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Montecatini ricorda Totò e i suoi successi termali a 50 anni dalla morte

Montecatini ricorda Totò e i suoi successi termali a 50 anni dalla morte

Sono già passati 50 anni dalla scomparsa di Totò. Morì alle tre di notte del 15 aprile 1967. Anche per Totò, come per tanti altri artisti della sua epoca, Montecatini rappresentò una sorta di trampolino di lancio. Lui, ogni estate, si esibiva con la sua compagnia di avanspettacolo per il pubblico dei turisti delle Terme. La gente aveva voglia di allegria e con gli spettacoli di Totò, privi di significati particolari ma ricchi di esilaranti battute e di incomparabili scene di mimo, si entusiasmava e rideva a crepapelle. E poi c’erano le ballerine, che facevano sgranare gli occhi ai ricchi industriali in vacanza.

Quando tanti anni dopo tornò a Montecatini, ma questa volta – ormai ricco e famoso e al culmine della sua eccezionale carriera – non per lavoro ma in completo relax, volle andare a vedere come erano cambiati quei teatri dove si era esibito ed aveva raccolto applausi a scena aperta: il Verdi, Il Trianon, il Palazzo, il Kursaal.

Era accompagnato dalla giovane moglie Franca Faldini. Si ricordava della tranquillità e del relax che offriva questa città ai suoi ospiti e per lui era davvero l’ideale, visto che in quel periodo stava girando ben quattro film insieme: La banda degli onesti, Totò lascia o raddoppia, Totò, Peppino e la Malalemmina, I fuorilegge. Nella sua carriera cinematografica ne avrebbe girati quasi cento e si calcola che abbia avuto 270 milioni di spettatori, soltanto al cinema. Un record mai eguagliato e moltiplicato dalle centinaia di passaggi televisivi dei suoi film.

La Faldini aveva saputo portare ordine anche alla sua turbolenta vita sentimentale. Totò, nonostante il suo successo con le donne, aveva avuto molte storie turbolente. Si innamorò di Liliana Castagnola, attrice e ballerina, ma il rapporto fu rovinato dalla gelosia di Totò. L’epilogo fu che la donna, sentitasi abbandonata dall’amato, si suicidò ingerendo un intero tubetto di sonniferi. Fu trovata morta, nel marzo 1930, nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d’addio a Totò.

L’attore, che ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto: il peso della responsabilità, il non aver capito l’intensità dei sentimenti di lei e i rimorsi per aver pensato «ha avuto molti uomini, posso averla senza assumermi alcuna responsabilità», lo accompagnarono per tutta la vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli, nella tomba sopra la sua, e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna Anna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana, cosa che poi effettivamente fece.

Il Principe conobbe poi Diana Rogliani, nel 1931 a Firenze, quando recitava alle Follie estive. Diana, figlia di un colonnello, era stata affidata alle suore per preservarla dalle tentazioni. Insieme fecero una fuga d’amore a Roma e l’attore fu denunciato dai genitori per corruzione di minore e rischiò l’arresto. Dal loro matrimonio (nell’aprile 1935) nacque una figlia, Liliana. Totò si sentiva come soffocato dal matrimonio e causa anche la sua opprimente gelosia nei confronti della giovane consorte (si dice che la tenesse perfino chiusa nel camerino mentre lui si esibiva, la sua vita coniugale entrò in crisi. Decise dunque di ritornare scapolo e si accordò con Diana per la separazione. In Italia non c’era la possibilità di divorzio, così dovettero chiedere lo scioglimento all’estero, in Ungheria per far sì che fosse poi annullato in Italia. Dopo l’annullamento, i due continuarono comunque a vivere insieme, trasferendosi in Viale dei Parioli, insieme alla figlia e ai genitori di lui. Alla moglie Totò dedicò la famosa canzone «Malafemmena».

L’ultima passione, la più travolgente Totò la ebbe per Silvana Pampanini, bellezza prorompente e popolare degli anni Cinquanta; ma durò pochissimi anni, l’attrice con la quale recitò in 47 morto che parla e che, in quel periodo, corteggiava mandandole mazzi di rose e scatole di cioccolatini. Ma la Pampanini rifiutò tutte le proposte d’amore.

Proprio nel 1952 Totò rimase colpito da una giovane sulla copertina del settimanale “Oggi”, Franca Faldini. Le mandò subito un mazzo di rose con un biglietto: «Guardandola sulla copertina di “Oggi” mi sono sentito sbottare in cuore la primavera», poi le telefonò per invitarla a cena, la ragazza accettò solo quando Totò ebbe modo di farsi presentare. La Faldini, appena ventunenne, era da poco tornata dagli Stati Uniti, dove aveva preso parte al film Attente ai marinai! con Dean Martin e Jerry Lewis. Dopo essersi frequentati per circa un mese annunciarono il loro fidanzamento. Sebbene restassero insieme fino alla morte dell’artista, la loro relazione, che non arrivò mai al matrimonio, fu più volte sull’orlo di essere troncata, per il fatto di essere due persone caratterialmente molto diverse; un motivo, tra l’altro, fu la differenza di età di trentatré anni.

