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Luca de Simone
Cresce la
voglia di diverse città italiane, Montecatini in
testa, che puntano ad aprire una casa da gioco. Ed ora una
sentenza apre uno spiraglio. I giudici della corte
costituzionale hanno sollevato di nuovo il problema legato
all'evidente privilegio di Venezia, Sanremo, Campione e St
Vincent, le uniche città italiane ad avere la fortuna
di avere un casinò. Il 25 luglio è stata
pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale, che
rigetta la questione sollevata da Taormina. Il 22 maggio il
caso fu discusso nel corso di un'udienza pubblica dell'Alta
Corte. Montecatini, presente a Roma con l'assessore Sartoni,
puntò sul tavolo verde del ricorso costituzionale, ma
perse. La Consulta infatti decise che avrebbe accettato come
interlocutore il Comune di Taormina (la questione di
legittimità era stata sollevata dal Tar Sicilia,
sezione Catania) ma non altri comuni. La sentenza (25
luglio) "boccia" comunque l'istanza della città
siciliana, dichiarando inammissibile la questione di
legittimità costituzionale, ma al tempo stesso riapre
uno spiraglio, dichiarando "improrogabile" una nuova legge
sui Casinò. I tempi sono maturi: già nel 1985
l'alta Corte si esprimeva in tal senso.
Ecco cosa dice la corte: "Se pertanto già nel 1985 la
corte ammoniva che le prospettate esigenze di organica
previsione normativa su scala nazionale andavano soddisfatte
"in tempi ragionevoli per superare le insufficienze e
disarmonie delle quali si è detto", è del
tutto evidente che è ormai divenuto improrogabile -
sempre che il legislatore intenda persistere nella politica
di deroghe agli artt. 718-722 del codice penale - un
intervento legislativo, non essendo più
giustificabile un sistema normativo ormai superato e sotto
diversi profili incoerente rispetto all'attuale quadro
costituzionale".
E ora? E ora Taormina, insieme con Montecatini, Bagni di
Lucca, Anzio, Capri e Anit, torna a chiedere casa da gioco;
questa volta - spiega il Comune - "sottolineando che fino ad
oggi è gravissimo il danno subito dalla mancata
autorizzazione. Una ventina di nuovi Casinò in
Italia, uno per regione, potrebbe incrementare il flusso
turistico senza aggravare né il deficit del bilancio
statale né quello comunale, ma come già
avviene favorirebbero maggiori entrate al fisco. Si
eviterebbe poi l'esodo degli appassionati (e dei loro soldi)
verso i Casinò stranieri".

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