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DICEMBRE 2001

      Vip del passato
       Il più grande imitatore di tutti i tempi era il grande protagonista degli spettacoli del Gambrinus
     Noschese, un mito indimenticato

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Luca de Simone

P er molti anni è stato un personaggio di spicco del cartellone del Gambrinus. Quando Osvaldo Tognozzi (nella foto), indimenticato gestore degli anni d'oro del caffè-concerto, annunciava uno spettacolo di Alighiero Noschese, nel giro di poche ore i tavoli dello storico piazzale si esaurivano. E la sera dello show gran pienone sotto i portici e traffico deviato sul viale Verdi, invaso dalla folla. Ed è stato così per tanti anni, finché l'attore si tolse la vita nel 1979 a Roma, mentre stava preparando lo spettacolo «L'inferno può attendere».
Alighiero Noschese era un mito per il pubblico delle Terme, con le sue mille voci, come spesso venivano intitolati i suoi spettacoli. Era perfetto ad imitare cantanti ed attori, ma soprattutto sapeva usare una grande ironia nell'interpretazione dissacratoria dei politici del tempo.
Era considerato tra i più grandi personaggi della televisione italiana negli anni tra il '60 e il '70. Imitatore perfettissimo non solo nella voce e nel modo di parlare, ma anche nel trucco del viso, nella postura, nei movimenti della faccia e del corpo, in pratica un imitatore totale. Inoltre i suoi testi erano molto divertenti e anche molto satirici nei confronti dei potenti di allora. Alighiero era talmente bravo che molte volte le sue imitazioni erano più vere dell'originale, ad esempio quella del giornalista Mario Pastore, conduttore del telegiornale con la famosa frase («Mi dicono che non è vero»).
Geniale anche la sua capacità imitativa di Ugo Zatterin, il moderatore delle tribune politiche, il volto della Rai che non si limitava ad essere faccia: era il giornalista competente che, con educazione e con vivacità, li introduceva alle gioie del tele-dibattito.
Fellini definì Noschese «l'uomo con il microfono in bocca», mentre Alberto Sordi, andò a duettare con lui ai tempi di «Doppia Coppia», quando si accorse che il suo 'clone' quasi lo batteva in popolarità. Meglio scendere a patti.
Nato a Napoli nel 1932 si è esibito come imitatore e ha partecipato a molti film italiani. Dopo aver esordito nel giornalismo radiofonico, iniziò la sua carriera di imitatore. Nel 1953 spostò il suo interesse al teatro di rivista con Caccia al tesoro, Scanzonatissimo n.1 (1963), La voce dei padroni (1966-67), tutti di Garinei e Giovannini. Nel 1967 partecipò in televisione con Alta fedeltà e Sabato sera, cui seguì tra 1969 e 1970 Doppia coppia, il primo programma a ottenere il permesso di imitare i politici.
Grazie alla sua impressionante capacità mimetica, Noschese riprodusse fin nei minuti particolari fisionomie e tic di cantanti, personaggi televisivi, uomini di potere dell'epoca, imitati con enorme successo in Canzonissima (1971-1972), Formula due (1973, in coppia con Loretta Goggi), Ma che sera (1978).
La sua capacità di immedesimarsi in qualsiasi personaggio, uomo o donna che fosse, fu così straordinaria da causargli fortissime crisi di identità, che lo spinsero alla tragica decisione di togliersi la vita nel 1979, lasciando in tutti i suoi ammiratori un incolmabile rimpianto. Fu anche protagonista di alcuni divertentissimi films: Il furto è l'anima del commercio?, Io non scappofuggo! e Io non spezzorompo!, tutti in coppia con l'emergente Enrico Montesano.
A 20 anni dalla morte Alighiero Noschese entra nella Piccola Treccani. L'enciclopedia ricorda i suoi inizi alla radio e il successo come «abilissimo imitatore, dotato di grandi capacità, invenzione vocale e gestuale, erede di Fregoli nel trasformismo».
A proposito di eredi, esistono secondo lei, oggi in tv, personaggi che possano considerarsi tali rispetto alla «scuola» di Alighiero Noschese? Afferma Chiara, la figlia, l'attrice: «Non ne vedo. Forse gli unici che possono avvicinarsi a lui sono i fratelli Guzzanti, per talento e capacità di sintesi. Dietro le imitazioni di mio padre, c'era un lavoro sociologico e psicologico dei personaggi. Non si limitava a copiare, ma reinventava i soggetti con ironia, con capacità di satira sottile. Per questo credo che Sabina e Corrado gli sarebbero piaciuti, perché fanno la stessa cosa. Gli altri imitatori che si vedono in tv sono dei cloni: si basano molto sul trucco e sulle corde vocali».
Conclude la figlia dell'indimenticato Noschese: «Mio padre era intelligente, elegante e sensibile: una classe, la sua, che ora non c'è più».
Nessuno da salvare? «Fabio Fazio, perché ha capito che oggi la tv deve essere condotta in maniera colloquiale, familiare, rassicurante. E lui lo fa bene»

 

 

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