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La
sedenterietà è il nemico da sconfiggere per la
medicina del 2000. L'attacco a sofà, poltrone, sedie,
sgabelli e a qualsiasi attrezzo ci permetta di stare seduti
per più di un'ora viene, in contemporanea, da due
fonti autorevoli. La prima è la National Academy of
Sciences che nelle nuove linee guida alimentari pubblicate
di recente con grande risalto dai quotidiani americani,
oltre a raccomandare moderazione con grassi e zuccheri fuori
pasto, ribadisce l'importanza di un'ora di attività
fisica al giorno.
Anzi, per la prima volta, gli esperti precisano che chi fa
sport con regolarità può concedersi mille
calorie in più rispetto a chi non fa un passo. La
seconda è la rivista medica New England Journal of
Medicine che nell'ultimo numero ospita un'imponente ricerca
su 74.000 donne, dai 50 ai 79 anni di età, stando
alla quale camminare a passo svelto per un totale di due ore
e mezzo alla settimana riduce del 30% la probabilità
di andare incontro all'infarto o all'ictus cerebrale. La
popolazione indagata, grazie a fondi federali dal Brigham
and Women's Hospital di Boston , è quella tipica
multietnica americana, ma la percentuale di donne bianche
è tale da rendere questi risultati interessanti anche
di qua dall'Oceano.
Che l'esercizio fisico intenso, ma anche il semplice
camminare con una certa energia, mantenga il cuore in buona
salute è ormai dimostrato da una gran mole di
ricerche condotte sugli uomini che, come sappiamo,
invecchiando mostrano una particolare fragilità nei
confronti delle patologie cardiache. Ma la novità
è il campione tutto femminile di quest'ultimo studio
che conferma, inoltre, l'utilità dell'esercizio
fisico impegnativo - quello che arriva a far sudare e ad
accellerare il battito cardiaco - di chi fa tennis, nuoto o
jogging con regolarità.
Il vero nemico della salute resta, in sostanza, la
sedentarietà: lo studio rivela che stare seduti ogni
giorno per 15 ore è, da solo, un fattore di rischio
importante per l'infarto. «I grossi numeri della
ricerca e il modo con cui è stato realizzata ne
garantiscono la validità - commenta Edoardo Gronda,
primario di cardiologia all'Istituto Humanitas di Milano -.
Il messaggio è importante soprattutto sotto il
profilo culturale. Se è vero, infatti, che la
popolazione fra i 40 e i 50 anni è cosciente
dell'importanza di un certo stile di vita per mantenersi
sani, le persone che oggi ne hanno 60 o 70 non si rendono
conto di quanto l'immobilità sia nociva. Le donne
ancora meno degli uomini».

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