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FEBBRAIO 2001

      Vip in copertina
        E' morta Maria Josè di Savoia: rimase affascinata da Montecatini
     Addio, splendida «Regina di Maggio»

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Luca de Simone

Sicuramente rimarrà per sempre una delle immagini simbolo della storia di Montecatini. E' quella di Maria Josè di Savoia che, appena superato l'ingresso dello stabilimento Tettuccio, si gira e ammira con sguardo sorpreso ed estasiato uno dei principali capolavori architettonici della città. La «Regina di maggio» è scomparsa sabato 27 gennaio, all'età di 94 anni.
Era stata affascinata da Montecatini e l'episodio raccontato accadde a metà maggio 1933 tre anni dopo il loro matrimonio. Maria Josè era accompagnata dal principe ereditario Umberto. Insieme formavano una coppia affascinante ed ammirata da tutti. Accompagnati da uno stuolo di autorità, guidate dal barone Saint Just, inaugurarono le scuole che furono intitolate proprio al principe Umberto e che oggi ospitano le elementari Pascoli. Poi, ci fu l'attesa visita allo stabilimento Tettuccio, che era stato completamente rinnovato e ristrutturato qualche anno prima.
Turisti e montecatinesi seguirono gli spostamenti della coppia di casa Savoia con grande entusiasmo. Maria Josè rimase sicuramente colpita da questo calore e tornò altre due volte a Montecatini, prima che le vicende del paese la costringessero ad abbandonare l'Italia. Nel 1935 venne per un periodo di vacanza e di cura. Nel 1938 giunse direttamente da San Rossore per assistere ad un concerto dell'orchestra del Maggio musicale fiorentino diretta dal maestro Pedrotti. Quest'ultimo, in onore dell'eccezionale spettatrice, fece eseguire «El Saga», un brano musicale composto da Sibelius e tratto da una famosa leggenda nordica.
Sono bastate queste tre visite per lasciare in città un ricordo mai cancellato della splendida principessa, «Regina di Maggio» e Savoia controcorrente, anticonformista e insofferente della rigida disciplina e delle regole di corte e, soprattutto, del regime fascista. Nella Capitale, infatti, animò una fronda antifascista e, addirittura secondo alcuni storici, progettò un ipotetico complotto contro il Duce, fece pressioni contro l'alleanza con Hitler e per arrivare alla fine della guerra. Una volta in esilio, ha scritto libri importanti e significativi sugli antichi Savoia e sulle gesta militari. Con la sua scomparsa si chiude per la città termale un'epoca, quella cioé dei Savoia che furono di casa a Montecatini, a conferma dell'importanza già raggiunta. Vittorio Emanuele III vi venne due volte: nel 1910 inaugurò il nuovo grande stabilimento dei sali termali, accompagnato dalla regina Elena di Montenegro e dal principe Corsini. In questa occasione ricevettero un'entusiastica accoglienza popolare. I sovrani, accompagnati da uno stuolo di autorità tra cui spiccava Ferdinando Martini, percorsero il viale Verdi tra due ali di folla e si recarono all'apertura ufficiale delle Terme Grocco, quindi agli stabilimenti Tettuccio e Regina e, infine, all'Excelsior. Visitarono il palazzo comunale, che era stato ultimato l'anno prima. Poi, vi tornarono nel luglio 1919 per l'inaugurazione del monumento ai Caduti davanti al municipio.
Tuttavia, il record assoluto di folla e di entusiasmo lo aveva fatto registrare nel 1913 la regina Margherita. La sua carrozza riuscì a stento a farsi largo tra la gente. Sulla scia della visita effettuata tre anni prima dal figlio, decise di venire a Montecatini. Sposata con Umberto I, ucciso il 29 luglio 1990 a Monza, aveva fatto risplendere il Quirinale con i suoi balli, con le sue feste, con il rinomato salotto letterario e le cerimonie di rappresentanza. Umberto e Margherita di fatto vivevano divisi: il re aveva per amante la nobildonna milanese Eugenia Litta di Visconti-Arese, che faceva parte delle dame di compagnia della regina. La regina, invece, studiava latino con Minghetti e amava Carducci. Lei pretese che l'educazione del figlio - il futuro Vittorio Emanuele III - fosse delle più severe.
A Montecatini furono in molti ad andare ad ossequiarla: ministri, banchieri, senatori, monsignori e tantissime altre autorità. La sua presenza al Tettuccio era assolutamente «blindata». Usciva da una porta laterale collegata direttamente con il giardino del grand hotel Bellavista. Ritornerà poi a Montecatini nel 1922, in età avanzata ed in salute cagionevole, ma soprattutto in un clima politico del tutto cambiato. Fu un soggiorno fatto in grande intimità accompagnata da fedeli dame di compagnia e da plenipotenziari di corte. Partecipò ad una sola cerimonia ufficiale a Monsummano, breve ed austera, non potendo rifiutare un invito di Ferdinando Martini.
Anche una visita della regina Elena di Montenegro, effettuata nel giugno 1926 senza alcun preavviso, suscitò curiosità ed entusiasmo. Accompagnata dal medico di famiglia, conte Carlo Calvi di Bergolo, e dalla contessa Iolanda Calvi, principessa di Savoia, arrivò in incognito e soggiornò, come era tradizione di famiglia, al grand hotel Bellavista. Rimase in un totale isolamento, in piena armonia di quello che era il quotidiano comportamento di vita della coppia reale.

 

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