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NOVEMBRE 2004

      Salute
        I motivi possono essere molteplici, così come le conseguenze sull'organismo delle persone
     Le cause di una fastidiosa tosse

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Sle molteplici sono le cause determinanti della tosse, molteplici e svariati sono anche i suoi effetti sull'organismo, specialmente per quanto riguarda l'apparato respiratorio e per quello circolatorio. Diciamo "specialmente" dato che altri organi e apparati sono talora colpiti da questo fenomeno che nella maggior parte dei casi, per fortuna, trascorre, senza conseguenze immediate.
Soggettivamente la tosse è molesta in due casi: o quando è molto violenta o quando è molto prolungata. Qualsiasi stimolo anormale, irritativo, che si produca o si porti nelle vie respiratorie o negli organi a queste contigue (pleura, ghiandole peribronchiali) è &endash;come tutti sanno- suscettibile di determinare la tosse. La quale, del resto, trova talvolta origini lontane e strane (orecchio, naso, cuore, stomaco, esofago, sistema nervoso). Nel Journ. Of American Med. Assoc. &endash;Vol.148, n.9, pag.776- viene riferito a esempio un caso di tosse persistente dovuta a un frammento di capello aderente alla membrana del timpano (orecchio medio).
Ma nella quasi totalità dei casi, sono le congestioni (iperemie), i catarri, gli essudati, i trasudati e i corpi estranei arrivati nel laringe, nella trachea, nei tubi bronchiali maggiori, gli stimoli sufficienti a determinare il fenomeno: basta un frammento di cibo, una goccia di bevanda, magari della stessa saliva o dei gas irritanti che penetri in laringe per determinare la tosse. Cose queste &endash;ripetiamo- che tutti sanno. Ma per rendersi conto dei principali danni provocati dalla tosse è opportuno considerare il fenomeno nella sua produzione meccanica, qualunque ne sia la causa. Come si sommano le molteplici condizioni per cui si arriva al meccanismo patogenico? Nell'esporre queste condizioni prescinderemo da quella tosse volontaria che ciascuno di noi può provocare a suo talento.
Altrimenti i tempi &endash;diciamo così- sono i seguenti: 1) una introduzione di aria in alta quantità nei polmoni (inspirazione forzata); 2) la improvvisa, immediata chiusura della glottide, cui fa seguito quasi contemporaneamente il terzo tempo, uno spasmo dei muscoli respiratori (Hallion); 3) apertura violenta della glottide (laringe) per dare esito al quinto tempo, con una impetuosa uscita d'aria dai polmoni (espirazione forzata). Tutto questo meccanismo ha lo scopo fisio-patologico di eliminare i corpi estranei o anormali dalle vie respiratorie o attenuare gli stimoli che provocano il fenomeno. Ma è bene evidente che il momento culminante del colpo di tosse è l'elevarsi della pressione intratoracica, nell'istante in cui si contraggono i muscoli respiratori, quando la glottide è ancora chiusa; quando cioè si riduce il volume del torace senza che sia in funzione quella valvola di sicurezza rappresentata appunto dalla glottide. Si ha infine un'espirazione violenta, cui segue un'espansione del torace con relativo fugace abbassamento della pressione interna. Così, come si può tossire volontariamente, si può anche con la volontà, moderare l'intensità e quindi il trauma.
Ma il trauma esiste ed è assai complesso: esso si porta contemporaneamente sull'apparato respiratorio, su quello circolatorio e su particolari organi, a distanza o al di fuori del torace. Questi ultimi hanno un comportamento assai strano. Citiamo alcune eventualità: una tosse spasmodica, per ripetuti urti sul diaframma, provoca talora il vomito; oppure determina una perdita di urine e di feci; o favorisce la formazione di un'ernia; o dà luogo a lacerazioni muscolari o a frattura di costole; o, per turbe nel settore circolatorio, fa sanguinare il naso (epistassi) o arrossare un occhio per stravaso di sangue sotto la congiuntiva. Chi dorme è svegliato, chi si trova in certe condizioni ha un'emottisi, i bambini &endash;specialmente durante gli accessi di pertosse- si mordono la lingua e diventano irascibili.
Peraltro gli effetti più gravi e dannosi si hanno nel campo circolatorio e in quello polmonare. Appunto nei bambini specialmente colpiti da pertosse si producono non raramente delle lipotimie e delle convulsioni durante le crisi accessionali. Secondo alcuni autori (F.Vega Diaz e J.Blay Rives) i fenomeni sincopali legati alla tosse sarebbero dovuti alle alterazioni di sanguificazione dei centri nervosi superiori (cervello) specialmente nel senso di brevi, transitorie fasi di anemia cerebrale.
Il quadro clinico è comunque più frequente in soggetti ipotesi o cardiopatici: Charcot descrisse una vertigine laringea provocata da una tosse violenta e protratta, ma nei soggetti con tare epilettiche marcate si giunge al vero e proprio attacco convulsivo. Altri disturbi a tipo di crisi di incoscienza (deliquio, lipotimie, vertigini) si hanno per alterazione chimica del sangue a causa dell'eccesso di respirazione.
A queste turbe circolatorie &endash;là dove esistano condizioni predisponesti- sono da riferirsi le emottisi: le quali emottisi, una volta cominciate, tendono a continuare a cagione della tosse. Questa &endash;diceva C.Forlanini- per trazione sul tessuto polmonare, trasforma i tubercolosi in tisici. Ma sul parenchima (tessuto) polmonare la fase dell'aumento di pressione endotoracica &endash;nell'istante in cui sta per cominciare l'espirazione forzata a glottide chiusa- provoca effetti deleteri. I bronchioli e, più ancora, gli alveoli si dilatano, si sfiancano, le loro pareti cedono. In qualche caso si arriva alla rottura del polmone.
Ma anche senza giungere a tanto, quando specialmente la tosse è violenta e cronica o quando si presenta sotto forma di crisi frequenti &endash;come succede nell'asma- essa porta, come ultimo risultato, a quella perdita d elasticità polmonare che è l'enfisema.

 

 

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