Pages Navigation Menu

Tutte le news della tua città

La bella storia di Zita di Borbone-Parma, imperatrice d’Austria, che visse a Montecatini

La bella storia di Zita di Borbone-Parma, imperatrice d’Austria, che visse a Montecatini

Quasi nessuno era a conoscenza che Zita di Borbone-Parma, imperatrice d’Austria, aveva vissuto per diversi anni a Montecatini Terme. Il ricordo è stato reso pubblico su Facebook, grazie ad un bel racconto scritto da Roberto Doretti.

Il nostro sito ha sempre ricordato i grandi personaggi che hanno frequentato la nostra città e così – con particolare piacere – prendiamo a prestito la bella storia di Roberto Doretti.

Ecco cosa ha scritto:

La ricordo, già anziana, sempre vestita di nero da quando il marito Carlo d’Asburgo era morto a 34 anni e lei ne aveva 29 e rimase sola in un paesino sperduto dell’isola di Madera con 7 figli ed un ottavo in arrivo. Abitava in una casina ad un piano con un piccolo giardino, due strade sotto la nostra casa, in viale Baccelli a Montecatini Terme.

Pochi hanno parlato di lei, nella nostra cittadina, pochi, direi pochissimi, l’hanno aiutata, perché viveva in grandi ristrettezze economiche.

Zita e il marito Karl

Infatti il grande patrimonio ereditato dal padre Roberto dallo zio, duca di Chambord, si era spezzettato tra tutti i suoi fratelli. Vivevano molto in Versilia, in quella grande casa lungo il viale dei Tigli. Tutte le altre case, compresa quella dove era nata a Capezzano Pianore, erano state cedute.

Una grande donna che ha saputo sostenersi con la sua fede religiosa ed affrontare grandi dolori ed avversità con enorme serenità. Lei che aveva bisogno di tantissimo, regalava a chi aveva più bisogno di lei.

Le teneva compagnia una sorella, forse più vecchia di lei. due signore molto riservate che riservavano sorrisi e carezze solo a noi bambini.
Giocavamo, un giorno, nel giardino accanto, la palla cadde nel loro. Non sapevamo come fare per riprenderla: incutevano grande soggezione per la loro riservatezza.

Sentimmo una voce con un accento diverso che ci chiamava, andammo e la sorella dell’ex-imperatrice, sorridendo ci disse che le era caduta in testa, mentre raccoglievano le foglie in giardino. Da quel giorno non avemmo più alcuna soggezione. Ci fermavamo a parlar con loro, ci chiedevano della scuola e delle preghiere. Una volta ci regalarono un santino di un Beato e dissero di pregarlo.

Un giorno non le vedemmo più e non si seppe più nulla di loro.
Solo trent’anni dopo, a casa di un amico che le aveva aiutate e sostenute seppi chi erano e ne rimasi sorpreso.
”Pensavo che le Imperatrici avessero un’altra faccia “, dissi guardando la foto con dedica che il mio amico teneva nel suo studio… parafrasando così quello che aveva detto mia suocera, quando a cinque anni, fu portata in visita da una contessa, che non era attraente come la bambina si sarebbe aspettava.

A Vienna, nella cripta dei Cappuccini, una piccola bara, semplice come lo era stata sempre lei, contiene il suo corpo, vicino a quello della prozia Sissi.

Qui termina il racconto montecatinese di Zita e ora vediamo alcune notizie biografiche.

Zita, nata il 9 maggio 1892 a Pianore in provincia di Lucca, aveva sangue italo-francese da parte del padre e portoghese, dal lato materno, e viveva sei mesi all’anno in Austria insieme alla sua sterminata e variopinta famiglia. Suo padre, il duca Roberto si era sposato due volte ed entrambe le consorti gli hanno dato dodici figli e sei di quelli di primo letto sono gravemente disabili, ma non vennero allontanati, anzi furono curati, viziati e collocati da tutti gli altri e in particolare dalla seconda moglie che li amò come se fossero suoi.

