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Parliamo
in questo numero della rivista di ernie, un problema comune
a tante persone, e di come curarle. Parliamo di questo
argomento con il dottor Francesco Furbetta, famoso chirurgo
generale, molto conosciuto per la tecnica endoscopica e
laparoscopica.
Dottor Furbetta, cos'è l'ernia?
«L'ernia è la fuoriuscita del contenuto
addominale, attraverso una zona di minore resistenza della
parte. Può essere congenita ma più spesso
è acquisita».
A cosa è dovuta?
«E' molto frequente e riconosce una predisposizione
familiare; fattori occasionali legati all'aumento della
pressione endo-addominale ne determinano la
formazione».
Quali sono i sintomi?
«Si manifesta come una pretuberanza più o meno
voluminosa e dolente. Il contenuto è spesso
rappresentato da un tratto intestinale ed allora possono
presentarsi sintomi legati al difficoltoso passaggio del
contenuto enterico come dolori addominali crampiformi,
meteorismo, stipsi».
Quali sono le conseguenze?
«Una volta che l'ernia si è formata, la sua
naturale evoluzione è verso l'aumento di volume e
l'insorgenza di possibili complicanze. La più nota ed
importanti è lo strozzamento che si verifica quando
un segmento intestinale erniato al di fuori dell'addome
presenta un'ostacolata circolazione ematica per la
compressione esercitata dalla parete muscolare a livello del
tragitto erniario. Il paziente lamenta dolore violento nella
sede della tumefazione esteso a tutto l'addome,
eventualmente con nausea, vomito e blocco intestinale. La
tumefazione diventa irriducibile ed è necessario un
intervento chirurgico d'urgenza, unico rimedio
possibile».
Come si è affrontato il problema, negli anni
passati?
«Solitamente si ponevano dei punti che affrontavano i
margini muscolari».
E quali erano gli inconvenienti?
«I principali inconvenienti erano rappresentati dal
dolore legato alla costrizione dei muscoli presi nei punti,
dalla necessità che si formasse una solida cicatrice
con necessario riposo, anche superiore alle 3-4 settimane e
dal rischio che, nonostante tutto, l'ernia si ripresentava
con una percentuale del l5-30%».
Attualmente, invece, come si procede?
«L'innovazione basilare, rivolta a risolvere tali
problemi, è costituita dalla disponibilità di
reti perfettamente tollerabili e che immediatamente vengono
ad integrarsi con la parete muscolare chiudendo solidamente
il difetto parietale senza costrizione muscolare; in tal
modo, il rischio di recidiva si riduce allo
0,5-3%».
Quali i vantaggi?
«Oltre alla già citata riduzione di recidiva, il
progresso in campo anestesiologico per nuovi farmaci e
modalità di somministrazione, consentono massima
efficacia con assenti o minime ripercussioni
generali».
Come si esegue l'intervento?
«L'intervento generalmente viene fatto in maniera
ambulatoriale o con dimissione dopo 3 ore; il paziente
è ovviamente in grado di muoversi e camminare e
può rapidamente riprendere le proprie
occupazioni».
Per informazioni rivolgersi: Centro di Fisioterapia, via
del Giocatoio 13, 51017 Pescia, tel. 0572 47047 -
477876

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