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Sle molteplici sono
le cause determinanti della tosse, molteplici e svariati
sono anche i suoi effetti sull'organismo, specialmente per
quanto riguarda l'apparato respiratorio e per quello
circolatorio. Diciamo "specialmente" dato che altri organi e
apparati sono talora colpiti da questo fenomeno che nella
maggior parte dei casi, per fortuna, trascorre, senza
conseguenze immediate.
Soggettivamente la tosse è molesta in due casi: o
quando è molto violenta o quando è molto
prolungata. Qualsiasi stimolo anormale, irritativo, che si
produca o si porti nelle vie respiratorie o negli organi a
queste contigue (pleura, ghiandole peribronchiali) è
&endash;come tutti sanno- suscettibile di determinare la
tosse. La quale, del resto, trova talvolta origini lontane e
strane (orecchio, naso, cuore, stomaco, esofago, sistema
nervoso). Nel Journ. Of American Med. Assoc.
&endash;Vol.148, n.9, pag.776- viene riferito a esempio un
caso di tosse persistente dovuta a un frammento di capello
aderente alla membrana del timpano (orecchio medio).
Ma nella quasi totalità dei casi, sono le congestioni
(iperemie), i catarri, gli essudati, i trasudati e i corpi
estranei arrivati nel laringe, nella trachea, nei tubi
bronchiali maggiori, gli stimoli sufficienti a determinare
il fenomeno: basta un frammento di cibo, una goccia di
bevanda, magari della stessa saliva o dei gas irritanti che
penetri in laringe per determinare la tosse. Cose queste
&endash;ripetiamo- che tutti sanno. Ma per rendersi conto
dei principali danni provocati dalla tosse è
opportuno considerare il fenomeno nella sua produzione
meccanica, qualunque ne sia la causa. Come si sommano le
molteplici condizioni per cui si arriva al meccanismo
patogenico? Nell'esporre queste condizioni prescinderemo da
quella tosse volontaria che ciascuno di noi può
provocare a suo talento.
Altrimenti i tempi &endash;diciamo così- sono i
seguenti: 1) una introduzione di aria in alta
quantità nei polmoni (inspirazione forzata); 2) la
improvvisa, immediata chiusura della glottide, cui fa
seguito quasi contemporaneamente il terzo tempo, uno spasmo
dei muscoli respiratori (Hallion); 3) apertura violenta
della glottide (laringe) per dare esito al quinto tempo, con
una impetuosa uscita d'aria dai polmoni (espirazione
forzata). Tutto questo meccanismo ha lo scopo
fisio-patologico di eliminare i corpi estranei o anormali
dalle vie respiratorie o attenuare gli stimoli che provocano
il fenomeno. Ma è bene evidente che il momento
culminante del colpo di tosse è l'elevarsi della
pressione intratoracica, nell'istante in cui si contraggono
i muscoli respiratori, quando la glottide è ancora
chiusa; quando cioè si riduce il volume del torace
senza che sia in funzione quella valvola di sicurezza
rappresentata appunto dalla glottide. Si ha infine
un'espirazione violenta, cui segue un'espansione del torace
con relativo fugace abbassamento della pressione interna.
Così, come si può tossire volontariamente, si
può anche con la volontà, moderare
l'intensità e quindi il trauma.
Ma il trauma esiste ed è assai complesso: esso si
porta contemporaneamente sull'apparato respiratorio, su
quello circolatorio e su particolari organi, a distanza o al
di fuori del torace. Questi ultimi hanno un comportamento
assai strano. Citiamo alcune eventualità: una tosse
spasmodica, per ripetuti urti sul diaframma, provoca talora
il vomito; oppure determina una perdita di urine e di feci;
o favorisce la formazione di un'ernia; o dà luogo a
lacerazioni muscolari o a frattura di costole; o, per turbe
nel settore circolatorio, fa sanguinare il naso (epistassi)
o arrossare un occhio per stravaso di sangue sotto la
congiuntiva. Chi dorme è svegliato, chi si trova in
certe condizioni ha un'emottisi, i bambini
&endash;specialmente durante gli accessi di pertosse- si
mordono la lingua e diventano irascibili.
Peraltro gli effetti più gravi e dannosi si hanno nel
campo circolatorio e in quello polmonare. Appunto nei
bambini specialmente colpiti da pertosse si producono non
raramente delle lipotimie e delle convulsioni durante le
crisi accessionali. Secondo alcuni autori (F.Vega Diaz e
J.Blay Rives) i fenomeni sincopali legati alla tosse
sarebbero dovuti alle alterazioni di sanguificazione dei
centri nervosi superiori (cervello) specialmente nel senso
di brevi, transitorie fasi di anemia cerebrale.
Il quadro clinico è comunque più frequente in
soggetti ipotesi o cardiopatici: Charcot descrisse una
vertigine laringea provocata da una tosse violenta e
protratta, ma nei soggetti con tare epilettiche marcate si
giunge al vero e proprio attacco convulsivo. Altri disturbi
a tipo di crisi di incoscienza (deliquio, lipotimie,
vertigini) si hanno per alterazione chimica del sangue a
causa dell'eccesso di respirazione.
A queste turbe circolatorie &endash;là dove esistano
condizioni predisponesti- sono da riferirsi le emottisi: le
quali emottisi, una volta cominciate, tendono a continuare a
cagione della tosse. Questa &endash;diceva C.Forlanini- per
trazione sul tessuto polmonare, trasforma i tubercolosi in
tisici. Ma sul parenchima (tessuto) polmonare la fase
dell'aumento di pressione endotoracica &endash;nell'istante
in cui sta per cominciare l'espirazione forzata a glottide
chiusa- provoca effetti deleteri. I bronchioli e, più
ancora, gli alveoli si dilatano, si sfiancano, le loro
pareti cedono. In qualche caso si arriva alla rottura del
polmone.
Ma anche senza giungere a tanto, quando specialmente la
tosse è violenta e cronica o quando si presenta sotto
forma di crisi frequenti &endash;come succede nell'asma-
essa porta, come ultimo risultato, a quella perdita d
elasticità polmonare che è l'enfisema.
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