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Il
2 gennaio 1960 una malattia contratta in Africa pone fine
alla vita di Fausto Coppi, il leggendario campione
ciclistico nato il 15 settembre 1919 a Castellaneta
(Alessandria) gettando nella costernazione tutta l'Italia, e
non solo. Come Giancarlo Petrucci, abetonese doc, e Giuseppe
Francesconi, valdinievolino, che in memoria di Coppi in
tempi diversi hanno promosso l'affissione di due lapidi
all'Abetone.
L'affetto per il campionissimo è ancora vivo in
Valdinievole e in occasione del triste anniversario del 2
gennaio, due grandi ammiratori di Coppi hanno voluto
condividere ricordi preziosi. Federico Nicastro,
montecatinese doc, ha mostrato gli scatti in bianco e nero
che lo ritraggono a dieci anni, giovane promessa del
ciclismo, accanto al tanto ammirato Coppi. L'occasione
è la tappa di Montecatini del giro d'Italia del 1952.
Stesso cuore è stato dimostrato dal già citato
Giuseppe Francesconi che tira fuori dallo scrigno dei
ricordi un mazzo di fiori secchi raccolti al funerale del
mito sportivo.
Francesconi promosse nel 1997 la Firenze-Modena nel ricordo
dell'impresa di Fausto Coppi nel Giro d'Italia del 1940 e
fece apporre una targa sul passo dell'Abetone nel punto dove
iniziò la fuga e la leggenda di Coppi. Dal 1998 al
2008 si svolse la gara riservata ai dilettanti Elite e Under
23 organizzata dalla Ocip di Pistoia. All'inaugurazione
della targa, il 29 giugno 1998, parteciparono anche il
figlio di Coppi, Faustino, e il cugino Piero.
Coppi, prima gregario e poi rivale di Gino Bartali balza
all'onore delle cronache nel 1940 quando, nella tappa
Firenze-Modena, proprio sul versante pistoiese dell'Abetone,
prende il via (tappa e maglia) per conquistare la sua prima
vittoria al Giro d'Italia. L'impresa gli è resa
possibile anche perché Bartali, caduto il giorno
prima, non può nutrire alcuna speranza di vittoria.
Coppi , sotto la pioggia sferzante, parte da solo
all'inseguimento del fuggitivo Ezio Cecchi, indimenticato
ciclista monsummanese, lo sorpassa e si fionda in una fuga
solitaria verso Modena dove si aggiudica la tappa. La
vittoria lo laurea ed inverte i ruoli tra Coppi e Bartali,
ambedue militanti nella squadra della Legnano, senza
peraltro intaccarne l'amicizia.
Infatti quando sulle Dolomiti la giovane maglia rosa ha
momenti di grossa difficoltà, Bartali lealmente lo
aiuta. A Milano, il 9 giugno, Coppi si aggiudica il 28o giro
d'Italia. Il giorno dopo l'Italia entra in guerra e anche i
destini dei due campioni, la cui rivalità avrebbe
infiammato l'Italia, ne sono travolti. Fausto nel 1942,
è militare in Africa dove viene fatto prigioniero
dagli inglesi. Torna in Italia nel 1945 a fine guerra.
Il Giro riprende nel 1946 e viene vinto da Gino Bartali, nel
1947 da Coppi e nel 1948 da Magni. Nel 1949 vince di nuovo
Coppi.Il campionissimo nel 1952 (l'anno della tappa a
Montecatini) vince il Giro e il Tour de France e di nuovo il
Giro nel 1954. Vince ancora altre importanti corse poi la
vita gli presenta il conto: in precedenza era morto il
fratello Serse e nasce l'amore proibito con Giulia Occhini.
Nel 1959 durante una spedizione di caccia in AltoVolta
è colpito da una malattia virale che non viene
diagnosticata e che il 2 gennaio 1960 lo uccide, a 41
anni.
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