La situazione di convivenza senza un legame matrimoniale creò scandalo all’epoca, tanto che, pochi anni più avanti, i due, stanchi di essere tormentati dai paparazzi e dai giornalisti (che li definivano “pubblici concubini”), furono costretti a fingere di essersi uniti in matrimonio all’estero, un espediente che comunque non funzionò sino in fondo.

Franca Faldini, in seguito ad un parto drammatico, diede alla luce il figlio di Totò, Massenzio; il bambino, nato di otto mesi, morì dopo alcune ore. Nel 1957, Franca Faldini rimase accanto al compagno durante la sua temporanea cecità e lo affiancò anche negli anni successivi in cui Totò recuperò solo parzialmente la vista. Franca Faldini partecipò a molti film di successo al fianco di Totò.

LA BIOGRAFIA

Totò nacque il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità col nome di Antonio Clemente. Sua madre, nel 1921, sposò Giuseppe de Curtis dalla cui relazione era nato Antonio. Nel 1928 de Curtis riconobbe Antonio come suo figlio. Nel 1933 il marchese Antonio de Curtis venne adottato dal marchese Francesco Gagliardi Foccas, e nel 1946 il tribunale di Napoli gli riconobbe il diritto a fregiarsi di una lunga sfilza di nomi e titoli: Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.
Totò fece il suo debutto in teatro, in una regolare compagnia, nel 1928, a Napoli nei piccoli locali vicini alla ferrovia e nelle recite in provincia, insieme ai fratelli De Filippo.

Fino al 1939 Totò si dedicò completamente all’avanspettacolo con varie compagnie che gravitarono tutte intorno alla sua persona. E puntualmente ogni anno, anche più volte, venne a recitare a Montecatini.
Nella vacanza del 1956 fu anche in vena di confidenze con le persone a lui vicine e, spesso, nelle sue parole prevaleva l’amarezza: «Sono ormai all’età in cui si tirano le somme e non ho fatto nulla. Sarei potuto diventare un grande attore, e invece su cento e più film che ho girato, ve ne sono di degni non più di cinque. Ma anche se fossi diventato un grande attore, cosa sarebbe cambiato? Noi attori siamo solo venditori di chiacchiere. Un falegname vale certo più di noi: almeno il tavolino che fabbrica resta nel tempo dopo di lui».

Dentro di sé aveva la profonda amarezza della persistente indifferenza della critica cinematografica e dei grandi registi, nonostante il crescente successo di pubblico, verso i suoi film. Dovettero passare altri dieci anni prima che qualcuno valorizzasse le grandi qualità umane e drammatiche di Totò. Fu Pier Paolo Pasolini che lo chiamò a interpretare, nel 1966, Uccellacci e uccellini e Che cosa sono le nuvole. Sono poi venuti Napoli milionaria di De Filippo, Guardie e Ladri e I soliti ignoti di Monicelli, Dov’è la libertà di Rossellini e l’Oro di Napoli di De Sica.

Ma successivamente sono state rivalutate pellicole che lo hanno restituito a nuova gloria, come: Fila e arena, Pepé le Mokò, Totò al giro d’Italia, Totò cerca casa.
Poche ma memorabili furono anche le presenze di Totò in televisione. La prima apparizione risalì a «Il Musichiere» di Mario Riva nel 1958. L’incontro col presentatore fu molto affettuoso, dato che avevano lavorato insieme in riviste nei primi anni del dopoguerra, ma durante la trasmissione Totò si lasciò scappare un «Viva Lauro» (l’armatore e politico), che lasciò interdetto Mario Riva, il quale esclamò «Totò», e lui di rimando «A me piace Lauro…».

I dirigenti democristiani della Rai, visto che si era in prossimità delle elezioni politiche, non tollerarono che un personaggio così popolare come Totò inneggiasse al capo del partito monarchico, e per molti anni il Principe non fu più chiamato in televisione, se non per qualche rapida intervista. Nel 1966 – l’anno prima della sua morte – partecipò alla trasmissione di varietà più popolare di quel periodo: Studio Uno, in cui ebbe una lunga performance con Mina, che cantò una sua canzone, e col fido Mario Castellani recitò una scenetta.
Venne poi la serie televisiva «Tutto Totò» che ebbe il merito di raccogliere in extremis (il programma andò in onda pochi giorni dopo la morte) gran parte del suo repertorio teatrale.

Totò è stato anche autore di canzoni. La più famosa è senza dubbio «Malafemmena» e per molto tempo si è creduto che avesse scritto solo questa. Invece, Antonio De Curtis di canzoni ne ha scritte quasi quaranta a partire dal 1951 senza contare quelle scritte per la rivista e l’avanspettacolo. Totò non conosceva la musica eppure delle sue canzoni spesso ha scritto testi e musica. Qualche anno fa, sono state ritrovate alcune canzoni inedite. Se «Malafemmena» è la canzone più conosciuta, tra le poesie è certamente «A livella», i cui primi versi sono apparsi nel 1953 in appendice del libro Siamo uomini o caporali? Il suo libro più famoso è appunto A livella, pubblicato nel 1964, che raccoglieva 26 poesie che Totò aveva scritto a partire dagli anni cinquanta. Un secondo libro dal titolo Dedicate all’amore venne pubblicato, in occasione del decennale della sua morte, per opera di Franca Faldini. Raccoglieva buona parte delle poesie che Totò aveva dedicato alla compagna con cui aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita e che aveva amato profondamente.

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