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SETTEMBRE 2001

      Copertina
        Una sentenza della Corte Costituzionale riapre le speranze per Montecatini e altre città italiane
     Tanta voglia di un casinò

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Luca de Simone

Cresce la voglia di diverse città italiane, Montecatini in testa, che puntano ad aprire una casa da gioco. Ed ora una sentenza apre uno spiraglio. I giudici della corte costituzionale hanno sollevato di nuovo il problema legato all'evidente privilegio di Venezia, Sanremo, Campione e St Vincent, le uniche città italiane ad avere la fortuna di avere un casinò. Il 25 luglio è stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale, che rigetta la questione sollevata da Taormina. Il 22 maggio il caso fu discusso nel corso di un'udienza pubblica dell'Alta Corte. Montecatini, presente a Roma con l'assessore Sartoni, puntò sul tavolo verde del ricorso costituzionale, ma perse. La Consulta infatti decise che avrebbe accettato come interlocutore il Comune di Taormina (la questione di legittimità era stata sollevata dal Tar Sicilia, sezione Catania) ma non altri comuni. La sentenza (25 luglio) "boccia" comunque l'istanza della città siciliana, dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale, ma al tempo stesso riapre uno spiraglio, dichiarando "improrogabile" una nuova legge sui Casinò. I tempi sono maturi: già nel 1985 l'alta Corte si esprimeva in tal senso.
Ecco cosa dice la corte: "Se pertanto già nel 1985 la corte ammoniva che le prospettate esigenze di organica previsione normativa su scala nazionale andavano soddisfatte "in tempi ragionevoli per superare le insufficienze e disarmonie delle quali si è detto", è del tutto evidente che è ormai divenuto improrogabile - sempre che il legislatore intenda persistere nella politica di deroghe agli artt. 718-722 del codice penale - un intervento legislativo, non essendo più giustificabile un sistema normativo ormai superato e sotto diversi profili incoerente rispetto all'attuale quadro costituzionale".
E ora? E ora Taormina, insieme con Montecatini, Bagni di Lucca, Anzio, Capri e Anit, torna a chiedere casa da gioco; questa volta - spiega il Comune - "sottolineando che fino ad oggi è gravissimo il danno subito dalla mancata autorizzazione. Una ventina di nuovi Casinò in Italia, uno per regione, potrebbe incrementare il flusso turistico senza aggravare né il deficit del bilancio statale né quello comunale, ma come già avviene favorirebbero maggiori entrate al fisco. Si eviterebbe poi l'esodo degli appassionati (e dei loro soldi) verso i Casinò stranieri".

 

 

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