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Simone Lubrani
«Mio
padre non era un falegname, ma faceva il tipografo e con
l'Editore Bemporad stampò il bel Pinocchio disegnato
da Attilio Mussino. Pur essendo io bambino, il burattino ha
preso anima nella mia fantasia attraverso i disegni di quel
volume. Rivisitando il percorso e i tempi del mio lavoro, mi
sono riapparsi i personaggi che ho incontrato fra l'Italia e
l'America e, da ragazzo di quartiere, davanti al mondo
internazionale del Cinema, mi sono sentito come Pinocchio
nel Paese dei Balocchi. Spero che dopo quest'opera
così impegnativa, non mi crescano le orecchie
d'asino».
Così, Silvano "Nano" Campeggi, l'artista fiorentino
autore di oltre tremila manifesti che hanno pubblicizzato i
più grandi film del cinema mondiale e, americano in
particolare, avendo lavorato per oltre trent'anni con la
Metro Goldwin Mayer, spiega il suo nuovo incontro con le
star di Hollywood nelle vesti di Pinocchio. Lo fa nello
splendido volume a lui dedicato dalla Fondazione nazionale
«Carlo Collodi» ed uscito in occasione della
mostra delle opere su Pinocchio allestita al festival del
cinema di Taormina. Campeggi di recente è stato
ospite di una manifestazione dell'Inner Wheel a Collodi ed
ha parlato a lungo della sua attività professionale,
regalando anche momenti di confidenze personali durante la
proiezione dei manifesti che hanno fatto la storia del
cinema e che oggi sono preziosi oggetti da collezione.
Quali sono quelli che l'artista ritiene più
importanti?
"Il primo, realizzato nel 1946, per il film "Aquila nera" di
Freda. Poi, quelli memorabili con la Metro come "Via col
vento", "Casablanca", "Un americano a Parigi", "Bambi",
Giungla d'asfalto, "Il ponte di Waterloo", "Ben Hur". Per
quest'ultimo mi concentrai sulla famosa corsa delle bighe,
dal momento che dovevano realizzare manifesti grandi dieci
metri. Scelsi di dipingere quattro cavalli che galoppavano.
Quelli della produzione mi dissero: così poco per
tutti i soldi che abbiamo speso per questo film? Ma anche
quel manifesto contribuì al successo del film e gli
americani mi consideravano una sorta di loro
portafortuna".
E cosa ricorda dei suoi incontri con le grandi star di
Hollywood?
"La semplicità di Marylin, quando mi incaricarono di
farle un ritratto; l'amicizia con Liz Taylor, che
simpatizzò con mia moglie Elena. All'epoca era
incinta e la grande diva le regalò i suoi abiti
coloratissimi".
E Campeggi, che di recente è stato festeggiato a
Firenze per i suoi 80 anni, cosa fa oggi?
"Da tempo non dipingo più manifesti, ma quadri dove
interpreto il volto di Marilyn in varie sfaccettature e
soprattutto i cavalli, che restano la mia grande passione.
Faccio tanti ritratti su commissione e ritengo di essere
capace di interpretare al meglio l'anima e la
personalità delle persone. Poi, resto anche molto
vicino a Montecatini, perché quasi ogni settimana
vado alla Kartos, dove da tantissimi anni ho un rapporto di
collaborazione professionale. Se i miei manifesti fanno
parte della storia del cinema, anche quell'azienda ha
scritto pagine importanti nel suo settore".

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