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Luca Lubrani
Come batta forte il cuore dei
"bagnaioli" (i cittadini così definiti dal nome
originario del Comune, che era Bagni di Montecatini) per la
loro città, lo conferma l'iniziativa
dell'associazione «Estate Regina», che ha riaperto
lo stabilimento Tamerici, realizzando iniziative quotidiane
(conferenze, musica, giochi, mostre, lezioni di cucina etc.)
nello storico scenario. Iniziative guidate in cabina di
regia dall'albergatrice Francesca Taddei, che hanno riscosso
immediato successo, tanto che lo stabilimento
continuerà la sua attività anche nel mese di
ottobre con la prospettiva di rimanere aperto anche in
inverno.
Non tutti sanno che il nome dello stabilimento termale
è dovuto dalla presenza di piante di tamerici, che
furono trovate in prossimità della polla d'acqua
rinvenuta nel 1843. Ancora oggi piante di Tamerici sono
davanti all'ingresso dello stabilimento, ed altre più
giovani sono state sistemate sul vialetto di accesso.
Il terreno all'epoca era di proprietà della famiglia
Schmitz che sfruttò la sorgente, costruendovi il
primo stabilimento. Nel 1897 passò alla famiglia
Baragiola, che conferì il bene alla Società
Nuove Terme. Nel 1909 cominciarono i lavori di
ricostruzione. Il progetto fu affidato all'architetto
pesciatino Giulio Bernardini e all'architetto fiorentino Ugo
Giusti, già collaboratore di Galileo Chini.
L'ingresso attuale delle Terme è stato ricavato nella
casa colonica preesistente che è stata conservata e
arricchita in facciata da una profusione di elementi
decorativi.
L'edificio è ricco di decorazioni in grés e
ceramica disegnate da Galileo Chini. All'interno del Salone,
tra le tante decorazioni, sono degni di nota i vetri
colorati alle finestre e il grande lucernario, realizzati
dalla stessa manifattura. Un altro elemento decorativo di
rilievo è l'elegante fontana marmorea con un putto di
bronzo e una rana, opera dello scultore fiorentino Raffaele
Romanelli, situata nella loggetta che attualmente
costituisce l'accesso laterale al salone.
Ma l'ambiente delle Tamerici che riveste maggior pregio
artistico è l'originaria Sala della mescita, poi
usata come bar. Per questo luogo Galileo Chini
disegnò nel 1910 le piastrelle della pavimentazione e
dei rivestimenti murali, due grandi pannelli ceramici
raffiguranti dei putti e due piani di mescita, trasformati
in bancone del bar.
Uno degli elementi più interessanti degli arredi
esterni è il Padiglione circolare che si trova su una
piccola altura, collegata al piazzale da due rampe di scale
curvilinee. Esso è costituito da sedili e colonnine
di marmo che reggono una cupoletta con arabeschi di ferro
battuto. La tradizione fa provenire il Padiglione dalla
villa La Capponcina di Firenze, all'epoca in cui vi
risiedeva Gabriele D'Annunzio.
Poco più lontano vi è un modello con statuette
bronzee della Fontana delle Naiadi di Piazza Esedra a Roma,
opera dello scultore Mario Rutelli, collocata in questo
luogo nel 1930.

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