|

|
Luca de
Simone
La sindrome del
tunnel carpale è una delle patologia che più
frequentemente intessano la mano. Ne parliamo con il dottor
Marouane Bouloudhnine, chirurgo ortopedico specializzato
nell'arto superiore e socio della "Società francese
di chirurgia della mano", che ci aiuta a capire come
identificare il male e conoscere nelle sue linee generali le
opzioni di trattamento.
Dottor Bouloudhnine, cos'è la sindrome del tunnel
carpale?
«Risulta dalla compressione del nervo mediano nel
canale del carpo. Spesso entrambi i polsi sono colpiti
contemporaneamente. La malattia si può presentare in
diversi stadi evolutivi».
Quali sono i sintomi più ricorrenti?
«I sintomi principali sono il "formicolio" spesso
accompagnato da dolore alla mano, talvolta esteso al
braccio, con aggravamenti soprattutto di notte.
Successivamente compare la riduzione della
sensibilità alle prime tre dita. Col passare del
tempo i sintomi si aggravano. Il dolore ed il formicolio
possono anche attenuarsi, mentre peggiorano i deficit del
tatto e della forza del pollice. I dolori alla mano possono
essere causati anche da altre patologie associate, che
devono essere identificate e trattate. Per questo motivo si
eseguono alcuni accertamenti strumentali».
Quali sono gli accertamenti consigliati?
«L'elettromiografia, serve a confermare la sede e
documenta la gravità della compressione del nervo
mediano; la radiografia delle mani rileva patologie
associate (artrosi) o particolari cause di compressione del
nervo mediano nel tunnel carpale; infine, la radiografia del
rachide cervicale permette di identificare alterazioni che
possono provocare dolori di origine radicolare».
Come si può risolvere il problema?
«Il trattamento della sindrome del Tunnel carpale
è chirurgico. Le terapie alternative (infiltrazione,
ionoforesi, ultrasuoni, farmaci) possono alleviare
temporaneamente i sintomi ma non sono risolutrici».
Si tratta di un intervento complesso?
«L'operazione consiste nella sezione del legamento
trasverso anteriore del carpo che comprime il nervo mediano.
Esistono due tecniche, un aperta ed una in via artroscopica
che preferisco.
Il trattamento chirurgico a cielo aperto consistente nella
sezione del legamento trasverso del carpo e nella
sinovialectomia dei tendini flessori. Esso garantisce buoni
risultati nella maggioranza dei casi, ma può
presentare lo svantaggio di una difficoltosa guarigione
della cicatrice palmare con formazione di aderenze e
disestesie residue disturbanti per il paziente.
Recentemente è stata proposta la sezione del
legamento per via artroscopica. Il trattamento
endoscopico viene effettuato attraverso una mini-incisione
al polso e l'impiego di un sistema ottica-sonda munita di
tagliente integrato (Artroscopia). Tale metodica permette
una visione completa del tunnel carpale e del nervo mediano.
Questa tecnica presenta il vantaggio di una sezione rapida e
precisa del legamento, di una guarigione più rapida
della cicatrice, e di un precoce ritorno alle
attività da parte del paziente e per tale motivo
è meglio accettata psicologicamente e economicamente,
permettando la ripresa più veloce del lavoro e degli
occupazioni domestiche. Tale metodica non è
però scevra da rischi di lesioni iatrogene e non
è attuabile con sicurezza in caso di forme con
sinovite molto marcata dei tendini flessori (in pazienti
reumatoidi).
In ogni caso va tenuto presente che i risultati a distanza
(3 mesi) delle due metodiche, valutati clinicamente e in
base ai parametri elettromiografici, sono pressochè
sovrapponibili. L'intervento si esegue di norma in Day
Hospital, ma può comprendere la notte successiva in
caso di necessità. L'anestesia è
preferibilmente plessica (al braccio), ma può essere
generale se occorre oppure locale alla mano associata a
sedazione. Si opera una sola mano per volta. Le dita si
devono muovere subito dopo l'intervento. I punti sono
rimossi dopo 10 giorni. La tecnica in artroscopia non
necesita immobilizzazione e permette l'uso più veloce
della mano . I lavori pesanti sono consentiti dopo un mese,
mentre le attività quotidiane si riprendono
gradualmente entro 20 giorni».
E' necessaria una fase di rieducazione?
«La rieducazione è in genere facoltativa. Il
decorso post-operatorio, che dipende dallo stadio della
malattia, si svolge di norma come segue:
1. Scomparsa immediata dei dolori notturni (il giorno stesso
dell'operazione) e scomparsa progressiva
dell'intorpidimento.
2. Ripresa progressiva della sensibilità (alcune
settimane o mesi).
3. Ripresa della forza in alcuni mesi, ma nei casi
più gravi il recupero è parziale».
Chi volesse informazioni più dettagliate sul tunnel
carpale, può inviare una e-mail a
info@tuttomontecatini.it

|




|