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Luca de Simone
Sicuramente
rimarrà per sempre una delle immagini simbolo della
storia di Montecatini. E' quella di Maria Josè di
Savoia che, appena superato l'ingresso dello stabilimento
Tettuccio, si gira e ammira con sguardo sorpreso ed
estasiato uno dei principali capolavori architettonici della
città. La «Regina di maggio» è
scomparsa sabato 27 gennaio, all'età di 94 anni.
Era stata affascinata da Montecatini e l'episodio raccontato
accadde a metà maggio 1933 tre anni dopo il loro
matrimonio. Maria Josè era accompagnata dal principe
ereditario Umberto. Insieme formavano una coppia
affascinante ed ammirata da tutti. Accompagnati da uno
stuolo di autorità, guidate dal barone Saint Just,
inaugurarono le scuole che furono intitolate proprio al
principe Umberto e che oggi ospitano le elementari Pascoli.
Poi, ci fu l'attesa visita allo stabilimento Tettuccio, che
era stato completamente rinnovato e ristrutturato qualche
anno prima.
Turisti e montecatinesi seguirono gli spostamenti della
coppia di casa Savoia con grande entusiasmo. Maria
Josè rimase sicuramente colpita da questo calore e
tornò altre due volte a Montecatini, prima che le
vicende del paese la costringessero ad abbandonare l'Italia.
Nel 1935 venne per un periodo di vacanza e di cura. Nel 1938
giunse direttamente da San Rossore per assistere ad un
concerto dell'orchestra del Maggio musicale fiorentino
diretta dal maestro Pedrotti. Quest'ultimo, in onore
dell'eccezionale spettatrice, fece eseguire «El
Saga», un brano musicale composto da Sibelius e tratto
da una famosa leggenda nordica.
Sono bastate queste tre visite per lasciare in città
un ricordo mai cancellato della splendida principessa,
«Regina di Maggio» e Savoia controcorrente,
anticonformista e insofferente della rigida disciplina e
delle regole di corte e, soprattutto, del regime fascista.
Nella Capitale, infatti, animò una fronda
antifascista e, addirittura secondo alcuni storici,
progettò un ipotetico complotto contro il Duce, fece
pressioni contro l'alleanza con Hitler e per arrivare alla
fine della guerra. Una volta in esilio, ha scritto libri
importanti e significativi sugli antichi Savoia e sulle
gesta militari. Con la sua scomparsa si chiude per la
città termale un'epoca, quella cioé dei Savoia
che furono di casa a Montecatini, a conferma dell'importanza
già raggiunta. Vittorio Emanuele III vi venne due
volte: nel 1910 inaugurò il nuovo grande stabilimento
dei sali termali, accompagnato dalla regina Elena di
Montenegro e dal principe Corsini. In questa occasione
ricevettero un'entusiastica accoglienza popolare. I sovrani,
accompagnati da uno stuolo di autorità tra cui
spiccava Ferdinando Martini, percorsero il viale Verdi tra
due ali di folla e si recarono all'apertura ufficiale delle
Terme Grocco, quindi agli stabilimenti Tettuccio e Regina e,
infine, all'Excelsior. Visitarono il palazzo comunale, che
era stato ultimato l'anno prima. Poi, vi tornarono nel
luglio 1919 per l'inaugurazione del monumento ai Caduti
davanti al municipio.
Tuttavia, il record assoluto di folla e di entusiasmo lo
aveva fatto registrare nel 1913 la regina Margherita. La sua
carrozza riuscì a stento a farsi largo tra la gente.
Sulla scia della visita effettuata tre anni prima dal
figlio, decise di venire a Montecatini. Sposata con Umberto
I, ucciso il 29 luglio 1990 a Monza, aveva fatto risplendere
il Quirinale con i suoi balli, con le sue feste, con il
rinomato salotto letterario e le cerimonie di
rappresentanza. Umberto e Margherita di fatto vivevano
divisi: il re aveva per amante la nobildonna milanese
Eugenia Litta di Visconti-Arese, che faceva parte delle dame
di compagnia della regina. La regina, invece, studiava
latino con Minghetti e amava Carducci. Lei pretese che
l'educazione del figlio - il futuro Vittorio Emanuele III -
fosse delle più severe.
A Montecatini furono in molti ad andare ad ossequiarla:
ministri, banchieri, senatori, monsignori e tantissime altre
autorità. La sua presenza al Tettuccio era
assolutamente «blindata». Usciva da una porta
laterale collegata direttamente con il giardino del grand
hotel Bellavista. Ritornerà poi a Montecatini nel
1922, in età avanzata ed in salute cagionevole, ma
soprattutto in un clima politico del tutto cambiato. Fu un
soggiorno fatto in grande intimità accompagnata da
fedeli dame di compagnia e da plenipotenziari di corte.
Partecipò ad una sola cerimonia ufficiale a
Monsummano, breve ed austera, non potendo rifiutare un
invito di Ferdinando Martini.
Anche una visita della regina Elena di Montenegro,
effettuata nel giugno 1926 senza alcun preavviso,
suscitò curiosità ed entusiasmo. Accompagnata
dal medico di famiglia, conte Carlo Calvi di Bergolo, e
dalla contessa Iolanda Calvi, principessa di Savoia,
arrivò in incognito e soggiornò, come era
tradizione di famiglia, al grand hotel Bellavista. Rimase in
un totale isolamento, in piena armonia di quello che era il
quotidiano comportamento di vita della coppia
reale.

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