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Luca de Simone
P er molti anni è stato
un personaggio di spicco del cartellone del Gambrinus.
Quando Osvaldo Tognozzi (nella
foto), indimenticato gestore degli anni
d'oro del caffè-concerto, annunciava uno spettacolo
di Alighiero Noschese, nel giro di poche ore i tavoli dello
storico piazzale si esaurivano. E la sera dello show gran
pienone sotto i portici e traffico deviato sul viale Verdi,
invaso dalla folla. Ed è stato così per tanti
anni, finché l'attore si tolse la vita nel 1979 a
Roma, mentre stava preparando lo spettacolo «L'inferno
può attendere».
Alighiero Noschese era un mito per il pubblico delle Terme,
con le sue mille voci, come spesso venivano intitolati i
suoi spettacoli. Era perfetto ad imitare cantanti ed attori,
ma soprattutto sapeva usare una grande ironia
nell'interpretazione dissacratoria dei politici del
tempo.
Era
considerato tra i più grandi personaggi della
televisione italiana negli anni tra il '60 e il '70.
Imitatore perfettissimo non solo nella voce e nel modo di
parlare, ma anche nel trucco del viso, nella postura, nei
movimenti della faccia e del corpo, in pratica un imitatore
totale. Inoltre i suoi testi erano molto divertenti e anche
molto satirici nei confronti dei potenti di allora.
Alighiero era talmente bravo che molte volte le sue
imitazioni erano più vere dell'originale, ad esempio
quella del giornalista Mario Pastore, conduttore del
telegiornale con la famosa frase («Mi dicono che non
è vero»).
Geniale anche la sua capacità imitativa di Ugo
Zatterin, il moderatore delle tribune politiche, il volto
della Rai che non si limitava ad essere faccia: era il
giornalista competente che, con educazione e con
vivacità, li introduceva alle gioie del
tele-dibattito.
Fellini definì Noschese «l'uomo con il microfono
in bocca», mentre Alberto Sordi, andò a duettare
con lui ai tempi di «Doppia Coppia», quando si
accorse che il suo 'clone' quasi lo batteva in
popolarità. Meglio scendere a patti.
Nato a Napoli nel 1932 si è esibito come imitatore e
ha partecipato a molti film italiani. Dopo aver esordito nel
giornalismo radiofonico, iniziò la sua carriera di
imitatore. Nel 1953 spostò il suo interesse al teatro
di rivista con Caccia al tesoro, Scanzonatissimo n.1 (1963),
La voce dei padroni (1966-67), tutti di Garinei e
Giovannini. Nel 1967 partecipò in televisione con
Alta fedeltà e Sabato sera, cui seguì tra 1969
e 1970 Doppia coppia, il primo programma a ottenere il
permesso di imitare i politici.
Grazie alla sua impressionante capacità mimetica,
Noschese riprodusse fin nei minuti particolari fisionomie e
tic di cantanti, personaggi televisivi, uomini di potere
dell'epoca, imitati con enorme successo in Canzonissima
(1971-1972), Formula due (1973, in coppia con Loretta
Goggi), Ma che sera (1978).
La sua capacità di immedesimarsi in qualsiasi
personaggio, uomo o donna che fosse, fu così
straordinaria da causargli fortissime crisi di
identità, che lo spinsero alla tragica decisione di
togliersi la vita nel 1979, lasciando in tutti i suoi
ammiratori un incolmabile rimpianto. Fu anche protagonista
di alcuni divertentissimi films: Il furto è l'anima
del commercio?, Io non scappofuggo! e Io non spezzorompo!,
tutti in coppia con l'emergente Enrico Montesano.
A 20 anni dalla morte Alighiero Noschese entra nella Piccola
Treccani. L'enciclopedia ricorda i suoi inizi alla radio e
il successo come «abilissimo imitatore, dotato di
grandi capacità, invenzione vocale e gestuale, erede
di Fregoli nel trasformismo».
A proposito di eredi, esistono secondo lei, oggi in tv,
personaggi che possano considerarsi tali rispetto alla
«scuola» di Alighiero Noschese? Afferma Chiara, la
figlia, l'attrice: «Non ne vedo. Forse gli unici che
possono avvicinarsi a lui sono i fratelli Guzzanti, per
talento e capacità di sintesi. Dietro le imitazioni
di mio padre, c'era un lavoro sociologico e psicologico dei
personaggi. Non si limitava a copiare, ma reinventava i
soggetti con ironia, con capacità di satira sottile.
Per questo credo che Sabina e Corrado gli sarebbero
piaciuti, perché fanno la stessa cosa. Gli altri
imitatori che si vedono in tv sono dei cloni: si basano
molto sul trucco e sulle corde vocali».
Conclude la figlia dell'indimenticato Noschese: «Mio
padre era intelligente, elegante e sensibile: una classe, la
sua, che ora non c'è più».
Nessuno da salvare? «Fabio Fazio, perché ha
capito che oggi la tv deve essere condotta in maniera
colloquiale, familiare, rassicurante. E lui lo fa
bene»

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