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Luca de Simone
Il
1 luglio 2006 ha festeggiato i suoi 90 anni portati
splendidamente. Olivia de Havilland è stata una delle
tante stelle di Hollywood che hanno frequentato Montecatini
negli anni d'oro della stazione termale. Ancora oggi
è ricordata per la splendida interpretazione del
dolce personaggio di Melania in Via col vento,
diretto da Victor Fleming nel 1939. E proprio in occasione
dei suoi 90 anni è stata presentata una copia
restaurata di Via col vento. Sul filo dei ricordi
oggi confessa: «La Hollywood del passato faceva sognare
e pensare, perché trasformava ogni leggenda in
verità, senza puntare solo al box office. Sono
l'unica sopravvissuta di Via col vento, ma
rivedendo le mie pellicole ho avuto modo di rivedere i
miei partner e di considerarli inimitabili. Oggi tutti
possono compiere missioni impossibili grazie agli effetti
speciali, ma nessuno riesce ad eguagliare Flynn o
Lancaster».
Venne
a Montecatini nel 1955 e colpì tutti, oltre che per
la sua bellezza, per la raffinatezza e le qualità
umane. Tra l'altro, stava attraversando un periodo di
particolare felicità per il matrimonio con il
giornalista francese Pierre Galante, dopo il divorzio dallo
scrittore Marcus Goodrich. Fu leggendario il suo legame con
John Huston, che tuttavia preferì sposare un'altra
donna.
Sul piano professionale, invece, non erano anni di grandi
successi, dopo l'affermazione ottenuta con Via col
vento. Ricorda l'attrice: «I registi mi riservavano
sempre ruoli da buona, ma nella vita e sul set avevo un
caratterino opposto e sapoevo vincere battaglie con gli
studios padri-padroni. Pretendevo rispetto, tirando fuori le
unghie che non avevano i miei docili personaggi. Nel 1940,
dando l'esempio alle mie colleghe, lottai contro un
tirannico contratto della Warner e fui emarginata per tre
lunghi anni, ma nel '46 - finalmente libera - ebbi il mio
primo Oscar».
Infatti, Olivia de Havilland ottenne eccezionali
riconoscimenti tra il 1946 e il 1949. Nel 1946 ottenne
l'Oscar per l'eccezionale interpretazione di A ciascuno
il suo destino, dove seppe dare un tratto umanissimo ad
una madre sventurata. Nel '49 la critica volle concederle il
massimo dei riconoscimenti: ancora un Oscar per il film
The Heiress, nel ruolo di una donna dominata da un
complesso di inferiorità, il premio della critica a
New York e quello di migliore attrice al festival di Venezia
per The snake pit.
Aveva quindi tentato mla carriera teatrale a Broadway con
Romeo e Giulietta, ottenendo però dure
reazioni da parte della critica. Era seguita la
partecipazione in film mediocri, che non ne esaltavano le
grandi doti interpretative.
E chi ricorda dei suoi molti compagni di viaggio? «In
particolare Errol Flynn, il più affascinante di
tutti, ed i nostri otto film. Il suo Robin Hood in
Technicolor del 1938 è asolutamente il migliore. Poi,
ricordo con affetto Robert Mitchum, il più complesso,
Henry Fonda, il più glamour, Richard Burton, il
più seduttivo, il grandissimo James Cagney, Charles
Boyer, il più elegante ed ironico; infine, Montgomery
Clift, il più sensibile».

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