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NOVEMBRE 2005

      Copertina
        Lo storico stabilimento ha ripreso l'attività di luogo di incontri e di cultura per i turisti
     Riaperte le Terme Tamerici

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Luca Lubrani

Come batta forte il cuore dei "bagnaioli" (i cittadini così definiti dal nome originario del Comune, che era Bagni di Montecatini) per la loro città, lo conferma l'iniziativa dell'associazione «Estate Regina», che ha riaperto lo stabilimento Tamerici, realizzando iniziative quotidiane (conferenze, musica, giochi, mostre, lezioni di cucina etc.) nello storico scenario. Iniziative guidate in cabina di regia dall'albergatrice Francesca Taddei, che hanno riscosso immediato successo, tanto che lo stabilimento continuerà la sua attività anche nel mese di ottobre con la prospettiva di rimanere aperto anche in inverno.
Non tutti sanno che il nome dello stabilimento termale è dovuto dalla presenza di piante di tamerici, che furono trovate in prossimità della polla d'acqua rinvenuta nel 1843. Ancora oggi piante di Tamerici sono davanti all'ingresso dello stabilimento, ed altre più giovani sono state sistemate sul vialetto di accesso.
Il terreno all'epoca era di proprietà della famiglia Schmitz che sfruttò la sorgente, costruendovi il primo stabilimento. Nel 1897 passò alla famiglia Baragiola, che conferì il bene alla Società Nuove Terme. Nel 1909 cominciarono i lavori di ricostruzione. Il progetto fu affidato all'architetto pesciatino Giulio Bernardini e all'architetto fiorentino Ugo Giusti, già collaboratore di Galileo Chini. L'ingresso attuale delle Terme è stato ricavato nella casa colonica preesistente che è stata conservata e arricchita in facciata da una profusione di elementi decorativi.
L'edificio è ricco di decorazioni in grés e ceramica disegnate da Galileo Chini. All'interno del Salone, tra le tante decorazioni, sono degni di nota i vetri colorati alle finestre e il grande lucernario, realizzati dalla stessa manifattura. Un altro elemento decorativo di rilievo è l'elegante fontana marmorea con un putto di bronzo e una rana, opera dello scultore fiorentino Raffaele Romanelli, situata nella loggetta che attualmente costituisce l'accesso laterale al salone.
Ma l'ambiente delle Tamerici che riveste maggior pregio artistico è l'originaria Sala della mescita, poi usata come bar. Per questo luogo Galileo Chini disegnò nel 1910 le piastrelle della pavimentazione e dei rivestimenti murali, due grandi pannelli ceramici raffiguranti dei putti e due piani di mescita, trasformati in bancone del bar.
Uno degli elementi più interessanti degli arredi esterni è il Padiglione circolare che si trova su una piccola altura, collegata al piazzale da due rampe di scale curvilinee. Esso è costituito da sedili e colonnine di marmo che reggono una cupoletta con arabeschi di ferro battuto. La tradizione fa provenire il Padiglione dalla villa La Capponcina di Firenze, all'epoca in cui vi risiedeva Gabriele D'Annunzio.
Poco più lontano vi è un modello con statuette bronzee della Fontana delle Naiadi di Piazza Esedra a Roma, opera dello scultore Mario Rutelli, collocata in questo luogo nel 1930.



 

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