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Simone Lubrani
Le manifestazioni celebrative
del Centenario del Comune non potevano certo dimenticare chi
aveva trasformato questa terra da un acquitrinio malsano in
un luogo di cure e di ricchezza. Nel corso di una cerimonia,
promossa dall'associazione Oli (Opera Lirica Insieme),
l'amministrazione comunale ha assegnato le "chiavi della
città" all'Arcidura Radbot degli Asburgo Lorena e
Principe di Toscana (nella
foto). E' l'ultimo discendente di
Pietro Leopoldo II, il Granduca illuminato, che ebbe la
geniale intuizione di quello che sarebbe potuto diventare
Montecatini come luogo di cura con le sue sorgenti
termali.
Il
sindaco Ettore Severi ha consegnato le chiavi all'Arciduca
Radbot, sottolineando la riconoscenza della città per
quello che la sua famiglia ha rappresentato con le grandi
opere realizzate dal Granduca Pietro Leopoldo. La
Valdinievole - è bene ricordarlo - fu per molti anni
terra di paludi e di malaria. I danni all'ambiente
arrivavano dalla pescaia medicea, ma anche dalle acque
termali che si perdevano nei terreni, e, specie in estate,
infettavano l'aria con maleodoranti esalazioni. La
Valdinievole fu colpita ben dodici volte da epidemie tra il
1550 e il 1756 (in particolare da una di peste nel 1630 e da
una di tifo nel 1648), seguite dalle febbri epidemiche del
1767 al termine di quattro anni di carestia.
Montecatini trovò l'uomo della sua rinascita in
Pietro Leopoldo di Lorena, Arciduca d'Austria e Granduca di
Toscana, Imperatore d'Austria e del Sacro Romano Impero.
Pietro Leopoldo venne in Toscana nel 1765. Nel 1767 Pietro
Leopoldo era già in possesso di una relazione sulle
febbri malariche di tutta la Toscana e conosceva anche
quanti morti c'erano stati ogni anno nella zona. Medici,
naturalisti e chimici stabilirono che i problemi di
Montecatini erano dovuti alle acque termali che affioravano
in superficie e ristagnavano nei crateri. Venne così
disposto di raccogliere le acque in canali e di portarle al
torrente Salsero, lontano dai bagni e dalle abitazioni
(1773).
Ma già nel 1772 Pietro Leopoldo onorò la
Valdinievole di una visita per rendersi conto personalmente
della situazione. Il Granduca intuì che solo una
severa opera di bonifica avrebbe potuto risanare la
zona.
Sempre nel gennaio del 1773 avvenne la posa della prima
pietra del Bagno Regio, nel 1775 della fabbrica del Bagno
Caldo (terme Leopoldine) e dal 1779 al 1881 della fabbrica
della Sorgente del Tettuccio.
Tutti gli interventi che Montecatini aveva atteso per
quattro secoli diventarono realtà nel giro di pochi
anni. A questo si aggiunga &endash; tra il 1781 e il 1782 -
l'abbattimento delle dighe di Ponte a Cappiano (volute dalla
Signoria fiorentina nel 1435) e poi diventate definitive nel
1549 per volontà di Cosimo) e la Valdinievole non fu
più la valle delle nebbie malariche, ma quello di
Montecatini diventò, grazie all'illuminato Granduca
Leopoldo, un campo dei miracoli. Le fonti termali si
trasformarono in fonti di ricchezza. Il Granduca aveva
intuito le reali possibilità di sviluppo di
Montecatini, diventando così il fondatore di un
complesso termale come quello di Karlsbad che probabilmente
aveva visitato prima di trasferirsi a Firenze.
Pietro Leopoldo poi donò in perpetuo i bagni di
Montecatini ai Monaci Cassinensi.
Il sovrano effettuò una nuova visita nel 1882 per
verificare di persona i lavori e si compiacque che in
quell'anno non ci fossero state epidemie.
In quegli anni furono sistemate le principali strade di
collegamento tra Pistoia e Lucca e migliorata anche quella
minore, che ancora oggi sono basilari nella rete viaria
della Valdinievole.

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