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Faustina Tori
Il suo show era programmato
nello scorso settembre, ma la tragedia di New York ne
provocò il rinvio. Ora Gino Paoli è tornato a
Montecatini, proprio alla vigilia del suo ritorno al
festival di S. Remo. «A 67 anni - ha detto - è
un po' come rimettermi in gioco, ma non ho saputo dire no
all'invito di Pippo Baudo, quando mi ha detto che in fondo
io avevo avuto tutto dalla musica». Al festival
presenterà Un altro
amore, una canzone che fa parte
dell'album Se, dove
ci sono motivi di forti contenuti.
«C'era una volta un giovane che voleva fare il pittore
e pensava che fosse per tutta la vita, ma poi cambiò
strada ..», così ha iniziato il suo recital Gino
Paoli al teatro Verdi, accompagnato da un'orchestra di 20
elementi, diretta da Roberto Martinelli.
Lo show è stato il racconto della sua vita, dei suoi
sogni e delle sue delusioni, tracciato attraverso le canzoni
che hanno commosso e fatto rivivere al pubblico sensazioni
ed emozioni di gioventù. Lo spettacolo è stato
intenso, si è snodato tra il recitativo, la musica e
le canzoni che somigliano sempre di più, nel tempo, a
splendide poesie. Da grande showman, Paoli ha ripercorso le
tappe significative di oltre 40 anni della nostra musica
leggera, passando dalla celeberrima La
gatta a Senza
fine, Che cosa
c'è e Il
cielo in una stanza.
Il cantautore ha ricordato gli amici Luigi Tenco, Bruno
Lauzi e tutto il gruppo di cantautori genovesi. Ha rimarcato
il suo impegno contro la guerra e il sogno di un mondo
diverso. La sua amara considerazione è quella che la
storia non ha insegnato nulla: le guerre, come la morte di
tanti innocenti, continuano. Paoli ha auspicato un mondo
diverso che possa essere ancora guardato nella purezza dei
suoi sentimenti, nella sue bellezze come il mare, il cielo,
la natura. L'ultima parte del recital ha avuto come filo
conduttore proprio il suo desiderio di quiete, il bisogno di
rifugiarsi tra quattro pareti.
Lo spettacolo di Gino Paoli è stato abbinato ad
un'iniziativa umanitaria, la raccolta di fondi per
l'ospedale costruito dai francescani in Tanzania e
consegnati a padre Bonifacio a dimostrazione che, forse, in
un futuro, potremo sperare in un mondo diverso proprio come
ha più volte ripetuto il cantautore genovese.

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