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Terme Tettuccio, ad “Acqua in bocca” ospite Vittorio Sgarbi con il libro “Novecento”

Terme Tettuccio, ad “Acqua in bocca” ospite Vittorio Sgarbi con il libro “Novecento”

Continua anche con il mese di ottobre il ciclo di incontri Acqua in bocca (ma non troppo) . Il prossimo ospite sarà Vittorio Sgarbi, che parlerà del suo nuovo libro “Novecento”. L’incontro è in programma martedì 15 ottobre, alle ore 17 alle Terme Tettuccio di Montecatini.  Ingresso gratuito per gli incontri di Acqua in bocca  (ma non troppo) grazie all ‘amministratore delle Terme Alessandro Michelotti. 
Il Novecento. Volume II: da Lucio Fontana a Piero Guccione (con introduzioni di Angelo Guglielmi e Italo Zannier, La nave di Teseo) è l’epilogo di un’impresa editoriale intitolata Il tesoro d’Italia, iniziata nel 2013 e proseguita fino a oggi: sette volumi che conducono da Wiligelmo a Giotto, da Piero della Francesca a Pontormo, da Michelangelo a Caravaggio, da Canaletto a Boldini, da Boccioni a Guttuso, da Campigli a De Dominicis. Un opus magnum che non aspira a porsi come una storia dell’arte di tipo manualistico. Quella di Sgarbi è una narrazione in prima persona. Una mobile drammaturgia nel corso della quale emozioni e passioni orientano le preferenze critiche: le scelte e le esclusioni.
Per accostarsi ai «suoi» artisti, Sgarbi ricorre a una precisa strategia. Tende a scegliere e a descrivere opere «incontrate» direttamente, studiate dal vivo, guardate a lungo, trovate spesso in luoghi marginali. Perciò, in sintonia con una nobile tradizione (da Cavalcaselle a Zeri), assegna un’assoluta centralità allo sguardo: lo storico dell’arte deve, innanzitutto, saper vedere (per riprendere il titolo di un libro di Matteo Marangoni del 1933). Ma non basta. La sfida ancor più difficile sta nel dare parola alle immagini; nell’individuare il miglior equivalente verbale per far «sentire» i colori e le materie di pittura e scultura. È quel che ricerca Sgarbi nel Tesoro, richiamandosi ad alcuni tra i più significativi scrittori d’arte del XX secolo (da Longhi ad Arcangeli, da Briganti a Tassi, a Testori). Mentre, però, all’epoca di quei maestri la storia dell’arte aveva l’ambizione di «arrivare» a più persone possibile e provava a incidere sul tessuto della società, oggi questa disciplina sovente appare ripiegata su sé stessa, afflitta da un filologismo sciatto, privo di ambizioni e di ampie vedute.

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