I Borbone Parma trascorrevano metà dell’anno in Italia (dove Umberto I li lasciò vivere senza particolari problemi perché l’ex duca regnante aveva rinunciato a qualsiasi tipo di rivendicazione) e gli altri sei mesi in una grande villa a 60 chilometri a sud di Vienna. Roberto se lo può ampiamente permettere: è molto ricco, lo zio materno il conte di Chambord (quello che i legittimisti francesi chiamano Enrico V) gli aveva lasciato un patrimonio enorme, all’epoca una delle più grandi fortune d’Europa fra cui, appunto, il castello di Chambord e le sue terre. Il duca di Parma, intelligente, colto, appassionato di storia e arte, proprietario una biblioteca immensa e grande lettore, era anche un cattolico fervente e trasmette ai figli questa sua fede senza dubbi e tentennamenti fatta di preghiere e azioni. Ogni anno Roberto distribuisce il 10% delle sue rendite ai poveri e tutti i ragazzi, i maschi come le femmine, si impegnano in opere di carità perché sanno che devono sempre pensare anche agli altri.

Questa è la principessa che l’erede in seconda al trono imperiale austriaco incontra verso il 1909. L’arciduca è teoricamente lontanissimo dal trono, ma un plotone di esecuzione nel lontano Messico, un suicidio a Mayerling, uno zio che si sposa contro le regole e un padre libertino e pieno di vizi che muore anzitempo, lo avvicinano pericolosamente alla successione.

Karl è affascinante, ma anche molto modesto, gentile, tollerante e la sua fede è ardente quasi quanto quella di Zita. Nel primo decennio del ‘900 lui è indubbiamente il miglior partito d’Europa e sa che non deve, non può fare passi falsi, le speranze della dinastia poggiano tutte sulle sue spalle. Certo ci sono decine di altri discendenti dell’imperatrice Maria Teresa, ma Karl discende da un fratello di Francesco Giuseppe e l’anziano imperatore vuole qualcuno della sua famiglia stretta. Zita è praticamente perfetta per età lignaggio, religione. Sanno di essere la scelta ideale l’uno per l’altra, ma sono anche molto attratti perché si completano a vicenda. Lei è vivace, ha una forte personalità e riesce a guardare davanti a sé con molta chiarezza; lui è flemmatico, arrendevole, pieno di fiducia negli altri.

In effetti i due si conoscono praticamente da sempre, ma è in casa di Maria Teresa di Braganza, sorella della madre di Zita e terza moglie del nonno di Karl, che si rivedono da adulti e cominciano a guardarsi in modo diverso. L’arciduchessa è una persona di notevole spessore, una donna angelica, con un gran cuore, inoltre è lontana dagli intrighi di corte, ma molto influente presso l’imperial cognato proprio per il carattere e la bontà. Maria Teresa è, inoltre, molto sentimentale, ama aiutare gli innamorati e ha capito che il giovane arciduca non è insensibile al fascino della bruna principessa italiana. Le sue visite in casa della “nonna” si fanno più frequenti e lunghe quando c’è Zita e dato che l’Imperatore cerca una moglie per Karl fa in modo che le cose procedano in fretta. Il giovanotto infatti è molto timido e va in qualche modo aiutato. I due si vedono ancora il 16 gennaio 1911 a Vienna al ballo per il debutto in società della principessa, ballano insieme ma non accade nulla ed è allora che l’arciduchessa Maria Teresa decide di dare una spinta agli eventi: a maggio li invita tutti e due nel suo castello in Stiria e lì finalmente Karl si dichiara.

Il fidanzamento è annunciato ufficialmente il 13 giugno; il 22 dello stesso mese Karl va a Londra per rappresentare il pro zio alla cerimonia per l’incoronazione di Giorgio V e alle feste evita di ballare e a chi gliene chiede il motivo mostra orgoglioso la foto di Zita.

