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Leo Bitti
Si
concluderà il 10 gennaio la bella mostra di Giorgio
Bertozzi a Villa Forini Lippi. Bertozzi è un artista
montecatinese, a cui piace lavorare in silenzio e portare
avanti un suo progetto che non è solo artistico, ma
anche filosofico.
La mostra, che è il frutto di diversi anni di impegno
nel suo studio all'Accademia d'arte, con quadri lavorati con
una tecnica speciale, come si trattasse di un mosaico o di
una scultura più che di una pittura, inseguendo
appunto un discorso che riguarda Dio, il creato e
l'interrogativo che riguarda un po' tutti e che dà il
titolo alla stessa mostra:
Perché. E
poi?
Nella prefazione dell'elegante catalogo che illustra la
mostra, Bertozzi dice che «parlare del Supremo è
impossibile
» ed ecco che allora lui dipinge
quello che non dice a parole e che meglio di tutti spiega la
lettera che il compianto dottor Silvio Tèssere,
autore dei testi, indirizzò a Bertozzi prima della
sua prematura scomparsa. «Caro Bertozzi, ho visitato il
tuo sogno. Il tuo sogno è il mio, è quello di
tutti gli uomini melanconici in rivolta, con aneliti alla
trasfigurazione di se stessi e del mondo, alla liberazione,
all'infinito. Hai voltato il prisma e da tanta luce ne
è sprizzata una luminosissima: il filtro della
purificazione. Moderno Ulisse, navigatore dello spirito,
tenti di varcare le colonne d'Ercole dell'animo umano, per
salire di piano in piano, da esperienza a meditazione fino
al Supremo, per scoprire le sorti della coscienza».

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