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Luca de Simone
Il 6 maggio scorso avrebbe
compiuto 90 anni, il prossimo 10 ottobre saranno trascorsi
vent'anni dalla sua morte. Anche Montecatini, in questo
doppio anniversario, vuole ricordare Orson Wells, uno dei
grandissimi del cinema di tutti i tempi, che per due volte
trascorse vacanze alle Terme nel 1953 e nel 1954. La prima
volta fu accompagnato da Paola Mori, la sua terza moglie,
l'estate dopo era insieme a Rebecca, la figlia che aveva
avuto da Rita Hayworth. La prima moglie era stata Virginia
Nicholson, figlia di un ricco industriale di Chicago. Si
sposarono nel 1934 (lui aveva solo 19 anni) e dal matrimonio
nacque, nel 1938, la figlia Cristina. Divorziarono nel 1940,
quando ormai era pubblico il suo legame con Dolores Del Rio,
che per qualche anno fu sua compagna nella vita e nel
lavoro. Il legame durò fino al 1943, quando fu
folgorato dalla bellezza di Rita Hayworth. Si sposarono e
formarono per alcuni anni (si divorziarono nel 1947) una
delle coppie più celebrate della stampa americana.
Dalla loro unione rimane la figlia Rebecca e un film, La
signora di Shangai, ma durante le riprese del film si giunse
alla rottura, avvenuta pochi mesi prima della sua uscita. Il
terzo matrimonio è quello con l'attrice italiana
Paola Mori, sposata a Londra nel 1955 e da cui ebbe un'altra
figlia, Beatrice. Fu un rapporto più tranquillo e
più lungo degli altri, finito nel 1962, quando,
durante le riprese de Il processo, incontrò l'attrice
jugoslava Olga Palinkas, che fu la sua ultima compagna di
vita e di lavoro.
Orson Welles aveva scelto Montecatini per riposarsi e per
seguire terapie naturali che gli permettessero di rimettere
in forma il suo organismo, afflitto da pinguedine. L'attore
faceva la cura delle acque allo stabilimento Tettuccio,
passeggiava nel parco o si sedeva ad un tavolo per ascoltare
il concerto dell'orchestra dello stabilimento. Infatti, era
un appassionato di musica e suonava il violino e il
pianoforte. Tutti quelli che lo hanno incontrato ricordano
la sua capacità di incantare gli interlocutori con i
toni della voce bassa e penetrante.
Orson iniziò giovanissimo come regista teatrale e
subito mise in mostra le sue doti di innovatore e maestro
dei media quando seminò il panico negli Stati Uniti,
trasmettendo per radio. il 30 ottobre del 1938, La guerra
dei mondi,facendo credere agli ascoltatori che i marziani
sarebbero presto sbarcati sul continente americano. Nel 1940
esordì a Hollywood con un film che rivoluzionava la
tecnica narrativa, scenografica e di ripresa, Quarto
potere (1941), che ritraeva nelle sue grandezze e
meschinità un grande magnate dell'American Corporate.
Alla base dell'intera sua attività, come in Citizen
Kane, vi sono molti elementi autobiografici spinti fino
all'eccesso con uno spirito provocatorio e sostenuti da una
tecnica narrativa e drammatica che ha pochi riscontri nel
cinema. L'immedesimazione nei personaggi che interpretava in
prima persona in modo del tutto anticonvenzionale sia sullo
schermo sia in televisione e in teatro conferiva al suo
lavoro un vigore e una profondità che ipnotizzava lo
spettatore.
Quasi maniacale la sua riproposizione degli eroi
shakespeariani, dai primi esperimenti d'avanguardia in
costumi contemporanei, all' Otello e al Re
Lear messi in scena negli anni Cinquanta, alla trilogia
cinematografica comprendente un Macbeth (1948) girato
negli Usa, un Otello (1949-51) marocchino e un
Falstaff (1965-66) spagnolo.
Temuto dai produttori hollywoodiani con i quali entrò
in conflitto a più riprese sia per L'orgoglio
degli Amberson, straordinaria opera barocca che non
poté montare, sia per La signora di Shanghai,
in cui attaccò il mondo del danaro. Fu costretto a
lavorare in Europa con l'enigmatico e misterioso Mr.
Arkadin (proposto anche come romanzo), con Rapporto
confidenziale (1955) e col perennemente incompiuto
Don Chisciotte, che sviluppava un suo cortometraggio
televisivo e che egli riprese negli anni Settanta col nuovo
titolo Quando finirete il Don Chisciotte?
Tornò a Hollywood, dove era accettato esclusivamente
come attore, per la regia de L'infernale Quinlan
(1958), trasformando un anonimo giallo in un sinistro
apologo sul male e sulla corruzione. Di nuovo in Europa, vi
realizzò Il processo (1962) attualizzando
Kafka e affidandone il prologo alle animazioni di A.
Alexeïeff, il già citato Falstaff, il
televisivo Storia immortale (1968), l'istrionico e
molto autobiografico F for Fake ovvero Nothing But
the Truth (1974), sulla menzogna dell'arte
interscambiabile con l'arte della menzogna.
Fu interprete di una cinquantina di film di altri registi
(in prevalenza del suo amico John Huston, che a sua volta
egli diresse in The Other Side of the Wind, 1974-77).
Diede grandi interpretazioni nel Terzo uomo (1949) di
C. Reed, nel prologo di Moby Dick (1956) da lui
portato sulle scene l'anno precedente, negli americani La
lunga estate calda e Frenesia del delitto,
nell'episodio pasoliniano La ricotta (1963).

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