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MAGGIO 2001

      Arte & cultura
        L'antologica delle opere dal 1949 al 1999 è in pieno svolgimento a Pescia
     Mostra-omaggio ad Alfredo Fabbri

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Faustina Tori

Anche Pescia, dopo Pistoia, rende omaggio all'arte del pittore quarratino Alfredo Fabbri,. La rassegna, curata da Anna Maria Iacuzzi e Maurizio Tuci, raccoglie una sessantina di opere dal 1949 al 1999. Dopo le mostre dedicate a Valerio Gelli, Aldo Frosini, Mirando Iacomelli, Francesco Melani, Lando Landini, Marcello Lucarelli, con questo omaggio ad Alfredo Fabbri si chiude idealmente il cerchio della «generazione di mezzo», tutta esplorata nelle reciproche influenze e nei «debiti» che tutti hanno avuto nei confronti di Alfiero Cappellini. E' stato sottolineato nella presentazione che «Fabbri ha continuato per tutta la vita a dipingere le stesse cose: paesaggi, fiori, nature morte, notturni, nevicate...Un percorso artistico ciclico, una continua e circolare riproposizione degli stessi temi. Naturalmente attraverso un'operazione, graduale e continua nel tempo, a togliere, a levare, ad asciugare e sintetizzare: dai primi quadri «raccontati», dalle tele dove analizzava, ai segni delle ultime prove; dalle imitazioni giovanili di Rosai, dei naif, degli impressionisti, del cubofuturismo, di Alfiero (che non gli ha insegnato a dipingere ma a capire la pittura e col quale andavano insieme a dipingere sugli argini dei torrenti o in campagna) fino alla conquista dell'autonomia artistica».
Alfredo - sottolineano i curatori della mostra - ha avuto sempre molta fretta di dipingere, di fare, una pittura immediata e veloce la sua, non programmata, un po' come Cappellini anche se in Alfiero in forma più attenuata. Ma poi, se si guardano due tele come «Marina autunnale» o «Viareggio» (1961), così spoglie e poetiche, così intense e insolite, con quel mare che non ha il colore del mare ma dell'estate assolata; o i «Notturni» e le «Nevicate»...viene fuori una personalità complessa, tormentata, per nulla superficiale».
Alfredo, di origine maremmana, vive da molti anni a Barba vicino a Quarrata da dove può ammirare squarci di paesaggio insoliti. Qui la sua attività pittorica prende vita e forma, o per essere più esatti, la sua fantasia trasforma figure, piante o fiori. Non ha mai dimenticato la Maremma, una terra che trasmette ai suoi figli una forza eccezionale e, al tempo stesso, la capacità di saper fare poesia o di essere artisti. La predilezione di Alfredo Fabbri per i fiori, come espressione di gentilezza e di armonia, si nota in tutto l'arco della sua produzione. Lontano da ogni forma di impressionismo, questo artista coglie l'essenza, la traduce in segno e poi la trasforma in rapido tocco di colore. Una specie di messaggio ingenuo, tra il naif e il magico-primitivo proprio di colui che sa ancora stupirsi delle cose e sa trasmettere agli altri sensazioni immediate ed emozioni profonde. Il colore è il grande protagonista della sua vasta produzione perché gli permette di sottolineare la vivacità della vita, sia esso il rosso di un tramonto o il verde cupo del fogliame o il marrone di un ramo rinsecchito.
La rassegna è ospitata fino al 13 maggio nei locali del Palazzo del Palagio con i seguenti orari: mercoledì e domenica 16-19, venerdì e sabato 10-13 e 16-19.

 

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