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Roberto
Pinochi
I culto di Santa Barbara,
patrona di Montecatini, ha sempre rivestito una
solennità particolare per la città. Le
reliquie della Santa conservate presso la Propositura di
S.Pietro Apostolo sono state in ogni tempo oggetto della
venerazione da parte dei montecatinesi. Negli Statuti
comunali del 1559 ricostruiti dai giureconsulti della
città dopo la distruzione di quelli del 1330, la
prima invocazione era sempre rivolta alla patrona Santa
Barbara. Oltre che per la festività del 4 dicembre,
proprio gli Statuti della Comunità, sia "vetera" che
"nova", sancivano che la processione propiziatoria delle
reliquie della Santa attraverso le vie del paese avvenisse
anche in tempo di Pasqua. Così, anche immediatamente
prima dell'assedio e della distruzione del Castello nel
luglio del 1554, i Magistrati montecatinesi deliberavano che
"la Santa Reliquia di Santa Barbara vadia in processione
come al solito e che si vada al Carmine per la chiave della
S.Reliquia nella capsa ordinaria", eleggendo nel contempo
"dei festaioli per non macular detta consuetudine et rito
antiquo".
Le procedure per questa che era la solennità
religiosa più sentita dai montecatinesi erano
stabilite con cura certosina. Intanto, il luogo dove era
conservata consisteva in "una cappella adornata di lampade
d'argento ed altro con la tavola del Martirio dietro alla
quale a guisa d'un piccol choro per mezzo di due ponticelle
posa la d. Reliquia in vaso d'argento di superbissimo lavoro
serrato con due chiave, una delle quali tiene il Sig.
Piovano pro tempore e l'altra la Comunità quale la
tiene serrata nella cassa dove sono rinchiuse le borse
dell'Ufficiali e Rappresentanti
".
Quindi il potere civile e quello religioso dovevano
incontrarsi nei tempi previsti, ognuno con la propria
chiave, per offrire la reliquia alla venerazione dei fedeli;
ed era sintomatico che i Magistrati cittadini conservassero
la loro chiave nella cassa delle imborsazioni, dalla quale
si traevano gli eletti alle varie cariche comunitative.
Nelle due occasioni "ufficiali" della processione (il 4
dicembre e il secondo giorno dopo la Pasqua) veniva aperta
"la porticina" da parte del Cappellano, il Piovano incensava
la reliquia, e dopo aver indossato dei guanti, la posava
sopra l'altare e l' affidava "all'adorazione del publico
alla quale assiste il Cappellano acciò non segua
tumulto nel porgere corone, e dare elemosine". Quest'altare
all'interno della Propositura fu demolito nel dicembre 1794,
in occasione della riedificazione della chiesa di S.Pietro
Apostolo, ma tutta la Comunità stabilì di
ricostruirlo e di stanziare a tale scopo 450 lire "stante la
povertà delle Opere di Santa Barbara e San Michele".
Ancora gli Statuti cittadini decretavano che tutti gli
appaltatori dei "proventi" appannaggio della Comunità
fossero obbligati a offrire anche alcune libbre di cera
bianca alla patrona in occasione della ricorrenza religiosa:
"ogni anno per mezzo de' sua proventuali scudi 26 cera, olio
et Polvere per provedere a' bisogni di d. Cappella fu
stabilita un'Opera
".
La cerimonia religiosa, pur nella sua solennità, non
poteva evitare che insieme al suono delle campane si
accendessero dei "mortaiotti", eco festosa all'inno "Jesu
corona Virginum" intonato dalle monache claustrali di Santa
Maria a Ripa che intervenivano al rito quando la santa
reliquia approdava alla loro chiesa. La processione si
snodava infatti "per tutta la Terra con solenne pompa
accompagnata da tutte le Compagnie e le Fraterie di due
Conventi di S.Agostino e del Carmine con esporsi d. Reliquia
ad Adorazione la mattina a levata del sole
".
L'esposizione e la processione per il paese era invocata dai
montecatinesi anche in occasione di eventi calamitosi
naturali per ottenere sia "la serenità del Tempo",
dopo diluvi e inondazioni, sia per attenuare la
siccità che nel 1779 aveva negato il bene della
pioggia addirittura da dicembre a maggio.
Dopo la processione, che toccava le chiese dei vari conventi
montecatinesi, la Reliquia di Santa Barbara era riposta
"dentro il Tabernacolo" e le chiavi restituite al Proposto e
alla Comunità: "questo è stato ed è lo
stile antichissimo di detta Terra in tal funzione praticata
da ch'è memoria d'huomini
". Di più
l'estensore di queste note, il 7 maggio 1697, non poteva
appurare "perché la Terra patì un sacco
sì crudele che oltre all'abbruciamento delle
scritture del publico seguirono ancora saccheggiamenti e
desolazioni come ancora se ne vede alle vestigia l'anno
1554
.".

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