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Faustina Tori
Anche Pescia, dopo
Pistoia, rende omaggio all'arte del pittore quarratino
Alfredo Fabbri,. La rassegna, curata da Anna Maria Iacuzzi e
Maurizio Tuci, raccoglie una sessantina di opere dal 1949 al
1999. Dopo le mostre dedicate a Valerio Gelli, Aldo Frosini,
Mirando Iacomelli, Francesco Melani, Lando Landini, Marcello
Lucarelli, con questo omaggio ad Alfredo Fabbri si chiude
idealmente il cerchio della «generazione di
mezzo», tutta esplorata nelle reciproche influenze e
nei «debiti» che tutti hanno avuto nei confronti
di Alfiero Cappellini. E' stato sottolineato nella
presentazione che «Fabbri ha continuato per tutta la
vita a dipingere le stesse cose: paesaggi, fiori, nature
morte, notturni, nevicate...Un percorso artistico ciclico,
una continua e circolare riproposizione degli stessi temi.
Naturalmente attraverso un'operazione, graduale e continua
nel tempo, a togliere, a levare, ad asciugare e
sintetizzare: dai primi quadri «raccontati», dalle
tele dove analizzava, ai segni delle ultime prove; dalle
imitazioni giovanili di Rosai, dei naif, degli
impressionisti, del cubofuturismo, di Alfiero (che non gli
ha insegnato a dipingere ma a capire la pittura e col quale
andavano insieme a dipingere sugli argini dei torrenti o in
campagna) fino alla conquista dell'autonomia
artistica».
Alfredo - sottolineano i curatori della mostra - ha avuto
sempre molta fretta di dipingere, di fare, una pittura
immediata e veloce la sua, non programmata, un po' come
Cappellini anche se in Alfiero in forma più
attenuata. Ma poi, se si guardano due tele come «Marina
autunnale» o «Viareggio» (1961), così
spoglie e poetiche, così intense e insolite, con quel
mare che non ha il colore del mare ma dell'estate assolata;
o i «Notturni» e le «Nevicate»...viene
fuori una personalità complessa, tormentata, per
nulla superficiale».
Alfredo, di origine maremmana, vive da molti anni a Barba
vicino a Quarrata da dove può ammirare squarci di
paesaggio insoliti. Qui la sua attività pittorica
prende vita e forma, o per essere più esatti, la sua
fantasia trasforma figure, piante o fiori. Non ha mai
dimenticato la Maremma, una terra che trasmette ai suoi
figli una forza eccezionale e, al tempo stesso, la
capacità di saper fare poesia o di essere artisti. La
predilezione di Alfredo Fabbri per i fiori, come espressione
di gentilezza e di armonia, si nota in tutto l'arco della
sua produzione. Lontano da ogni forma di impressionismo,
questo artista coglie l'essenza, la traduce in segno e poi
la trasforma in rapido tocco di colore. Una specie di
messaggio ingenuo, tra il naif e il magico-primitivo proprio
di colui che sa ancora stupirsi delle cose e sa trasmettere
agli altri sensazioni immediate ed emozioni profonde. Il
colore è il grande protagonista della sua vasta
produzione perché gli permette di sottolineare la
vivacità della vita, sia esso il rosso di un tramonto
o il verde cupo del fogliame o il marrone di un ramo
rinsecchito.
La rassegna è ospitata fino al 13 maggio nei
locali del Palazzo del Palagio con i seguenti orari:
mercoledì e domenica 16-19, venerdì e
sabato 10-13 e 16-19.

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