Da quel momento in poi le cose fra loro vanno molto in fretta, le nozze a Schwarzau in ottobre, il primo figlio esattamente un anno dopo. La vita serena di questa coppia felice e innamorata finisce improvvisamente quando arriva la notizia che il principe ereditario Francesco Ferdinando e la moglie Sophia, sono stati assassinati a Sarajevo. «Eravamo annientati» ricorda Zita. Fino a quel momento fra loro e il trono, occupato da un ultraottantenne, c’era un uomo vigoroso di una cinquantina d’anni e mai e poi mai avrebbero pensato che la responsabilità della corona sarebbe arrivata così presto, così all’improvviso e in un momento tanto drammatico.

Ma Zita, per la quale il senso del dovere viene prima di qualsiasi altra cosa è lì pronta a sostenere il marito e a condividere con lui il peso di questo ruolo. A differenza di Francesco Giuseppe, Karl ha la straordinaria fortuna di avere accanto una moglie innamorata che non lo lascerà solo per un attimo, sono sodali e uniti in tutto. Zita è decisamente una donna fuori del comune, colta, si interessa di politica, ha molto spirito, unito a un notevole acume e a una buona dose di perspicacia; è veloce e chiara nei giudizi, nel pur breve periodo di regno, il suo peso accanto al marito è innegabile. Inoltre questa coppia, è unita non solo dall’amore, ma anche da una fede profonda: saranno sovrani, ma sempre sotto lo sguardo di Dio.

I loro ideali sono severi: i principi si devono dare agli altri, non sono nati per se stessi, ma per servire l’Austria-Ungheria. Prima di avere dei diritti l’uomo ha dei doveri, i sovrani anche più degli altri. Il rigore e l’alto senso morale di quest’uomo e di questa donna si scontreranno con il dramma di una guerra mondiale e di un impero in disfacimento e anche il loro disperato tentativo di concludere una pace separata, il celebre e controverso “affare Sisto” , che avrebbe accorciato il conflitto e risparmiato migliaia di vite umane, finirà in un nulla di fatto.

In un certo senso Karl e Zita saranno le vittime sacrificali, condannati a pagare per colpe che non hanno. Sono passati poco più di dieci anni dal giorno felice delle nozze a Schwarzau, quando Karl muore, triste, solo e infelice a soli 34 anni. La causa ufficiale è una pneumonia, ma l’erede degli Asburgo ha perso la voglia di vivere. Zita ha 30 anni e aspetta il loro ottavo figlio.

Zita ora è sola su questa terra, ma la sua storia d’amore con Karl non è finita. L’ultima imperatrice vivrà altri 67 anni nel ricordo dell’uomo amato, consacrandosi all’educazione dei loro figli. La fede continuerà ad essere il faro della sua vita, insieme a una serena e coraggiosa determinazione che trasmette alla numerosa prole. La ex sovrana, che nei brevi e tragici quattro anni di regno aveva dato prova di un notevole acume politico, di una forza stupefacente e di una energia fuori del comune, nei decenni a venire dimostrerà di che pasta è fatta. L’inflessibile Zita non mostrerà mai segni di debolezza e di cedimento, resisterà a tutte le prove, alle difficoltà economiche e politiche, inculcherà in questi piccoli esuli il senso del dovere e della responsabilità, incitandoli a costruire la loro esistenza sul valore della tradizione e non di una ambizione fine a se stessa.
Otto evita di giocare all’imperatore in esilio, ma studia, si laurea brillantemente e avrà un ruolo non da poco durante il secondo conflitto mondiale e la lotta al nazismo, nel dopoguerra decide di mettere le sue conoscenze e la sua cultura al servizio dell’Europa diventando uno dei membri più rispettati e stimati del parlamento di Strasburgo.  Quando il marito Carlo morì il figlio avrà avuto 8/10 anni. Zita lo chiamò nella stanza dove era il padre morto e con un profondo inchino lo chiamò Imperatore… «Indossava un abito rosa, dopo quel giorno non l’ho più vista con un abito colorato», ha ricordato Otto.

Zita muore nel 1989 e l’Austria, che le aveva riaperto le frontiere solo sette anni prima, le tributa gli onori dovuti a una ex imperatrice.

 

Leave a Comment