteggiare le spese vive, e perfino per pagare i salari dei pochi dipendenti. La ricchezza della Comunità era ancora largamente al di sotto di quelle vantate da altre realtà valdinievoline come Pescia e Buggiano, ma anche di paesi lucchesi come i Bagni di Corsena e Villa Basilica.
Superando questi momenti di contingente difficoltà, il nuovo corso politico indirizzato verso l'unità era stato accolto con manifestazioni di giubilo. Montecatini era stata una delle 221 Comunità toscane ad avallare nell'agosto 1859 l'auspicio dell'Assemblea costituente della regione ad entrare a far parte del regno costituzionale di Vittorio Emanuele. Benché sulle fabbriche comunali, e specialmente su quelle di pertinenza termale come gli stabilimenti, stentasse a farsi largo il tricolore, nel dicembre 1859 ai Bagni di Montecatini si decideva di dotare, con una chiara scelta di campo, il locale di casermaggio dei regi carabinieri di uno stemma recante l'arme dei Savoia. L'adesione al nuovo corso da parte dei rappresentanti montecatinesi era quindi ormai scontata, tanto che nel gennaio 1860 era approvato un indirizzo di saluto al Re con il quale si esternavano "i particolari sensi di affetto, di gratitudine e di ossequio che per Voi nutre la popolazione che rappresentiamo…" Il plebiscito dell'11 e 12 marzo successivi non avrebbe che confermato questi presupposti: nelle due sezioni elettorali di Montecatini, una posta al Castello con 819 votanti, l'altra ai Bagni, che assieme con la parrocchia della Pieve contava 1060 iscritti, i voti per l'annessione al regno costituzionale piemontese erano stati la quasi totalità.
I Bagni di Montecatini erano tributari di larga parte della loro attuale fortuna alla famiglia regnante toscana degli Asburgo-Lorena. Da Pietro Leopoldo fondatore, sul declinare del 1700, dei primi stabilimenti e della prima locanda per gli ospiti, a suo figlio ed erede Ferdinando, iniziatore della continuità nella frequentazione della stazione termale, e promotore della costruzione della chiesa demaniale, per finire all'ultimo Granduca Leopoldo, che alle terme arrivava ogni anno nel mese di luglio in carrozza, ma che aveva anche ispirato il tracciato della strada ferrata in modo che passasse proprio dal centro dei Bagni, dove aveva disposto una comoda stazione. Da allora, era il 1853, al paese era stata garantita un'affluenza di forestieri straordinaria, sia per i classici periodi di cure estivi, ma anche per le sempre più abbordabili gite domenicali di pistoiesi, fiorentini, pratesi, lucchesi, che arrivavano la mattina con il treno, bevevano l'acqua del Tettuccio, mangiavano i maccheroni della Carlotta Valiani alla Locanda Maggiore, e se ne ritornavano contenti a casa la sera, dopo aver passeggiato nei viali e nei parchi che cominciavano a essere splendidi per i fiori, il verde e le piante che arrivavano dai vivai di Pistoia. In queste occasioni, per esempio nell'ottobre del 1861, queste gite erano alla portata di molte tasche, visto che il viaggio di andata e ritorno da Firenze a Montecatini costava non più di 3, 4 o 5 lire, a seconda della classe. I Bagni, poi, potevano vantare anche l'apertura di uno dei primi uffici telegrafici della regione, attivo fino dal 1855.
In quel fatidico 1861, la consueta relazione di fine stagione del professor Fedele Fedeli era infatti tutta improntata all'ottimismo: "le Bagnature del 1861 essere state splendide sopra le altre, e di gran lunga superiore al successo verificatosi negli altri stabilimenti italiani sia per il concorso numerosissimo sia per i vantaggi sorprendenti verificatisi nelle cure di moltissime infermità". L'italianità del centro termale spiccava nelle statistiche e nei resoconti, i paragoni sulle frequentazioni delle terme e sulla efficacia delle cure allargavano i loro confini, non più solo Toscana, ma il resto d'Italia, e perché no, d'Europa, avrebbe dovuto prendere atto della nuova realtà. E poi gli alberghi: oltre alla storica, ma ancora solida Locanda Maggiore con le sue pertinenze (il Palazzotto, la Nuova Fabbrica, la Palazzina Magnani), sempre nel 1861 sul giornale ufficiale, cioè il Monitore Toscano, spiccava la prima pubblicità della Locanda della Pace di Giovanni Biagi, e poi quella della Villa Baldini alla Torretta, della Villa Santarelli di fronte la Palazzina Regia, e in prossimità della piazza, della Locanda dell'Europa, un appellativo che anticipava la vocazione internazionale della città.
All'annuncio della proclamazione dei regno d'Italia, il 17 marzo 1861, Montecatini rivolse un indirizzo di augurio al nuovo sovrano. Come nelle altre Comunità toscane, la festa dell'unità d'Italia si celebrò in quell'anno, e nei successivi, il 2 giugno, ricorrenza della concessione dello statuto. Le questioni tra l'Italia e la Santa Sede cominciavano a prendere una brutta piega, dopo il voltafaccia di Pio IX°. Così, il parroco del Castello, don Luigi Paponi, con una decisione contrastata e opinabile, non permise che il clero prendesse parte ai festeggiamenti. La Comunità non se ne curò più di tanto, disertò la chiesa, e si ritrovò in piazza, dove vennero elargite 3 lire a 30 famiglie bisognose dei "popoli" (come si diceva allora) di Montecatini, Pieve a Nievole e Traversagna estratte a sorte. Ma la gente doveva pensare anche a svagarsi un po', dopo tutto il frenetico susseguirsi di avvenimenti cruciali, e così sia a Montecatini che alla Pieve si corse un "Palio dei Brocchetti a Cavallo" (con 17 lire di premio al primo arrivato e 6 al secondo), al quale seguì l'accensione di fuochi di gioia lungo le mura castellane, e nella sera l'innalzamento di globi aerostatici illuminati. E ancora si organizzò un popolare trattenimento di ballo sotto la loggia pubblica, che di solito vedeva sfilare i rappresentanti della Comunità intenti agli affari amministrativi. Ai Bagni, invece non pare che la ricorrenza desse il via a particolari feste, che non fossero i consueti, e molto sporadici, balli e concerti al Regio Casino. D'altra parte, già dal 1859 la vecchia Deputazione Regia che aveva gestito le terme demaniali per oltre 40 anni era stata mandata in pensione, e ora l'azienda soffriva della latitanza di amministratori capaci e interessati.
L'unità d'Italia aveva comunque aperto le porte alla speranza per i montecatinesi di allargare i ristretti orizzonti che fino ad allora avevano guidato la vita delle loro terme. Invece, il mare magnum delle proprietà statali (nelle quali erano state ricondotte anche le terme, dopo un aspra disputa giudiziaria con il Comune) ostacolava le potenzialità della stazione termale in rigidi schemi economici, con pochi soldi da investire e ancora meno idee da mettere in campo. Il "mercato" dei possibili fruitori delle acque montecatinesi ovviamente si allargava, ma restavano incompiute le indispensabili opere di ammodernamento e di adeguamento delle strutture demaniali. Così i Bagni di Montecatini passati dalla Toscana granducale all'Italia avrebbero dovuto aspettare oltre un quarto di secolo per riprendere il loro cammino e diventare, grazie all'opera di nuovi e illuminati amministratori, una delle più celebrate stazioni termali d'Europa.

Share |

 

Torna al sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto Montecatini