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Simone Lubrani
Da giovane conobbe
Montecatini, dove veniva con la mamma alle Terme. Da attore
è stato più volte applaudito protagonista di
spettacoli al teatro Kursaal, ed anche sua sorella, sora
Lella, era spesso ospite in città per trasmissioni
televisive o per incontrare l'amico Ramon. Con un sonetto
dedicato al ricordo della moglie vinse anche il concorso di
poesia di Chiesina Uzzanese. A Montecatini dedicò
anche una poesia e lo stesso Fabrizi qualche anno fa ci
confidò; «In quel sonetto descrivo il verde dei
giardini, i profumi della cucina, la gentilezza delle
persone. Montecatini mi piace perché ci veniva mia
madre e questo è quello che più mi intenerisce
il cuore».
In questo anno che sta per concludersi si celebrano i cento
anni della nascita (il 1 novembre 1905) e i quindici anni
della morte (avvenuta il 2 aprile 1990) di Aldo Fabrizi, un
attore di straordinario successo, in vita, ma adesso
già finito quasi dimenticato, nonostante i ricordi
dei figli Massimo e Wilma, dei nipoti Cielo Pessione e Aldo
Trabalza, ora proprietario del ristorante della Sora Lella,
scomparsa nel 1993.
Di Fabrizi restano indimenticabili le sue partecipazioni ai
varietà televisivi in bianco e nero degli anni '70,
oppure il prete di «Roma città aperta» con
Anna Magnani, che andrà incontro alla morte, con
calma e umanissimo dolore, nell'ultima sequenza del film,
oppure l'appuntato dei carabinieri di «Guardie e
ladri», che, ansimante, insegue Totò
(i tre sono nella
foto).
Fabrizi
era nato in un vicolo di Campo de' Fiori. Rimasto orfano a
11 anni, fu costretto a mantenere la madre e le cinque
sorelle, dedicandosi a tutti i lavori: il fruttivendolo, il
venditore ambulante, il barbiere e il facchino. Grazie
all'indisposizione di un attore, ebbe la prima occasione
verso il successo, con il debutto avvenuto proprio al
«Politeama» di Pistoia nel 1929. Un debutto che
gli consentì di conquistare l'amore di Reginella. Fu
autore di commedie, monologhi, canzoni scritte per la moglie
Reginella, famosa cantante dell'epoca.
Interpretò più di ottanta film, insieme a
Totò, De Sica, Cervi, diretto da tutti i più
grandi registi. Il Papa lo ricevette in udienza privata, in
Russia finì nei libri di scuola. Fu premiato con il
David di Donatello alla carriera, e furono emessi
francobolli con il suo volto per commemorarlo nell'agosto
1996.
Non furono facili i suoi rapporti con i colleghi. «Con
Totò &endash; racconta Franca Faldini &endash; erano
davvero amici, anche fuori dal set. Poi una lite
rovinò per sempre il loro rapporto, fino alla
fine». La lite avvenne sul set del film «Una di
quelle». Ricorda la Faldini: «Era una scena
notturna con la pioggia artificiale. Totò fu
costretto a girarla 10-12 volte per colpa di una comparsa
che Fabrizi aveva voluto far lavorare. E così, tutto
bagnato, Totò disse a Fabrizi: «Guarda che mi
fai fare per far risparmiare due lire alla
produzione...». Fabrizi gli rispose: «E tu
smettila di fare il burattino». Da allora non sono
più stati amici, hanno continuato a frequentarsi solo
sul set, c'era una stima professionale reciproca ma
l'amicizia era perduta per sempre».
Anche con Alberto Sordi non ci furono grandi rapporti.
Racconta Cielo Pessione, nipote dell'attore e autrice di uno
spettacolo teatrale su di lui: «Fabrizi ammirava molto
Sordi professionalmente, diceva che era un mostro di
bravura. Ma umanamente lo aveva deluso». Neanche con la
Magnani aveva un grande feeling: «Non la sopportava
troppo - racconta la nipote - erano due personalità
troppo forti».
Un'altra amicizia difficile fu quella tra Fabrizi e Federico
Fellini, che era spesso ospitato a casa dell'attore quando
Fellini era ancora un ragazzo squattrinato, tutto talento e
furiosa intelligenza.
«Fellini cominciò a scrivere battute per gli
spettacoli di Fabrizi, e abitò anche per qualche
tempo a casa sua», rivela Luca Verdone. Poi anche
quell'amicizia finì. «Quando Fellini diresse
"Luci del varietà", Fabrizi si sentì tradito
da quel modo di rappresentare l'avanspettacolo, con gli
attori che sembravano soltanto guitti». Ma Fellini
tornò a cercare il vecchio maestro, l'uomo che gli
aveva offerto le cene e un letto. Lo voleva per il ruolo di
protagonista ne «Lo sceicco bianco». Ma Aldo
Fabrizi costava troppo: Fellini scelse Sordi, che costava
meno di Fabrizi. E che, in qualche modo, si preparava a
raccoglierne l'eredità, il successo popolare, il
primato dell'immagine di «romano de Roma».

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